Factcheck: Sacconi e gli ammortizzatori

Ieri l’annuncio del Ministro Maurizio Sacconi. Il futuro darà controprova di questa promessa che credo sia di portata storica per l’Italia, anche se in pochi hanno ripreso la notizia. Humanitech.it si ripromette (secondo uno spirito positivo e propositivo, promosso dall’amico Sergio e con l’iniziativa di Factcheck.it) una verifica di questa dichiarazione:

 “[…] presenteremo un disegno di legge delega per disegnare lo Statuto dei Lavori […] un atto conclusivo del disegno che aveva in mente Marco Biagi e che conterrà anche le nuove norme per gli ammortizzatori sociali. Avrà due punti fondanti: un’indennità di disoccupazione su base generalizzata e un secondo strumento integrativo che sarà soprattutto rivolto a conservare il rapporto di lavoro quando dovessero ridursi il volume della produzione e delle ore lavorate”. 

(Via Corriere della Sera)

Un cambio di passo, ora chi segue?

Nel mondo IVA si licenzia poco“. Così si esprime (correttamente a mio giudizio) Giuseppe Vitaletti sul Blog di Dario Di Vico “Generazione Pro Pro” dove continua serrata l’analisi e il confronto sui temi del lavoro autonomo. Chi sta seguendo il dibattito può trovare un’importante sintesi su quanto raccolto e raccontato dal Corriere della Sera in questi mesi si trova nell’articolo “Dal fisco al welfare, l’agenda delle partite Iva“, a cui fa seguito la risposta di Giuliano Cazzola, che enumera la miracolosa moltiplicazione delle fattispecie di partite IVA che i Governi dal 1995 in poi sono riusciti con sagacia a genererare e propone l’indecente aumento di ulteriori aliquote INPS affinché le Partite IVA abbiano qualche briciola in termini di assistenza. (Forse il politico PDL non ha capito il livello di tensione che si registra oggi in questo segmento di mercato del lavoro, dove, è vero, si licenzia poco, ma perché non esiste il buoncostume di fare contratti seri né lettere d’incarico. Una tensione che Anna Soru mostra molto cortesemente nella secca replica a Cazzola).

Quanto sta avvenendo per volontà del Corriere in questi mesi è un confronto senza precedenti. Importante e trasversale, come non è mai accaduto.  

Leggi tutto

L’influenza precaria

Lo sapevate che il 50% dei ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (per capirci quelli che studiano e autorizzano scelte di profilassi a livello nazionale, per esempio in relazione all’influenza A) sono precari? Come fanno a lavorare serenamente, tanto più sulla nostra pelle? E così capita a molti altri.. Ecco un breve spaccato:

Il fico padano

Recuperando un po’ i dibattiti estivi in tema di lavoro, come molti avranno letto, quello dominante è la proposta della Lega di reintrodurre le gabbie salariali. Di tutto quanto trovato in rete, credo che il pezzo migliore sia di Sandro Brusco, su noiseFromAmeriKa, dal titolo “Gabbie salariali. Perché fa bene differenziare i salari“.

Articolo lungo e didascalico, ma utilissimo per chi volesse capire i termini tecnici del problema. Da leggere.

In sintesi, volgarizzando, l’idea è di stabilire pericolosi tetti salariali per legge che certamente aumenterebbero l’occupazione al Sud (facendo emergere un po’ di sommerso), ma tirerebbero la zappa sui piedi a chi lavora al Nord. Paradosso assoluto: al Sud sono contrari, al Nord favorevoli. Sotto la falsa questione del costo della vita e dell’equiparazione del lavoro pubblico a quello privato, l’intellighenzia padana ha dato nuovamente dimostrazione non capire un fico di economia e mercato del lavoro.

L’inutilità percepita

La situazione della Ricerca in Italia è come noto assai malmessa. Un modo intelligente di comprendere quali siano le difficoltà è di partire dalle persone, ovvero da chi la ricerca la fa. Nello specifico, i protagonisti dell’Iniziativa interuniversitaria STELLA (Statistiche sul TEma Laureati & Lavoro in Archivio online) hanno deciso di fotografare con lo studio “Il dottore di ricerca: un motore di innovazione per le imprese?” (.PDF) la relazione che esiste tra Ricerca e Occupazione nell’ambito dei dottorati.

I giudizi sui Corsi di dottorato in Italia e sulla preparazione al lavoro di ricercatore sono tutto sommato positivi, così come è elevatissima la percentuale di impiego successivo al conseguimento del dottorato. Il punto debole della catena di produzione del valore di questo prezioso Capitale Umano sfornato dai Dottorati è il fatto che i percorsi di carriera siano orientati in netta prevalenza nel segmento del pubblico impiego e scarsamente nel privato (12% dei casi), con conseguente bassa retribuzione e incrementi in busta paga che premiano il merito pressoché inesistenti. Più dinamico è il settore privato, ma è diffusa la percezione di utilità limitata del titolo di dottore sul mercato del lavoro. “Il titolo è poco compreso dal mondo delle aziende“, si dice nello studio. Per qualcuno questo significa emigrare.

Questo è il giudizio che gli stessi dottori danno dell’utilità del loro titolo sul mercato del lavoro italiano:

dottorato_mdl_italia

Fonte: STELLA-Cilea, 2009

Quando il dumping è basato sulla Legge

Qualche giorno fa, chiacchierando di redditi e opportunità che le nuove normative consentono ai freelance e ai lavoratori autonomi per incrementare il proprio business, ho raccolto qualche interessante testimonianza. Due casi di concorrenza sleale favorita esattamente dalla Legge.

I CASO – Lavoratori in regime di minimo (forfettone) contro lavoratore senza minimi.

Immaginate due geometri che lavorano per un condominio. Il primo ha redditi che non superano i minimi previsti dalla Legge per l’applicazione del cosiddetto forfettone. Il secondo li supera. A parità di compenso richiesto il primo può omettere l’IVA, mentre il secondo deve aggiungerla. Il primo costa X, il secondo X+20%. Un condominio (o un qualsiasi cittadino) non recuperando l’IVA quale dei due fornitori sceglierà secondo voi?

II CASO – Pensionati che lavorano contro lavoratore autonomo non pensionato.

Immaginate altri due consulenti in età adulta. Il primo già in pensione, ma che lavora ancora. Per agevolare la sua seconda vita lavorativa lo Stato ha pensato bene di fissare le aliquote contributive per il suo lavoro al 17% dell’imponibile. Il suo diretto concorrente, non ancora in pensione, paga invece il 25,72%  (Cfr. qui). Anche in questo caso, secondo voi, a parità di ricavi che ciascun professionista vuole portare a casa con il medesimo lavoro, quale due due avrà costi più alti per le imprese e dunque minori chance? Che cosa dovrà fare per essere competitivo, se non quello di abbassare i prezzi dovendo pagare più soldi allo Stato?

Possibile che nessuno si sia accorto di queste pessime storture?

Il crollo delle Agenzie per il lavoro

Finalmente qualcuno ha scritto l’articolo (qui in .PDF) di cui mi lamentavo tempo fa. Nadia Anzani su Economy, che non ha guardato in faccia a nessuno. Questa la fotografia finanziaria, per gli esuberi interni si sbilanciano in pochi. Manpower ammette di avere tagliato il 9% dei dipendenti.

Agenzie Lavoro Italia 2009 - Il crollo
Fonte: Economy, 26 marzo 2009

Piano casa e numeri del Lotto

È questione delicata in questi mesi parlare di nuova occupazione quando le cose sembrano andare male. Eppure c’è chi fa a gara a spararle più grosse. Usiamo questa disinvoltura anche qui su Humanitech per suggerire almeno come azzeccare qualche numero al Lotto.

Oggi Il Giornale, riprende  un comunicato stampa di Confartigianato sul tema del Piano Casa. Per Antonio Signorini, miglior giornalista del lavoro secondo la Fondazione Biagi, “…la crescita in termini di posti di lavoro sarà di quasi 98mila addetti, con un aumento dell’occupazione del 5,3 per cento“. Un rapido calcolo ed ecco che – dimendicando (?) di specificare che si tratta di una percentuale relativa al settore delle Costruzioni e non italiana – i nuovi occupati sono diventati, implicitamente, già 1milione e 200mila (esattamente 1.237.497: la cui somma dei numeri fa 33). Miracolo. A questa bella cifra va vicino il Centro Studi della CGIA di Mestre, una vera slot machine di previsioni, che parla di 745mila nuovi posti di lavoro, quasi il doppio (il rapporto è 1,83) dei 406mila nuovi  occupati creati dal settore negli ultimi 8 anni! Di questi un terzo saranno lavori per immigrati. Così, a naso.

break

Dunque, riassumendo, questi sono i numeri miracolosi: 98, 5 (arrotondamento di 5,3), 33, 2 (arr. di 1,83) e 8. Giocateli dove vi pare (preferibili le ruote di Roma, Venezia e Milano).

P.S. Se volete ci sono ancora molti dati che si possono elaborare. Ne troverete altri nei prossimi giorni sulla stampa… Speriamo, per questo, che il decreto sul Piano Casa non vanga bloccato.

Sussidio unico e strumenti di potere

La coppia Boeri-Garibaldi colpisce ancora, presentando su LaVoce.info uno studio molto chiaro, leggibile anche dai non addetti ai lavori, sul costo del sussidio unico di disoccupazione. Un ragionamento pulito, basato solo sulla matematica, che smentisce sia Berlusconi sia Bersani.

Sconsolante la considerazione finale dei due autori: “[..] Non si dica che la riforma non è finanziariamente sostenibile. Semplicemente, sono altre le priorità di questo esecutivo. Vuole tenersi un sistema che è il migliore strumento di potere del mondo“.

Ancora più chiaramente: autorizzare spese straordinarie per mobilità e indennità di disoccupazione significa garantirsi voti politici in tempo di crisi. Al contrario ogni soluzioni di equità sociale toglierebbe alla politica il potere di stabilire privilegi.