La busta paga en rose

SDA Bocconi e Hay Group – immagino dopo una costosissima ricerca – arrivano a dire quello che su questo blog già si affermava tempo addietro: “Le donne guadagnano il 25% in meno degli uomini perché occupano posizioni svantaggiate. A parità di incarico la differenza si riduce al 3%“.

Detto in maniera meno diplomatica significa che quando la competizione tra i sessi si gioca alla pari i differenziali sono ridottissimi.

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Focus sulle retribuzioni al femminile

Azione d’attacco del Sole 24 Ore per informare e sensibilizzare sul tema degli stipendi delle donne in Italia. L’inchiesta spalmata su più giorni ha visto ieri la pubblicazione dell’articolo di Nicoletta Picchio “Donne, la disparità in busta paga” (PDF) [online qui] e oggi “Se il posto è rosa lo stipendio cala” (PDF) [online qui] di Carmine Fotina e Serena Uccello.

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A seguire pubblico anch’io alcuni dati di cui sono in possesso e che mostrano una lettura interessante e in controtendenza del gap tra i generi. Seguite il ragionamento in tre parti, se vi interessa la materia. Usiamo come fonte il “Rapporto 2008 – Domanda di lavoro e retribuzioni nelle imprese italiane” elaborato da ODM Consulting e Unioncamere (qui un approfondimento e materiali. Questo, invece, il comunicato stampa in .DOC).

Prima parte: calcoliamo la media delle medie, ovvero usiamo dati aggregati consolidati sull’anno 2007:

Retribuzioni lorde medie in Italia – Anno 2007:
UOMINI € 28.000DONNE € 24.100
Scarto nel 2007: 16% (16,5% nel 2003)

Seconda parte: scendiamo in profondità, guardando ad alcuni cluster professionali aggregati (che costituiscono il 28,4% dell’occupazione femminile):

Professioni non qualificate – Diff. retributiva Uomini / Donne = 1,7%
Dirigenti – Differenza retributiva Uomini / Donne = 3,3%
Impiegati – Differenza retributiva Uomini / Donne = 3,9%

Retribuzioni e Genere - I grandi gruppi professionali

Terzo passo: il corpo a corpo.

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Diritti, nudità e vergogne

Sono passato alla strip conference. Ecco un resoconto per chi sta seguendo la vicenda.

Età media 35 anni, un diploma in tasca, a eccezione di Paola che si è laureata in Scienze Politiche. Da sei anni lavorano al Call Center dell’Azienda Ospedialiera di Legnano, con contratti a termine: Adecco, eWork e poi LavoroPiù sono le tre agenzie di somministrazione che hanno vinto gli appalti. Il personale, però, non è mai cambiato, sono rimaste loro, 11 ragazze oggi messe alla porta. Un susseguirsi di contratti a termine le ha riconfermate, pur cambiando le agenzie. Nessun giorno di interruzione in sei anni. Lo stop è arrivato per questioni legislative, oltre che – come dichiarano le ragazze – “per tagliare i costi”. Dopo l’entrata in vigore della cosiddetta Legge Brunetta (D.L. 112/2008 – che all’art. 49, comma 3, ha recepito la legislazione del settore privato del Protocollo sul Welfare, Legge 247/2007 del Ministero Damiano) non è più possibile iterare contratti a termine oltre i tre anni, di conseguenza è stato dato loro il benservito. Una settimana prima, senza preavviso di alcun genere (la società di lavoro interinale si è giustigficata con un “Lo sapevate che vi scadeva il contratto!”…) è stato comunicato il termine definitivo. Il caso, come noto, è diventato nazionale, grazie a YouTube. Brunetta, intervistato, ha rimarcato che non si tratti di “licenziamento”, ma di normale scadenza dei termini.

Loro non ci stanno ed ecco la provocazione. Ne sono consapevoli, visto che lo dichiarano apertamente.

Strip Conference
[Foto: Humanitech.it]

Salgono sul palco per presentarsi, raccontano di avere ricevuto qualche centinaio di e-mail di solidarietà.

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Un blog speziale

ARIES - Blog di Anna Cazzulani

È nato Aries, blog dell’amica Anna Cazzulani. Vuole portare un po’ di pepe nelle discussioni online e qualche idea nuova, come (mi pare) questa, da cui nascono le motivazioni stesse dell’iniziativa [a proposito, in bocca al lupo!]:

“…la relazione che si instaura tra una persona che lavora e la sua azienda non è soltanto uno scambio lavoro-retribuzione, ma è funzionale ad altri bisogni affettivi, psicologici e relazionali che vanno oltre la mera dimensione economica: le imprese hanno dunque la responsabilità di rispondere non soltanto ai bisogni economici, ma anche relazionali…”

Chi te lo fa fare

Così il Rapporto Annuale ISTAT sulla situazione del Paese [Cap. 4 (qui in .PDF) dal titolo “Mercato del Lavoro e condizioni generali economiche delle famiglie”], presentato oggi:

Nella quasi totalità dei Paesi europei, al restringersi dell’area della disoccupazione si associa una diminuzione dell’inattività. In Italia, invece, a partire dal 2003 si interrompe la riduzione parallela dei disoccupati e degli inattivi. […] Nel 2007 la mancata partecipazione al mercato del lavoro, contenuta intorno al 26% nella componente maschile, raggiunge quasi il 50% in quella femminile. Nelle Regioni meridionali sono inattive circa sei donne ogni dieci in età lavorativa.

P.S. Qui il discorso di Biggeri, presidente Istat.
P.S.x pochi. Il “refuso” ;-) è stato aggiustato..

Appuntamento oltre il ponte

Lo ha intuito in un recente passato anche Richard Florida, come abbiamo raccontato in questo post, che alla trasformazione dal fordismo al postfordismo, alla liberazione della classe creativa (in Italia c’è chi preferisce togliere la parola “classe” e indicare soltanto la “creatività” legata a beni immateriali), corrisponde anche una profonda modificazione del territorio.

Luoghi di lavoro, interi quartieri. Per una città come Milano, che ha ospitato grandi industrie nelle periferie, questa metamorfosi, lenta e costante, ha rimodellato gran parte del panorama socio-architettonico cercando di recuparare le forme urbane del fordismo come muscolatura per un’anima nuova, liberata dalle catene, in grado di generare principalmente valore immateriale.

Sergio Bologna ha lavorato per due anni, insieme a un team di esperti documentaristi e Sabina Bologna come regista, alla realizzazione di uno stupendo lungometraggio sulla trasformazione storica della zona di via Tortona a Milano. Per chi non conoscesse l’area è oggi uno dei punti di riferimento del Capoluogo lombardo per design, moda, arte, informatica e comunicazione. Dalla zona centrale, a piedi, si raggiunge attraverso un ponte in ferro, che oltrepassa la ferrovia di Porta Genova. Oltre questo ponte le vecchie imprese siderurgiche, meccaniche e metalmeccaniche sono oggi luoghi che ospitano rappresentazioni teatrali, le prove del corpo di ballo della Scala, aree espositive di arte contemporanea, società di consulenza e altro.

Ponte di Porta Genova - Milano (Click per ingrandire)Ponte di Porta Genova – Foto di E-S (via Flickr).

Tutto è cambiato negli ultimi anni. Quasi impercettibilmente si respira però ancora nel quartiere il passo deciso dell’operaio-massa, come lo chiamava Bologna, i suoi fischietti duranti gli scioperi (nel video c’è una bellissima intervista al sindacalista che portò in Italia questa usanza, copiandola da uno sciopero di clerks inglesi negli anni ’70); si sente la voce di chi abita nelle case popolari, e che racconta di quando esistevano le docce pubbliche per i lavoratori della fabbrica. Tutto questo è scritto nell’architettura delle strade di Milano.

Il video, che ho già avuto il piacere di vedere, è un ritratto leggero di un cambio di generazione e, soprattutto, di passo nel mondo del lavoro, un cambiamento che nasce proprio là dove si modificano le relazioni, le organizzazioni, la “materia” da plasmare per creare valore. Insieme alla geografia urbana si raccontano tante storie (di lavoro) nella storia (urbana). Dal sindacalismo degli anni 70-80 si arriva al rampantismo degli immobiliaristi e degli account manager odierni, che parlano soltanto per sigle in inglese. Dall’industria alla new economy, dai fischietti si passa alle luci della ribalta, dalla produzione in linea agli uffici della Deloitte, dalle rivendicazioni per fare 40 ore ai liberi professionisti della senza orari né contratti.

Oggi Ore 18:00 alla Libreria delle donne – Circolo della rosa, in Via Pietro Calvi n.29 a Milano [Tel.0270006265], si può vedere liberamente il video “Oltre il ponte – Storie di lavoro“. Durata: 39’. Insieme alla regista (Sabina Bologna) sarà presente Bianca Bottero del Politecnico di Milano.

Ve lo consiglio, se avete tempo.

Capannone Via Tortona vs Magna Pars