Più facile conciliare lavoro e famiglia a Bolzano

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Vi segnalo l’iniziativa della Provincia di Bolzano che nella riforma del sostegno all’economia, badate bene non alla famiglia, prevede un contributo economico alle aziende che agevolano la conciliazione delle esigenze delle famiglie con bambini e il lavoro in azienda.

Condivido questo approccio che stimola le imprese a cambiare la propria cultura organizzativa per non sfavorire le lavoratrici-mamme sia per il principio della parità delle opportunità sia per agevolare l’occupazione lavorativa delle donne che è molto al di sotto degli altri Paesi europei.

Livio Martucci

Storie di maternità e diritti negati

Due servizi diversi che ho trovato su YouTube, uno dei quali della redazione di EXIT (La7). Li ripubblico qui. Danno l’idea precisa e concreta di che cosa significhi Welfare State all’italiana. Di recente la disciplina di tutela alla maternità per le Co.co.pro è cambiata, come ha spiegato bene Anna Marino su JOBTalk, ma per ora la situazione è questa.

E ancora, sugli assegni per la maternità:

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Dispari opportunità

Come sapete il buon Livio da tempo sta proponendo su questo blog alcune importanti riflessioni sul tema della paternità. Oggi il Corriere della Sera e Il Giornale riportano la notizia che il ministro degli esteri inglese David Miliband ha chiesto il congedo parentale. Chapeau. Un esempio notevole, devo dire. Per una nazione e per la sua cultura del lavoro.

In Italia la cultura della paternità è ancora piuttosto ferraginosa, anche nei metodi per forzare un cambiamento. Prova ne è l’aneddoto raccontato da Angela Padrone, che riporta l’esperienza di Giulia Buongiorno, l’avvocato di Giulio Andreotti, che dopo avere assunto una nuova dipendente in studio chiama la società del marito e dichiara: “Vorrei assumere questa persona, però voi mi dovete garantire che concederete anche al marito di assentarsi per le malattie del figlio, così da dividere l’onere tra me e voi. Altrimenti sarete responsabili della mancata assunzione di questa avvocatessa“.

Un giro piuttosto complicato per ribadire che tra diritto (prendersi permessi e malattia per assistere un familiare indipendentemente dal sesso del richiedente) e condizioni di fatto [e soprattutto cultura d’impresa, in molti casi ferma al modello patriarcale degli anni ’30] esiste una spettacolare distanza che soltanto i paradossi mettono alla scoperto.

E tra le numerose contraddizioni in materia vi segnalo la mia personale.

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Investire sul futuro

Non è certamente un presidente illuminato e neppure a me gradito, ma la scelta di Dana Perino come nuova portavoce di George W. Bush mi ha proprio sorpreso (positivamente).

Età: 35 anni! Provate a verificare l’età media dei portavoce dei nostri parlamentari, ministri e presidenti o le condizioni di chi opera nei loro uffici stampa (che a malapena hanno strappato una legge per non rimanere in nero)..

È soltanto un dettaglio?

La scelta e la famiglia

[Riprende la Rubrica “Paternità & dintorni”, curata da Livio Martucci, papà in congedo parentale. Ecco la sua esperienza..]

Paternità e dintorni

All’inizio scegliere di prendere la paternità (congedo parentale) assentandomi per alcuni mesi dal lavoro mi sembrava inopportuno, esagerato, impossibile! Perché? Ma come perché? Intanto le possibili ripercussioni sul lavoro (ne parlerò meglio in un altro post). E poi il modello consoldidato è: la mamma a casa ad accudire e allattare la figlia e il papà che continua ad andare in ufficio, semmai cercando di tornare prima per stare insieme al suo tamagogi perchè dopo le 8.00 dorme. Già, ma i modelli spesso non sono appaganti, piuttosto sono facili da indossare, salvo scoprire col tempo che stringono in vita propio dove risiede l’anima.

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Mother, madre, anya

Oggi giornata internazionale. Alle 17.00 visita dell’amico Lucio (coautore di “Diventare Manager 2.0“), che ogni tanto passa di qui dagli States. E questa sera conversazione via Skype con l’amica Eva, da Budapest. Entrambi mi hanno chiesto della bimba e quanto tempo la madre conserva il posto di lavoro in Italia per dedicarsi alla maternità. Statisticamante posso dire che siamo virtuosi, ovvero stiamo nel mezzo. Negli Usa infatti dopo 4 mesi è consigliabile rientrare al lavoro. Pena la sostituzione di fatto del ruolo ricoperto. In Ungheria, invece, le madri conservano di diritto il posto per tre anni.

Bollino rosa, no grazie!

L’idea di dare un bollino rosa alle imprese che non discriminano le donne (in ambito retributivo o nei percorsi di carriera), come annunciato oggi da Cesare Damiano, non mi trova assolutamante d’accordo. La cultura d’impresa non si appiccica a un vetro.

Se sono veri questi dati presentati oggi dal Ministro (e sono certo che lo siano)..

  1. le donne, pur avendo in media un titolo di studio più elevato, ricoprono meno professioni prestigiose e svolgono professioni senza qualifica più degli uomini: una su cinque fa un lavoro che richiede una formazione inferiore a quella maturata;
  2. le retribuzioni delle donne sono significativamente inferiori a quelle dei colleghi uomini;
  3. la nascita di un figlio toglie più di una donna su dieci dal mondo del lavoro: il 40% delle donne che non lavora, lo fa per prendersi cura dei figli;
  4. il 35% delle donne inattive è scoraggiata dall’assenza di opportunità lavorative;
  5. soltanto l’1,2% delle donne arriva ad avere 40 anni di contributi, il 9% arriva a una contribuzione fra i 35 e i 40 anni e ben il 52% è al di sotto dei 20 anni di contribuzione.

..che cosa c’entrano Bollini e Libri Bianchi? Capisco l’approccio da ex Fiom, equilibrato e fatto di step condivisi, ma una sana doccia fredda al maschilismo dirigenziale forse sarebbe più utile. Il punto nevralgico non è soltanto quello alla base della piramide. C’è anche il vertice. Anche e soprattutto lì devono arrivare le donne perché si smuova l’intero sistema dei valori.

Suggerisco al Ministro: gli sgravi per le assunzioni di donne al Sud (o in ognidove) siano concessi soltanto alle imprese che hanno donne nei Cda aziendali..