Qualche novità introdotta con la Finanziaria di Luglio per chi lavora in regime di Partita IVA come lavoratore indipendente: le segnala ACTA, con puntuale precisione. In sintesi sono tutti passi indietro su tracciabilità, studi di settore, pagamenti, F24 per via telematica e via discorrendo (il documento è disponibile anche qui).
Dario Banfi
Dare voce
Non le manda a dire al Governo. Nero su bianco, nel bel documento dal titolo “Scenari di Riforma del Mercato del Lavoro italiano“, scaricabile in formato Word qui), Pietro Ichino ritorna sul tema più invisibile, ma più drammatico del nostro Paese, il dualismo tra lavoratori “protetti” e “precari”. E parte dal pasticcio legato alla revisione dei contratti a termine:
[…] l’allargamento della possibilità di assumere personale a termine disposto dall’articolo 21 del decreto-legge n. 112/2008, sostanzialmente consolida il regime di apartheid tra protetti e non protetti.
Alla perpetuazione del modello del mercato del lavoro duale non deve, invece, e non può rassegnarsi una sinistra moderna, attenta alla comparazione con le esperienze offerte dei Paesi stranieri più civili. Innanzitutto perché quel modello è iniquo (genera posizioni di rendita da una parte, dall’altra situazioni di precarietà di lunga durata, per ragioni che hanno poco o nulla a che vedere con il merito delle persone interessate). Ma anche perché esso è inefficiente: per un verso, scoraggia l’investimento nella formazione dei lavoratori che ne avrebbero più bisogno, i precari; per altro verso, nella parte più protetta del tessuto produttivo, genera una cattiva allocazione delle risorse umane; per altro verso ancora, espone gli imprenditori più scrupolosi alla concorrenza differenziale di quelli più spregiudicati nell’utilizzo della manodopera.
Quel modello è stato prodotto, nei decenni passati, da una politica debole, incapace di far prevalere gli interessi generali su quelli organizzati, di dar voce alla metà della forza-lavoro non rappresentata nel sistema delle relazioni industriali; di dar voce, più in generale, agli interessi dei milioni di persone oggi escluse dal nostro mercato del lavoro (se questo funzionasse come quello britannico, avremmo 5 milioni in più di italiani – di cui 4/5 donne – al lavoro: lo spreco è colossale). Occorre voltar pagina rispetto a questa lunga stagione infelice della nostra politica del lavoro.
Cronache dal Mgiv/8
[Ultima serie di lezioni, poi la giostra finisce. In un post successivo tiro le somme.]
Lezioni di sabato 19, 25 e 26 luglio. Si parla – e si lavora attivamente, usandolo – del software ArcGIS della Esri, strumento che consente la rappresentazione grafica di dati statistici elaborati su base geografica.
In altre parole, è un’applicativo informatico che permette di disegnare cartine colorandole a seconda dei dati statistici che si hanno a disposizione. La cosa mi intriga non poco, visto che mi occupo di temi legati al mercato del lavoro e capisco finalmente come riesca Eurofond a produrre cartine così belle.
Cronache dal Mgiv/6 e 7
[Sono rimasto un po’ indietro con le cronache. Eccovi alcune lezioni. A seguire l’ultima e chiudo. La Borsa che mi è sta concessa prevedeva la possibilità di seguire soltanto uno dei quattro moduli (“Analisi investigativa”) del Corso per una durata di 90 ore.]
Lezioni dell’11 e 12 luglio. Roberta Bruzzone tiene banco per due giorni. Uno, però, me lo perdo. Bella presenza, capelli lunghi e sciolti, molto diretta con l’aula, Roberta, esperta in psicologia investigativa e forense, punta le lezioni sul criminal profiling, dedicando le due giornate a suicidi e crimini legati alla pedofilia e, il sabato, agli omicidi.
Non mancano fotografie e casi di studio, diciamo raccapriccianti con un eufemismo. Non sono decisamente abituato e il mio stomaco soffre. L’aspetto più affascinante a ogni modo è l’esistenza di regole di analisi e la volontà di tracciare schemi (pattern) da associare alla psicologia criminale.
Non è comunque il mio campo e assisto abbastanza passivo. Non mi sono mai occupato di cronaca e forse è tardi per farlo, ma apprezzo la passione e la durezza di chi sa affrontare scientificamente materie che altrimenti sarebbero tritate come spazzatura e sfruttate soltanto in termini spettacolari dai Taormina e Vespa di turno. Più dei contenuti ho apprezzato l’impegno della Bruzzone.

Lezione di venerdì 18 luglio. È dedicata alla criminalità transazionale organizzata. Ne parla Fabio Mini, generale di Corpo d’Armata, un militare anomalo, con una lenzuolata di esperienze in curriculum (tra le quali anche in Kosovo). Scrive su La Repubblica e Corriere della Sera. Parla molto apertamente, iniziando dalla capacità di riconoscere e analizzare oggi le giuste minacce. Spesso, sostiene, “se tutto ciò che hai è un martello, tutto ciò che vedi è un chiodo“.
E’ il sistema che non si può
Preso dall’insofferenza per la faccia tosta con cui la maggior parte delle piccole imprese che (ho incontrato e che) operano nel settore dell’edilizia dichiarano di accettare lavori soltanto se in nero; piuttosto arrabbiato per avere perso un sacco di tempo con chi voleva lavorare alla ristrutturazione del mio appartamento senza DURC; motivato dalle interessanti testimonianze e dalle tecniche di investigazione apprese al Master in Giornalismo investigativo che ho vinto (e ahimè già terminato)…
… ebbene, ho deciso di avviare una piccola inchiesta sperimentale “in formato audio”. Il microfono che uso solitamente per le interviste è finito sotto la maglietta durante gli incontri con un imprenditore edile. La finalità è ovviamente giornalistica e non mi interessa citare le imprese. L’importante è che si comprenda realmente quale mercato del lavoro ci troviamo di fronte. Io insisto per pagare Iva e fatture, fare una regolare Denuncia di inizio attività (DIA). L’impresario cerca di convincermi che è il “sistema che non si può” e che non devo farmi prendere in giro dalle chiacchiere di chi (=lo Stato) mi offre un credito d’imposta del 36% sulle ristrutturazioni.
Ecco la parte migliore della conversazione (roba da scriverci un trattato di sociologia).
Il giusto peso dell’infortunio
[La mia avventura nel mondo delle ristrutturazioni edilizie non è terminata. Per “vendicarmi” delle assurdità che mi tocca subire (il prossimo post offrirà maggiori prove…), beccatevi questo gustosto intermezzo firmato D. F. Wallace – a mio modesto avviso uno dei massimi scrittori viventi, geniale, surreale e provocante, un mix tra James Joyce e Chuck Palaniunk – che riproduce una finta e-mail di un lavoratore edile, o come diremmo in Italia, di una “ditta individuale” del settore dell’Edilizia]

DALLA E-MAIL INTERNA CAH-NNE22-3575634-22
DEL SISTEMA INTERLACE, QUARTIER GENERALE
DELLA SEZIONE RECLAMI DELLA STATE FARM
INSURANCE COMPANY, INC., DI BLOOMINGTON
IL GIORNO 26 GIUGNO DELL’ANNO
DEI PRODOTTI CASEARI DAL CUORE DELL’AMERICA
Dwayne R. Glynn
176 N. Faneuil Blvd.
Stoneham, Mass. 021808754/4
21 giugno, ADPCDCDA
Sezione Accertamento Incidenti sul Lavoro
State Farm Insurance
1 State Farm Plaza
Normal, III, 617062262/6
Egregi Signori,
La presente fa seguito alla Vostra richiesta di maggiori informazioni. Nella Sezione n. 3 del modulo di denuncia incidente ho riportato come causa dell’incidente “tentativo di svolgere il lavoro da solo”. Nella Vostra lettera scrivete che dovrei spiegarmi meglio e spero che i seguenti dettagli saranno sufficienti.
Di mestiere faccio il muratore. Il giorno dell’incidente, 27 marzo u.s., lavoravo da solo sul tetto di un edificio di sei piani. Quando completai il lavoro scoprii che mi erano avanzati circa 900 kg di mattoni.
Invece di portare giù i mattoni a mano, che è un’impresa laboriosa, decisi di metterli in un grosso barile e calarlo per mezzo di una puleggia che era attaccata sul lato dell’edificio al sesto piano.
Dopo aver assicurato la fune al pianoterra tornai sul tetto, spostai il barile lasciandolo sospeso in aria e vi caricai i mattoni. Poi tornai a terra e slegai la fune, tenendola ben stretta per far scendere piano i 900 kg di mattoni. Come risulta dalla sezione n. 11 del modulo di denuncia incidente, io peso 75 kg.
Professione allevatore
[Torno dalle ferie e trovo un’impressionante sequela di link (thanks!) allo schema riportato in qualche post precedente. A molti piace, altri lo considerano fuffa. Prima di commentare e rientrare sui temi di lavoro, qualche ultima leggerezza, a partire dagli aggiornamenti per la rubrica Professione bébé]

Ora puoi riavviare il computer

[Nipote su altalena – Giochi del rifugio al Passo delle Erbe. Foto Dariobanfi.it]
“La vita reale fa straordinariamente evolvere la nostra natura umana ed è proprio quella che ci offre materiale per vivere” (F. Dostoevskij)
Escludendo la vicenda dell’Ossezia e le Olimpiadi (che non sono riuscito a non seguire) è un gran bello staccare da giornali, blog e notizie. Impigrirsi sui libri, spupazzarsi un bel po’ di figlia, camminare, camminare e camminare in montagna. Vivere senza guadagnarsi da vivere. Ora ci vorrà un bel po’ con il feed reader, rassegne e altro…
Quisquilie sul Lodo Alfano
Passa il Lodo Alfano al Senato. La discussione è stata posta, abilmente, sulla necessità di tutelare le più alte cariche dello Stato, ma è sfuggito ai più (giornali inclusi) l’espediente tecnico che sta dietro a questa abile manovra. A me l’ha spiegato un GIP, che ringrazio! Non si tratta di “salvare” il Presidente del Consiglio. La posta in gioco non è infatti la rottura di scatole in termini giudiziari (la presenza ai processi ecc..) per le quattro figure coinvolte e neppure l’impunità del Cavaliere, ma la corsa al Quirinale.
Ciò che non riusci ad Andreotti, come racconta Sorrentino, vuole ottenerlo Berlusconi. E ha messo le mani avanti, ieri. Ecco spiegato come.
Il Lodo (chissà perché si chiama così, se non lo condivide l’opposizione) prevede la sospensione dei processi, ma anche dei termini di prescrizione. Non è dunque uno strumento utile a evitare condanne. In generale. Nel caso particolare del processo Mills-Berlusconi, però, sì. Coimputato nel processo c’è infatti l’avvocato londinese, la cui posizione andrà stralciata. Il suo processo proseguirà e si arriverà a sentenza. Non importa di che tipo, importa – a Berlusconi e ai suoi avvocati – che si arrivi.
Questo infatti consentirebbe di ricusare finalmente (è noto che ci abbia già provato, mettendo in chiaro le intenzioni di lungo termine…) il Giudice con successo. Nessun Gip, Gup ecc. (semplificando) può emettere due sentenze in uno stesso processo se viene ricusato. Ecco la vera chiave per fare ripartire il processo. La ricusazione della Gandus non serviva a evitare giudici antipatici, ma a fare ripartire la giostra. Nuovo giro, nuova corsa, fino a prescrizione.
Berlusconi in questo modo arriva alla prescrizione del reato (alla quale probabilmente giungerà comunque, anche senza Lodo, ma questo poco importa) senza sentenze. Può arrivare cioè immacolato a candidarsi alla Presidenza della Repubblica, una posizione alla quale mai potrebbe ambire con una condanna, seppure mai applicata per la decorrenza dei termini di prescrizione. Chiaro a che cosa serve il Lodo?
