Migliorare la scuola per rendere più forte il mercato del lavoro. Più docenti e completamento della riforma dell’autonomia universitaria. Questo è il messaggio odierno di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, in materia di lavoro, un tema trattato comunque marginalmente durante la sua relazione annuale.
Lavoro
La vecchia sognata Laurea
Conviene laurearsi? La risposta è sì. Con riserva, però. Il perché lo spiegano oggi Rosanna Santonocito nell’articolo “La Laurea paga sempre, ma poco e su tempi lunghi”, pubblicato sul Sole 24 Ore – Job 24, e Federico Pace su MioJob con il pezzo “Stipendi under 30: la caduta dei laureati” che affronta la questione retributiva con tanto di tabelle e confronti (Commenti interessanti su Raptxt, Orrios de Ainu e Blog a progetto). Provocatoria, invece, la proposta lanciata qualche giorno fa da Quirino Paris, professore all’Università di Davis, di abolire il valore legale della Laurea in Italia. Mario Morcellini, invece, lancia un sondaggio online per capire quale siano “Le percezioni di studenti e laureati sulla riforma universitaria”. In altre parole se il 3+2 funziona.
Da segnalare anche l’avvio del nuovo servizio Istat che consente la consultazione interattiva, via Internet, del Sistema informativo transizione istruzione-lavoro. Il servizio permette di interrogare il database Istat sulle opportunità occupazionali per diplomati e laureati e valutare l’efficacia dei diversi percorsi formativi. [Se cercate link istituzionali per verificare numeri, corsi ecc.. c’è una bella lista qui].
Chi invece non ha voglia di fasciarsi la testa, si rilassi pure con questo video di Simone Cristicchi (segnalato da Lorenzo) della canzone “Laureata Precaria”.
Un estratto del testo: Mi hanno fatto un bel contratto Co.Co.Co. / Anche se cosa vuol dire non lo so / so solo che io da domani un posto di lavoro avrò /con un stipendio misero io me la caverò. // Laureata precaria / con lo zaino pieno di progetti un po’ campati in aria / Con la rabbia rivoluzionaria / di una studentessa universitaria. // Laureata precaria / che rispecchi fedelmente questa deprimente Italia / Sogni una carriera straordinaria / ora prendi 400 euro al mese come segretaria.
[Il testo completo si trova qui].
L’Italia del lavoro secondo Istat
Presentato ieri, il Rapporto Istat “La situazione del Paese nel 2006” dedica tutto il Capitolo 4 (File .PDF, 2 MB) al mercato del lavoro. Si legge:
L’economia italiana sembra aver acquisito una capacità di creare posti di lavoro a ritmi soddisfacenti, adeguati ad assorbire uno sviluppo relativamente lento dell’offerta di lavoro, quale è quello prevalso negli anni recenti e, anzi, rendono possibile un graduale ridimensionamento dell’area delle persone in cerca di lavoro. Tuttavia, dopo una fase piuttosto lunga di crescita significativa dell’occupazione, il sistema economico del nostro Paese resta ancora caratterizzato da un grado particolarmente basso di coinvolgimento nel mercato del lavoro della popolazione in età attiva.
In altre parole, la disoccupazione cala, chi cerca ha maggiori opportunità di trovare, ma molti non partecipano ancora attivamente al mercato del lavoro, soprattutto nel segmento dei giovani (che preferiscono prolungare gli studi piuttosto che rimanere sottoccupati) e al Sud. E sembra questo il problema maggiore che l’Istituto di ricerca mette di fronte al Governo e alle parti sociali come più pressante, in particolare rispetto al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona e alla situazione degli altri Paesi dell’Unione (esclusi gli ultimi arrivati nell’UE a 25). Impressionante il progresso della Spagna, che però fa un ricorso molto alto al tempo determinato.
Bella le rappresentazione grafica dei tassi di occupazione per area geografica, che riportiamo qui sotto.

[Fonte: Istat – “La situazione del Paese nel 2006” – Cap.4]
Chi desidera consultare il Rapporto Istat completo può scaricarlo in formato PDF qui.
Banche dati sul lavoro
Attivate da qualche mese, segnalo le quattro nuove banche dati sul lavoro realizzate da Italia Lavoro. Un insieme di servizi online che Valentina Caracciolo, sul newsmagazine dell’Ente definisce “rivolti a chi deve muoversi nel mercato del lavoro per analizzarlo, per capirlo e per progettarlo e progettarne le politiche avendo a disposizione un quadro chiaro dell’esistente, ma anche del meglio già realizzato in fatto di servizi per il lavoro“.
Il punto di accesso principale è Documenta, che raccoglie 8.000 documenti di 12 tipologie (normativa europea, nazionale, regionale ecc.) per 34 tematiche diverse (agricoltura, sostegno alle imprese, sommerso ecc.). In Buone Prassi, invece, si possono leggere (per ora) 200 casi di studio. Ci sono poi Normalavoro e Monitor (che raccoglie statistiche e bollettini ufficiali).
Le aree di impiego dei giovani laureati
Sono apparse in questo periodo numerose ricerche dedicate ai giovani e ai neolaureati a testimonianza della crescente attenzione verso uno dei fenomeni più preoccupanti degli ultimi anni ovvero la sempre più bassa capacità di investire nelle nuove generazioni.
Da Eurofond, la “European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions”, arrivano informazioni comparative sul tema Youth and Work (file .PDF, 450 Kbyte) nei 25 maggiori Paesi europei, mentre dalla Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con Formaper, giungono nuove analisi sulla Domanda e offerta di laureati in Lombardia (file .PDF, 650 Kbyte). [Il comunicato stampa titola “Cercansi laureati, ma senza garanzia di stabilità”].
Infine, il Giornale di Brescia sta pubblicando un’inchiesta a puntate sui neolaureati rendendo noti dati di un recente monitoraggio eseguito da Cilea sulla Lombardia. Oggi offre uno spaccato sulle retribuzioni, in un articolo dal titolo “Quanto prende un neolaureato?” (file .PDF, 150 Kbyte) che mette a confronto gli stipendi a 18 mesi dal termine degli studi di chi ha scelto una laurea triennale con quelli dei dottori che hanno svolto percorsi di formazione secondo il vecchio ordinamento.
Infine, vi segnalo una tabella abbastanza interessante sui settori di inserimento lavorativo dei diversi neolaureati in Lombardia.
Sale l’occupazione, i precari sono il 12,2%
Il giorno seguente alle buone notizie sull’occupazione registrata da Istat, qualcuno ha deciso di rovinare la festa e fare i conti sui precari. Emiliano Mandrone e Nicola Massarelli pubblicano su La Voce.info i risultati. Questa la sintesi finale:
Complessivamente l’area della precarietà coinvolge 3.757.000 individui, tra i quali uno su quattro non è occupato. L’incidenza di tale area sulla platea potenziale di riferimento costituita da tutti gli occupati e dai non occupati con precedenti esperienze lavorative che mantengono un certo attachment con il mercato del lavoro (complessivamente 25.613.000 unità) si attesta al 14,7%. L’incidenza dell’occupazione precaria sul totale (23.001.000 unità) è pari al 12,2%, mentre tra coloro che non hanno più un lavoro, ma sono in cerca di una nuova occupazione o sarebbero immediatamente disponibili a lavorare (2.612.000 unità) i precari sono il 36,3%.
E qui la tabella riassuntiva:
Fonte: La Voce.info – Elaborazioni degli autori su dati ISTAT-RFL e ISFOL-PLUS.
Note: (*) Valore medio tra RFL e PLUS; (**) Sull’occupazione complessiva; (***) Sulle persone non più occupate ma in cerca di un nuovo lavoro o immediatamente disponibili a lavorare; (****) Sulla platea di
riferimento complessiva.
La circolare fantasma
Sempre sulla lotta al sommerso e al lavoro irregolare. O in altri termini, per chi ama questa dizione “alla precarietà”. Come noto, nella recente manovra finanziaria sono state elaborate alcune norme relative all’Emersione e alla Stabilizzazione delle Co.Co.Pro (ovviamente applicabili là dove questi contratti sono utilizzati in maniera illecita). Si tratta di due soluzioni distinte. La prima riguarda i contratti di collaborazione non regolari: questi possono essere regolarizzati entro e non oltre il 30 aprile 2007. Il secondo intervento è dedicato alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro in nero, per i quali i benefici valgono fino al 30 settembre 2007.
A 40 giorni dal termine per la regolarizzazione delle Co.Co.Pro la circolare interpretativa di tutto l’impianto (tecnicamante dei commi 1192-2010) è diventata un fantomatico foglio di otto pagine che vagola per le stanze del Ministero in cerca d’autore. La patata è bollentissima, dicono fonti vicine a questo blog [fatemi sentire importante, suvvia..]. Le questioni più spinose: la finestra temporale di applicabilità del condono (che non va chiamato così, ma “sanatoria”, dicono, anche se di condono si tratta); la tombalità o meno delle irregolarità pregresse; la formula conciliatoria che comprende i sindacati (e che Pietro Ichino aveva duramante contestato dalle pagine del Corriere della Sera) e le implicazioni di carattere penale per la questione “sanatoria contributiva”, visto che è la prima volta che si affronta la questione.
Insomma, per farla breve, la finestra temporale per sanare i Co.Co.Pro si stringe, nessuno dice come bisogna fare e il lavoro di interpretazione diventa sempre più precario, come l’oggetto del contendere.
Comunicazione video, Web e lavoro
L’abbinamento funziona. Il tema del lavoro si sposa bene con Internet quando la materia è trattata per via visiva, là dove la conversazione o la forza dell’intervento sono ben studiate. Mi riferisco all’appuntamento di ieri di Repubblica.it TV, dal titolo “Le faremo sapere“, dedicato alla selezione dei giovani e ai colloqui di lavoro, che ha saputo dosare comunicazione, informazione e dibattito anche scherzoso su temi di attualità. È un buon compromesso, che se rinforzato da articoli di approfondimento e blog, può ben funzionare come modello e media mix per conversare di lavoro via Web.
Ma c’è anche il fronte personale, oltre a quello delle testate giornalistiche, che sta emergendo, quello fatto dai contributi individuali. Non è da meno e su questo tornerò anche in futuro. Basti dire che su Google Video i documenti che risultano dalla ricerca con chiave “Lavoro” sono circa 1.300. Su YouTube il tag “precario” identifica un centinaio di video.
Nascono autori e ne segnalo uno su tutti. Da qualche tempo seguo i post di Paolo Ares Morelli, che definire un pazzo scatenato è poco. Dice di essere un comico, ma non disdegna un vero lavoro come avvocato. La sua ultima “puntata” sui precari è E Dio creò il precario! ma non è male neanche questo pezzo sul mercato del lavoro. O beh, la qualità del video non è il massimo, ma è interessante l’idea di proporsi come autore via YouTube.
Dottorissimo in faccio-io
Che cosa non si fa pur di lavorare… minimo si raccontano un po’ di palle sulle esperienze pregresse. Ma anche quando un lavoro te lo sei cuccato e ti infilano in un gruppo e devi passare otto ore in un ufficio la logica dominante resta quella del libero battitore. Giusto o sbagliato che sia, è un dato di fatto. La lealtà all’impresa è bassa in Italia. Le ragioni? Bah, che siano le stesse imprese a essere altrettanto sleali nei confronti dei dipendenti?
Provate a confrontare le ultime rilevazioni di dettaglio sulla faccia di bronzo degli italiani [così come dichiarato dai direttori del personale] quando vanno a caccia di un posto e i dati sulla lealtà una volta entrati. In Europa sono meno individualisti, meno sfrontati nel vendersi. Si parla di medie, ovviamente. Poi i polli si spennano in maniera diversa, come insegna Trilussa.
| Quali sono gli argomenti su cui i candidati tendono a esagerare maggiormente durante i colloqui di lavoro? |
Europa |
Italia |
| Le esperienze di lavoro precedenti | 29% | 43% |
| Le competenze informatiche | 4% | 19% |
| La conoscenza delle lingue straniere | 12% | 9% |
| Il livello di istruzione | 8% | 8% |
| Lo stipendio | 12% | 6% |
| Le capacità manageriali | 19% | 4% |
| Altro/non so | 14% | 11% |
[Fonte: Robert Half Executive Search – 2007]
| A chi ti senti più fedele nel lavoro? | Europa | Italia |
| A me stesso | 33% | 46% |
| Al team | 32% | 20% |
| All’azienda | 19% | 18% |
| Al mio capo | 10% | 8% |
| A nessuno | 6% | 8% |
[Fonte: Monster.com – 2007]