Periodo superincasinato di lavoro, ma per questa vicenda trovo tempo. C’è di mezzo la stampa di destra, qualche giornalista di dubbia professionalità e anche Michele Tiraboschi (anche lui in malafede?).
Diritto e Welfare
Welfare to me
Oggi ho avuto conferma: mia figlia è in graduatoria definitiva per l’asilo nido comunale. Buona nuova, visto che costa almeno 200-300 euro in meno al mese (!) rispetto a quello privato. In una giungla metropolitana come Milano, con pochi asili, non era semplice. Ma non so se essere più contento per l’ammissione o depresso per la conferma che il mio reddito familiare fa ‘leggermente’ schifo ;-)
Il caso San Lorenzo
Provo a ragionare apertamente sul caso San Lorenzo.
Il diritto al contratto
Ieri Pietro Ichino con l’editoriale “Il contratto impossibile” (pubblicato sul Corriere della Sera) ha ricordato come metà dei dipendenti italiani stia attualmente lavorando con un contratto di lavoro scaduto.
Mother, madre, anya
Oggi giornata internazionale. Alle 17.00 visita dell’amico Lucio (coautore di “Diventare Manager 2.0“), che ogni tanto passa di qui dagli States. E questa sera conversazione via Skype con l’amica Eva, da Budapest. Entrambi mi hanno chiesto della bimba e quanto tempo la madre conserva il posto di lavoro in Italia per dedicarsi alla maternità. Statisticamante posso dire che siamo virtuosi, ovvero stiamo nel mezzo. Negli Usa infatti dopo 4 mesi è consigliabile rientrare al lavoro. Pena la sostituzione di fatto del ruolo ricoperto. In Ungheria, invece, le madri conservano di diritto il posto per tre anni.
Quando la Iena fa le veci dell’ispettore
Arriva a distanza di due settimane la reazione organica di commentatori autorevoli al caso denunciato dalle Iene con il servizio di Alessandro Sortino del 26 marzo sulla somministrazione di lavoro condotta in maniera illecita dalla Metis. Una vicenda in cui autisti “temporanei” sono impiegati anche 250 giorni all’anno da una società di trasporti con contratti giornalieri di somministrazione.
La vicenda denunciata mette in luce tre aspetti molto gravi: 1) alcune delle più grandi società di intermediazione non conoscono la legge italiana sul lavoro; 2) alcuni ispettori ministeriali ancora di meno; 3) casi vissuti sulla pelle dei lavoratori diventano subito pretesti politici per sollevare polvere in Parlamento.
Stabilizzazioni: perdere il posto o il passato da rivendicare?
Stabilizzazione, 19 giorni alla deadline (se non vi saranno proroghe). A che punto siamo?
Come già ricordato in un post precedente il 30 aprile si chiude la finestra per richiedere la stabilizzazione dei lavoratori precari. A fianco dell’inspiegabile titubanza di questo governo nel rendere chiare le condizioni, emerge anche un secondo elemento di riflessione. Ne parla Il Manifesto (file .TIFF), citando il caso di Ferrovie dello Stato e delle società che in subappalto gestiscono il suo call center. Cosa succede a imprese come queste che si trovano tra l’incudine (ispettori alle porte) e il martello (possibili cause di lavoro)? Hanno deciso di puntare verso la conversione dei Co.co.pro in rapporti a tempo determinato. Il legislatore permette questo passaggio per contratti fino a 24 mesi.
Privacy, PC e lavoro d’ufficio
Segnalo l’approfondimento odierno del Sole 24 Ore sul tema della privacy e dell’uso degli strumenti informatici in ufficio. [Qui il file (Pdf 800 Kbyte) tratto dalla rassegna stampa della Borsa Lavoro della Lombardia]
Algoritmi discriminanti
Business Week dedica uno speciale al recruiting online e alle possibili deviazioni discriminanti che derivano da un uso scorretto di strumenti che consentono selezioni con parametri non leciti. Così scrive Kurt Rohn sul popolare newsmagazine:
Technology, and specifically the Internet, have revolutionized recruitment. Recruiters can access millions of job seekers on electronic résumé databases and millions of job seekers can apply online via corporate career sites. Such electronic access broadens the candidate pool, but it can also be used by recruiters to narrow the pool, sometimes with negative or “disparate adverse impact”.
I pericoli di discriminazione sono cioè dietro l’angolo con la tecnologia. Lo ricordano l’Office of the Federal Contract Compliance Programs (OFCCP) e l’Equal Employment Opportunity Commission’s (EEOC) nel Systemic Task Force Report del 2006. Come fare? Basta mettere filtri sul genere o su codici postali relativi, per esempio, a quartieri di grandi città abitati prevalentemente da stranieri per effettuare selezioni scorrette.
Questo impone perciò una grande attenzione alla cosiddetta compliance, al rispetto delle leggi vigenti, nella realizzazione di software e servizi di recruiting diffusi in Rete. Almeno negli USA, dove la commissione di indagine su questo tipo di abusi si è dotata di un action plan degno di 007 telematici.