Il caso San Lorenzo

Provo a ragionare apertamente sul caso San Lorenzo.

Prima una breve sintesi (fornita anche da BlogLavoro). Giorni fa il Secolo XIX ha riportato il risultato di un’indagine ispettiva: 10 milioni di contenzioso tra contributi evasi e altro e 600 lavoratori licenziati senza giusta causa [la società ha spostato il call center in Romania]. Luca Conti scrive una lettera aperta alla società (non ai sindacati o agli ispettori) per capire la situazione. La San Lorenzo risponde. In seguito alcuni lavoratori escono allo scoperto e raccontano la loro esperienza. Panorama.it trasforma la cosa in fuffa con domandina del tipo: “Ce la faranno i rumeni a fidelizzare i clienti?“. Intanto Luca Conti si ferma, contento che tutto sia trasparente. Ma la polemica continua, ovviamente. Per esempio, Nicola Mattina se la prende con questioni di comunicazione più che di lavoro (!?). Tutto tace, invece, sul fatto che la San Lorenzo abbia sfamato migliaia di BarCampers italiani e sia nel network di annunci pubblicitari cosiderati etici di Metafora. Fin qui i blog: chi ha mangiato e chi mangia.

Passiamo alla sostanza. Nella risposta chiarificatrice di Angela Cardinale direttore Generale di San Lorenzo si dice che i lavoratori della San Lorenzo..

[..] per l’INPS sono da considerarsi subordinati. Per noi no, riteniamo sia indispensabile la flessibilità di orario, sono gli stessi collaboratori che la chiedono. [..] La San Lorenzo ha deciso che non può lavorare in un clima di incertezza, di insicurezza, dove la legge deve essere interpretata, e a seconda di chi la interpreta assume un significato diverso e dove il maggior tempo viene speso a ricorrere e a resistere.

Ora la legge non è per nulla incerta, anzi la circolare ministeriale di Cesare Damiano sui call center esplicita in maniera inequivocabile la differenza tra lavoratori inbound e outbound. E sebbene ai sindacati (compresa la stessa CGIL coinvolta) non piaccia, è un’applicazione stretta della Legge Biagi [paradossi della sinistra] per i call center. La circolare, nota agli addetti ai lavori, sostiene che soltanto chi lavora in outbound può avere un contratto vincolato a reali progetti, altrimenti è lavoro a tempo indeterminato. Fine della storia. Gli orari non c’entrano, c’entra la tipologia di lavoro. La Finanziaria, poi ha offerto l’opportunità di sanare le irregolarità pregresse con accordi partecipati dalla mediazione sindacale. (Ne abbiamo scritto qui e qui). Antonio Tombolini (di San Lorenzo) risponde però così al Secolo XIX:

[..] Dall’articolo si evince che l’Inps, a un certo punto, decide che tutti i contratti che negli anni hanno regolato legalmente il rapporto di lavoro tra l’azienda e gli addetti ai call center erano da considerarsi (chissà perché) contratti a tempo indeterminato. [..]

Ed è appunto questa è l’unica e vera questione: se negli anni è stato applicato un contratto sbagliato non si è trattato di regolazione legale. Tutto il giro del fumo trova l’arrosto, per rimanere nella metafora culinaria, nel fatto se i lavoratori siano o meno stati impiegati come subordinati. Che siano poi stati fatti in passato Co.co.pro o altro poco importa. Perché se erano lavoratori outbound, finito il progetto, ok, la cessazione del lavoro era legittima. Ma se il lavoro era di tutt’altro genere [dipendente, con vincolo di subordinazione] ci sta sanzione, causa e reintegro. E’ il diritto del lavoro.

Un dettaglio, invece, è poco chiaro: l’ispezione Inps è arrivata prima o dopo il 30 aprile, data in cui si chiudeva la finestra temporale per la sanatoria prevista in Finanziaria? Se è avvenuta prima si tratta di una scorrettezza di Inps e sindacati. Un’indebita pressione per accellerare l’iter verso la sanatoria. Se al contrario è avvenuta dopo è normale routine di verifica dell’Inps. Che sia o meno stata “suggerita” dalla CGIL non è dato sapere (a me). In questo caso, però, si deduce che per i sindacati i lavoratori fossero certamente da considerare inbound, la società in malafede e i lavoratori precari da assumere. Altrimenti si tratta di una colossale e inenarrabile zappa sui piedi della CGIL.

Sta comunque all’ispettorato INPS la parola decisiva, non a Tombolini, ai sindacati o alla società. Ciò che deve essere appurato è la sostanza della tipologia di lavoro dei 600 dipendenti. Il resto è blogorrea.

Ultima modifica: 2007-06-15T15:53:00+02:00 Autore: Dario Banfi

5 commenti su “Il caso San Lorenzo”

  1. Se “la parola decisiva” stesse davvero all’ispettorato INPS staremmo freschi. Io per esempio, come lavoratore autonomo, avrei già pagato (per 3 volte ci hanno provato!) un raddoppio di contributi che poi, in sede di ricorso, si sono dimostrati “erroneamente conteggiati”. A voler fare i “super partes” occorre essere precisi: la “parola decisiva” spetta, se del caso, al giudice del lavoro, ché l’ispettorato INPS la sua l’ha già detta col verbale.

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  2. Grazie Antonio per essere intervenuto. Hai ragione l’iter dell’ispettorato e in materia di contribuzione ha una sua strada che arriva – attraverso i ricorsi – fino al Consiglio di Stato [come già avvenuto con il caso Atesia], per la parte relativa al licenziamento si svolge davanti al giudice del lavoro. Sarebbe interessante qualora anche tu lo ritenessi opportuno sapere come procede questa vicenda. Grazie.

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  3. Certo Dario, puoi contarci. In un paese in cui gli atti che dovrebbero rimanere segreti diventano pubblici in due secondi, e quelli pubblici per legge vengono occultati a tutto vantaggio della disinformazione, sarà un piacere tentare di far conoscere, man mano che la situazione avanzerà (e come sappiamo tutti, ahimé, alquanto lentamente…), gli atti pubblici attraverso cui avrà sviluppo la vicenda. Grazie a te per l’equilibrio e l’accuratezza del tuo post, merce rara a quanto pare di questi tempi.

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  4. Caro Dario,

    ho scritto all’azienda perché sono cliente e in quanto tale, per farmi una opinione, chiedo per avere il maggior numero dei punti di vista. Quello dell’INPS e dei sindacati si evinceva dall’articolo del Secolo XIX. Ciò non toglie che se avessi avuto a portata di mano un riferimento per avere anche il loro punto di vista, non avrei lesinato richieste di approfondimenti.

    Mi sono fermato perché, dovendo fare altro per mangiare, non ho tempo purtroppo per fare giornalismo di inchiesta :) Ironia a parte, ho cercato nel mio piccolo di capirne di più. Senza pretesa alcuna.

    Proprio con le mani in mano non sono rimasto…no?

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