L’altra faccia di Bologna

Matteo AlvisiSarò di parte, ma secondo me è un mix tra un Arturo Bandini (John Fante) e un nuovo Howard Russell in versione metropolitana. L’amico Matteo Alvisi, giornalista del Resto del Carlino, presenta questa sera a Bologna (Feltrinelli di P.za Galvani – ore 18:00) il suo ultimo libro, L’Altra Faccia di Bologna, scritto – da perfetto cronista come ne rimangono pochi in Italia – “con le suole delle scarpe”, taccuino e matita (molto 0.01) e con l’ausilio di una moto a rischio furto un giorno sì e l’altro pure.

Bolognesi di tutto il mondo, partecipate!

Nella foto: Matteo Alvisi (a sinistra) autore di L’altra Faccia di Bologna

E tu chérie quando vai?

Loredana Oliva - Io invece studio all’esteroSegnalo la presentazione del libro “Io invece studio all’estero” – di cui abIo invece studio all’esterobiamo parlato qualche giorno fa – su Media Center del Sole 24 Ore online di Job 24 online.

Loredana Oliva, in studio con Rosanna Santonocito, discute di percorsi e opportunità per formarsi al di fuori del sistema italiano dell’istruzione. Già, perché uno dovrebbe studiare in altri Paesi?

Noi balliamo da soli

Bella prova d’orgoglio dei freelance del mondo della comunicazione commerciale, che senza mezzi termini dicono di non essere interessati a un lavoro a tempo indeterminato anche se venisse loro offerto “a pari condizioni”.

Tempo indeterminato no grazie!Questione incomprensibile ai più, ma perfettamente lineare se si pensa al lavoro autonomo di seconda generazione e all’indipendenza operativa e professionale che hanno raggiunto oramai gli esperti di Web design, grafica e pubblicità. Lo spunto viene dalla ricerca presentata dal Capitolo Freelance di ADCI di cui parlo in “Indipendente, aspirante imprenditore, sempre in lotta con il reddito“, pubblicato su JOB 24 online di oggi. Su JOBTalk ulteriori riflessioni e campo aperto ai commenti.

Di seguito alcuni dati molto interessanti. [Qui la ricerca completa in formato PDF]. In coda parte dell’intervista telefonica a Pasquale Diaferia, di Special Team, sul lavoro da freelance e sulla libertà di cui gode rispetto a chi sta in agenzia.

Leggi tutto

Leader, merito e italietta

Segnalo l’articolo “Il futuro dei nuovi manager” del bravo caporedattore Giovanni Stringa del Corriere della Sera, che dedica un paginone centrale al tema della leadership in Italia e analizza i dati di una ricerca che presenta domani la Luiss, curata da Pierluigi Celli.

[N.B. Italia Lavoro (=Ministero) non mette l’articolo in Rassegna tra quelli che parlano di lavoro]

Che cosa pensano italiani e dirigenti

Merito e Raccomandazioni
[Fonte: Corriere della Sera, 18 marzo 2008]

Così conclude Stringa: “L’idea di fondo del lavoro di analisi è di lanciare un piano straordinario che insista sul merito e sul ricambio. Non tanto, però, un piano che aggiunga regole su regole, burocrazia e confusione. Ma un progetto che abbia l’obiettivo di ‘slegare’ il sistema nel suo complesso“. Ecco, appunto. Oltre ai dati e alle solite tristi informazioni su quanto conti avere il culo parato, vorremmo leggere quali politiche di contrasto si possono oggi mettere in campo e soprattutto chi le può portare avanti.

E tu che cosa ne pensi? Come favorire il ricambio? Basta il dialogo, servono regole oppure un vaffaday, una lobby di giovani internettari contro vecchi babbioni arroccati alla cadrega, denunce pubbliche dei paraculati (=reverse delurking)? Attendere suggerimenti su che cosa fare da Marini o Montezemolo?

Gli amici degli amici

La questione del merito e del talento stanno entrando nella campagna elettorale. Casini, per esempio, o Veltroni ne hanno fatto un cavallo di battaglia usando i soliti generalismi validi per tutte le stagioni: “Va premiato il merito…“, “I migliori devono emergere…“, “Dobbiamo evitare che i cervelli fuggano all’estero…” [a proposito, in bocca al lupo a Giulio Marini] e avanti con la solita fuffa. Non è difficile leggere la volontà di cavalcare il malcontento individuale di molti lavoratori, studenti, ricercatori che non vedono riconosciute le proprie qualità.

Trasposto sul piano del mercato del lavoro e della mobilità significa passaparola, raccomandazioni e via andare, un argomento sul quale si ritorna periodicamente ogni tre mesi. (Per esempio oggi W. Passerini con “Troppe spintarelle per trovare un posto“).

Rovesciamo la logica con cui si affronta il tema, per una buona volta. Nessuno ha voglia di rispondere a una semplice domanda: “Ma chi dovrebbe giudicarli questi talenti? Chi è in grado? Siamo veramente capaci di capire chi ha valore?“. Se ci si affida alla raccomandazione, se i migliori scappano, se restano in un angolo ecc. significa che in qualità di selezionatori siamo degli incapaci. Caproni che esercitano soltanto un potere vuoto. Siamo noi che non ci esponiano al rischio e che dovremmo andare all’estero a formarci su come valutare al meglio le persone.

Onde evitare generalismi, l’ultima volta che hai selezionato una persona, che criterio hai usato (sì dico proprio a te)?

Il fattore C e lo stipendio

C come Creatività. Ha una correlazione diretta con l’incremento dei valori in busta paga. Lo hanno calcolato, per il mercato USA, Todd Gabe, Kristen Colby e Kathleen Bell, nella ricerca “The Effects of Workforce Creativity on Earnings in U.S. Countries” (.pdf).

Là dove è più elevata la diffusione della classe creativa i salari sono anche più alti.

Competere sulla valutazione

Giorni fa Fedora ha pubblicato questo bel commento sul tema del reclutamento da parte delle Agenzie per il lavoro, dicendo che l’hanno “più spesso danneggiata piuttosto del contrario“. E mi è venuto in mente questo grafico.Il successo nel recruiting L’impatto che un reclutatore ha sui candidati è più alto se è bravo a fare il suo mestiere. E se anche un candidato avesse la percezione di vedere accettata la sua candidatura, l’idea che si farebbe dell’impresa che lo sta reclutando sarebbe comunque molto bassa, se il reclutatore non è competente. Chi avrà la possibilità di scegliere altre strade girerà le spalle.

Messaggio: i migliori, con un potenziale più alto, e che hanno possibilità di scegliere, andranno sempre là dove ci sono migliori soggetti in grado di valutarli.

Fonte: Gestione delle risorse umane (Apogeo, 2007).

La qualità di un team non è data dunque soltanto dalla competenza di chi vi lavora, ma anche dalla capacità di saper valutare. Vale per un capo, per un selezionatore, per un top manager. Non c’è peggiore situazione di un talento affiancato da un incompetente e non essere in grado di distinguerli.

Filo da torcere

In rete si chiamano fake, ovvero falsi, finzioni, opere sotto mentite spoglie. Nel mondo reale hanno minore fortuna, perché spesso smascherate, a volte anche grazie al mondo di Internet. Si veda il caso Mastella/Neruda.

Imbarazzante ed esemplare è invece la storia di una giovane scrittrice che manda versi di Emily Dickinson, Orietta Berti, Bukowski, Tiziano Ferro, Tagore e altri, in un mix surreale di autori, alla casa editrice Il Filo. Questa si dichiara pronta a pubblicarli e propone la solita camuffa: stampa di 150 copie a pagamento (da parte del presunto autore). Ovviamante tutto questo è stato poi raccontato da chi ha architettato la beffa.

P.S. Ecco, in un certo senso, era proprio questo che intendevo quando pensavo all’idea di restituire pane per focaccia a chi non rispetta le condizioni minime della dignità di una professione.