Il concorso dei Centomila

INAILPer l’esattezza sono 103.445 gli iscritti – da oggi ammessi tramite pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – al concorso pubblico indetto dall’Inail per 404 posti. Un rapporto di un posto disponibile ogni 256 iscritti. Si trovano almeno due generazioni insieme: il più giovane candidato è della classe 1994 (appena quattordicenne) quello “meno  giovane” del 1944! La prova preselettiva si svolgerà in 8 giorni diversi, con una media di 13.000 partecipanti per ogni tornata. La popolazione di Roma aumenterà in quei giorni del 3%. Roba da pazzi. Attendo curioso i commenti di Brunetta.

P.S. Per chi ama i test o vuole mettere alla prova la propria conoscenza del diritto amministrativo o della legislazione sociale può rispondere ai quesiti raccolti qui (Legislazione sociale) e qui (Diritto Amministrativo) [la risposta esatta è sempre la prima delle quattro fornite].

Leghismo o legalità?

Il lavoratore edile del Nord, abituato a essere pagato dieci, si trova il rumeno che si accontenta di tre. Se vuole ancora lavorare deve adeguarsi al salario dimezzato, e a imparare i rudimenti del rumeno, ormai lingua maggioritaria nel cantiere. Una reazione razzista/leghista è solo questione di tempo. A meno che una politica di sinistra non disinneschi il potenziale: rigore assoluto nell’impedire un’imprenditoria selvaggia e in nero. Se il padrone del cantiere è costretto ad applicare le regole, il salario sindacale, le norme di sicurezza, non utilizzerà rumeni o extracomunitari. L’imprenditore farà minori profitti, questo è certo. Ma non dovrà fronteggiare concorrenza sleale (tolleranza zero verso tutti gli imprenditori poco ligi), e il passaparola farà calare il tasso di immigrazione. I più alti salari aumenteranno i consumi interni, con benefici macroeconomici.

Così Paolo Flores D’Arcais sull’ultimo numero di Micromega (3/2008).

Cambia il vento per le assunzioni nel 2008

Unioncamere ha presentato il Rapporto 2008 sull’economia, l’andamento del mercato del lavoro e la domanda interna. Chi è interessato ai dati trova qui una buona (ed estesa) sintesi e un comunicato… Interessante è il dato relativo al miglioramento del “profilo qualitativo” delle figure ricercate dalle imprese per il 2008. Si legge così, nel Rapporto:

I primi dati disponibili attraverso il Sistema Informativo Excelsior, con riferimento ai programmi di assunzione delle aziende per il 2008, evidenziano l’uso “estensivo” del fattore lavoro come leva principale della crescita economica ma, al contempo, rivelano un graduale miglioramento del profilo qualitativo dei fabbisogni occupazionali.

In concreto significa che nelle assunzioni programmate dalle imprese per quest’anno si alza il livello medio di preparazione richiesto ai candidati. Lo si comprende anche da questo grafico, che mostra quali tipologie di nuovi assunti sono previsti all’interno delle imprese italiane (c’è anche un raffronto con la domanda espressa nel 2007).

Occupazione - La domanda (Sistema Informativo Excelsior)

Specifica così il Rapporto:

L’upgrading qualitativo della domanda di lavoro espressa dalle imprese viene infine confermato da altri due fenomeni riguardanti le caratteristiche delle figure professionali in entrata. Il primo, è il più contenuto ricorso a lavoratori immigrati, che per il 2008 non dovrebbero superare il 22% circa delle assunzioni, cinque punti in meno rispetto al 2007. Il secondo, è l’inversione di tendenza nell’utilizzo delle diverse fattispecie contrattuali da parte delle aziende, che sembra nuovamente muoversi nella direzione di un maggior ricorso al tempo indeterminato.

Il fenomeno è forse da attribuire al fatto che in termini salariali portare in casa alte professionalità comincia a diventare più economico, per un graduale e (a mio avviso) pericoloso appiattimento delle retribuzioni, come spiega anche Il Sole 24 ore online.

Reputazione e stage

Anche l’offerta di tirocini formativi regolari, trasparenti e retribuiti (con la formula del rimborso spese, quasi sempre) è segno di responsabilità sociale e correttezza.

Fa bene Eleonora Voltolina, sulla Repubblica degli Stagisti, a indicare tutte le imprese che rispettano le regole [l’elenco è in costruzione, per ora sono 55]: 1) da una parte rende merito alle società; 2) dall’altra ricorda alle imprese che essere stagista non è esattamente sinonimo di fesso e ci sono sistemi molto semplici, come la pubblicazione su un blog, per smascherare politiche scorrette, demolendo la reputazione delle società, o al contrario raccontare le buone pratiche e “creare liste dei buoni”.

Che genere di lavoro è

Non è casuale che nei maggiori momenti di transizione, come quello attuale, in cui sembra che qualcosa nell’approccio politico al potere si stia muovendo (cambiando?), il tema della donna e del lavoro si rimesso al centro.

Segnalo tre fonti importanti per chi volesse approfondirlo. La prima è il decreto legislativo di recepimento della Direttiva comunitaria 2006/54/CE concernente l’attuazione del principio delle pari opportunità fra uomini e donne in materia di occupazione e di impiego (il sito del Governo offre altri link di approfondimento).Uffy e Flokr Lo ha varato il Consiglio dei Ministri il 27 febbraio scorso. C’è poi la raccolta di materiale diffuso da ADAPT dal titolo “Occupazione femminile, una leva per la competitività” (.PDF), curata da F. Kostoris, A. Servidori, M. Bettoni, che comprende anche un contributo di Tito Boeri.

Infine c’è il Rapporto “Donne & Lavoro” del Sole 24 Ore (che ha in programma anche un forum sul tema). Nel dossier pubblicato oggi (qui un file .PDF con gli articoli) c’è anche il contributo di Alberto Alesina e Andrea Ichino, da tempo sostenitori di incentivi fiscali per le donne, al quale ha ribattuto di recente su Voxeu.org Gilles Saint-Paul con l’articolo “Against gender based taxation“.

P.S. Rosanna ha dedicato un post per discutere apertamente del tema su JobTalk, nell’area JobDonne. Su, esprimiti.

Veltroni e il salario minimo

Walter VeltroniDai 12 punti del programma di Governo del Partito Democratico: “Avviare la sperimentazione di un compenso minimo legale, concertato tra le parti sociali e il governo, per i collaboratori economicamente dipendenti, con l’obiettivo di raggiungere 1.000 euro mensili“.

Che cosa significa “economicamente dipendenti”? Senza contratto da lavoro dipendente, ma ugualmente dipendenti rispetto alla fonte di reddito? Oppure dipendenti tout court? Non è dato sapere. Intanto al Sole 24 Ore hanno fatto due conti:

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Flexecurity, chi è costei?

Flessibili, non precariMetto a disposizione alcuni materiali (link, PDF ecc.) che potrebbero tornare utili nel dibattito sulla precarietà, che sicuramente scalderà la prossima campagna elettorale. Riguardano la conferenza internazionale “Flessibili non precari”, organizzata a Torino, venerdì e sabato, da Ministero del Lavoro e Regione Piemonte, alla quale è stato dedicato anche un sito specifico.

Per l’occasione è stata commissionata all’Istituto Piepoli la ricerca “Studio sulla percezione giovanile del mercato del lavoro” (formato .PDF). Venerdì mattina, prima del convegno, Fabio Sebastiani, commentava l’indagine così su Liberazione, nel pezzo La precarietà buona non esiste: “La precarietà è una condanna. Lo pensa il 90% degli atipici e delle atipiche in Italia. Non è propriamente una novità“. In realtà la questione è più complessa. Si legga l’indagine. Qui, invece, trovate un riassunto dei dati presentati, curato da Carlo Ruggero per Rassegna, giornale di CGIL.

Ciò che si evince è una scarsa fiducia nel futuro, grande disinformazione su Leggi e iniziative governative, una totale ignoranza sul tema della flexecurity. Insomma i giovani non ci fanno proprio una bella figura. Di seguito riportiamo alcune tabelle tra le più significative, anche se la fotografia scattata mostra molto di più sulla percezione, soprattutto a livello qualitativo. Resta poi un errore imperdonabile nel solito modo di approcciare la precarietà come “tutto quello che non è lavoro dipendente” (cfr. Tab. pag. 24). Piepoli rimandato a settembre.

La percezione della precarietàSecondo Cesare Damiano “in Italia il lavoro flessibile interessa il 12-13% circa degli occupati. Si tratta di un dato allineato agli standard europei: la differenza è che in Italia si rimane troppo a lungo nella condizione flessibile e questo aiuta l’identificazione della flessibilità con il precariato“.

Tra precari e flessibili dunque c’è soltanto uno “salto temporale”, che si può ipotizzare (visto il recente tetto fissato per i contratti a termine) in 3 anni. Sarà l’approccio corretto? Sergio Marchionne ha ribadito, invece, che alle imprese “non servono dipendenti usa e getta“. Flexecurity, questa sconosciutaGli interventi a Torino sono stati numerosissimi. Tutti hanno qualcosa da dire sul precariato.

La giornata di venerdì è disponibile su questo link, registrata per intero da RadioRadicale.it. Il dibattito di sabato, guidato da Massimo Mascini del Sole 24 Ore, è diponibile invece qui, sempre per intero. Altri resoconti dell’evento sull’Espresso online. Lascio poi in download una breve rassegna stampa (in .PDF) degli articoli usciti sabato e domenica sulla stampa nazionale e il link a “Precarietà, il bluff della flexicurity solo per chi se la può permettere”, ancora di  Sebastiani per Liberazione.

I nuovi dipentonomi

Mettete insieme il forfettone + l’impossibilità di reiterate i contratti a termine oltre i tre anni (come previsto nel protocollo sul Welfare) e che cosa succede? I Co.co.pro con determinati limiti di reddito diventano (leggi “sono caldamente consigliati di diventare…“) Partite IVA! A segnalare questo nuovo fenomeno migratorio è Chaiworkers. Lo scopo? Aggirare i nuovi benefici legati a malattia o maternità.

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