Glossario retributivo autonomo

Lo stipendio si riceve alla fine del mese sulla scrivania dell’ufficio: sono gli altri (la tua amministrazione) a dovertelo recapitare. C’è anche chi si incazza se arriva il giorno dopo. Per un lavoratore autonomo è il contrario. E’ lui a spedirlo per posta alle amministrazioni, sotto forma di fattura, soltanto a lavoro ultimato. Deve perdere tempo per farsi pagare (ed è tempo non pagato) e incrociare le dita ogni volta che imbuca la lettera.

Al posto degli scatti di anzianità ha spesso quelli di nervi. Contingenza, poi ha tutto un altro significato, più simile a “casualità” e “accidentalità”. Di variabile invece ha soltanto i tempi di pagamento: 60, 120 o più giorni. E come premi al massimo quelli sulla spesa. Sui rimborsi spese stendiamo un velo pietoso..

Possibile che esistano due culture così distanti per figure professionali (subordnati e autonomi) che concorrono ugualmente alla crescita e allo sviluppo di un’impresa?

P.S. Altri post sullo stesso tema: “A mie spese“; “I tre gringos“; “Costo orario e consulenza“; “Pagamenti dei professionisti“; “Surriscaldamanto da rotazione bassoventrale“.

Creativa è la classe

Corteggiatissima, la classe creativa ogni tanto alza la testa. Non per vanità – credo che i proclami di W. Veltroni (si veda il pamphlet “Un piano per sostenere la classe creativa” pubblicato sul Sole 24 Ore, in luglio, e il commento di Alberto Abruzzese) o i siti vetrina dell’Ulivo non abbiano sortito effetti di rilievo – ma per necessità. Per prendere aria.

Molte risposte parziali al perché questo sia necessario, almeno per il mondo della ricerca, si trovano raccontate scientificamente in Intelligenze Fuggitive (a cura di Gigi Roggero), testo neppure troppo datato. Senza complicare troppo la questione :-) c’è anche un livello più banale ed è quello dell’organizzazione e dell’esercizio libero del proprio lavoro e della tutela dei propri diritti.

Primo Congresso Freelance 2007 - ADCI

Temi che ieri hanno raccolto nell’Aula Magna del NABA – Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano oltre 250 creativi indipendenti che nell’epoca della “manodopera intellettuale a basso costo” rischiano di farsi travolgere dallo shopping sfrenato di idee che l’impresa markettara di oggi tritura senza sosta.

[Illustrazione di Lucilla Lanzoni, art director milanese]

Su JOBtalk ho riportato alcuni spunti emersi durante il “Primo Congresso dei Freelance 2007” (qui vi lascio una versione estesa dell’articolo in formato .PDF).

Il problema è il solito: acquisire una posizione competitiva come lavoratori autonomi. Sul fronte dell’innovazione i creativi non hanno nulla da imparare. Si auto organizzano, eliminando perfino barriere fisiche e uffici. Si veda il bel servizio [che mi ha segnalato Anna, grazie!] riportato su D-Web sulla nuova famiglia di “Digital Bohème”, (alle pagine 130-1, 132-3 e 134 del numero 566 del Magazine). Ma la questione della tutela della professione è molto diversa. L’Art Directors Club Italiano ha deciso di promuovere per loro una nuova associazione che supporti il lavoro dei freelance attivi nel segmento della creatività (moda, design, pubblicità). Sul blog BolleBlu e su quello di ADCI si possono trovare maggiori dettagli e seguirne le evoluzioni.

[Last but not least. Segnalo agli appassionati del tema “freelance” due bellissime ricerche appena pubblicate nel Regno Unito sulla consistenza del business generato dai creativi di Londra e sul salario e le condizioni dei “solo workers”, i lavoratori autonomi. I due studi (in .PDF) sono “London’s Creative Sector: 2007” e “Freelance and Interim Salary & Benefits Survey“, quest’ultimo una vera chicca per capire le retribuzioni in UK, recruiting, longevità e motivazioni dei freelance. Fonte Web: qui]

Creative CampP.S. Stavo quasi dimenticando. A chi interessa [a me no, per esempio], e di tutt’altro genere, sabato 6 ott. si tiene l’ennesimo camp. Questa volta Creativo.

La seconda pausa

Sarebbe interessante applicare taluni modelli dell’informatica alle differenti modalità di lavoro contemporaneo. Per esempio, l’idea di black box – che ha sempre ossessionato gli sviluppatori open source, i ricercatori che si occupano di antivirus o gli appassionati di reverse engineering, ma facilitato la vita a chi deve fare debug o test di ogni tipo – ha una sua logica anche rispetto a taluni strati dell’applicazione lavorativa di ogni giorno.

Come una scatola chiusa, si lavora spesso in termini di input a output. Anche nel lavoro più legato alla produzione intellettuale, non soltanto alle macchine. Una volta certamente era così per tutti i contesti imprenditoriali [in particolar modo in quelli sbilanciati verso il lavoro operaio] e c’erano anche sirene, cancelli chiusi, impianti disattivati per separare le “scatole del tempo”. Oggi, se fate caso, una luce accesa c’è sempre. Internet non chiude mai, così come la posta elettronica o il BlackBerry. Questo blog è always on, per esempio.

L’unica macchina che si può spegnere è il corpo. Le sue pause sono cancelli, la posizione orizzontale è forse l’azione più efficace di disinnesco del sistema.

In questi giorni di superlavoro, giorni in cui mi vergogno persino a guardare le richieste pendenti in posta elettronica (chiedo venia a tutti, indistintamente), ho capito che la scatola si può allargare a piacere. Annullare lo slash tra I/O. Un metodo semplice semplice è quello di ridurre l’efficacia della seconda pausa, la cena, per ricominciare subito dopo, tuffandosi nella black box.

C’è chi definisce i nuovi lavoratori che operano sui processi della conoscenza e sull’elaborazione di informazioni attraverso tecnologie informatiche “operai dei dati”. Beh, diffidate di questa analogia.

Unconference per professionisti

Qualche giorno fa si è tenuta a Minneapolis la prima unconference per selezionatori professionali. Denominata “Recruiting Un-Conference – Intergenerational Recruiting” è finora unica nel suo genere perché rivolta principalmente a un pubblico di specialisti.

Si è discusso di “intergenerational recruiting”, di best practice nell’ambito del social networking e dell’uso dei blog per il recruiting e per l’employer branding.

Non mi dispiacerebbe vedere anche in Italia professionisti o meglio ancora piccoli imprenditori, giovani o lavoratori autonomi con alta specializzazione (in comunicazione, design, consulenza in direzione d’impresa ecc.) muoversi in questa direzione.

I padroni del sindacato (dei giornalisti)

Una volta i sindacati si contrapponevano ai padroni, oggi si misurano anche e soprattutto con le minoranze sindacali e quelle nuove classi di lavoratori, prive di rappresentanza ufficiale, che ne mettono in luce l’obsoleta incapacità di trasferire le necessità reali sui tavoli della concertazione. Chi legge questo blog sa che non amo la spudorata parzialità con cui CGIL, CISL e UIL proteggono i propri iscritti, anche se ritengo irrinunciabile dialogo, rappresentanza e delega. Qualcosa, però, non va. In ordine soprattutto alle marginalità del mercato, sempre più marcate.

La vicenda dell’Organismo di base dei sindacati dei giornalisti, che avrebbe tutelato i freelance, la dice lunga sullo sfascio di un sistema che mira più alla conservazione del potere che alla rappresentanza. Ciò che è accaduto è indecente: è difficile giustificare come una (oramai) maggioranza di lavoratori di un settore non sia rappresentato. E’ antidemocratico e folle.

Questa malattia porterà alla cancrena le relazioni industriali e incomincia già oggi ad allontanare le giovani generazioni dalle stanze ammuffite dei sindacati. Condivido perciò la dura accusa di Senza Bavaglio alla combriccola di Serventi Longhi e dei suoi Abacuc regionali. Così si conclude la denuncia, che consiglio di leggere:

Un sindacato così rischia di non andare da nessuna parte e deve immediatamente capire che se non si trasforma radicalmente, cambiando funzioni, metodi, e comportamenti – affiancando al tradizionale ruolo da antagonista nuovi ed efficaci compiti da protagonista – e non ultimo liberandosi della zavorra, è destinato a celebrare il suo funerale.

Atipici, cosa cambia con la Riforma

Mi sono sbagliato non è passata inosservata la stangata sugli atipici. Della porcheria di cui abbiamo parlato il giorno dell’accordo sulle pensioni si è accorto il giornale che tratta i temi economici in maniera più tecnica, ovvero Il Sole 24 Ore. Per gli altri quotidiani la solita sequela di dichiarazioni politiche

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Quei bravi ragazzi

Raggiunto l’accordo sulle pensioni (se soltanto guardate gli orari dei take d’agenzia c’è da chiedersi come mai si arriva sempre a stringersi la mano dopo le 3:00 di notte, mah)… lo scalone è scalinato, pace fatta almeno davanti alla stampa, accolte proposte che erano già nelle leggi scritte da anni (revisione automatica dei coefficienti) e alla fine bravi tutti. Nei contenuti l’accordo è quasi accettabile con una soluzione che si poteva decidere tre mesi fa senza troppe moine. E’ nella copertura finanziaria che è indecente!

La questione infatti, ne sono certo, passerà inosservata. Scrive Repubblica.it:

Le Risorse per la Riforma delle Pensioni

Domandina: che significa? Ecco la risposta, contenuta nei take d’agenzia.

(ASCA) Il superamento dello scalone ha un costo valutato in 10 miliardi di euro in 10 anni. Le risorse per la copertura sono individuate nella razionalizzazione degli enti previdenziali e nell’aumento dell’aliquota contributiva per i parasubordinati, che salirà di un punto l’anno in tre anni. Previsto poi un contributo di solidarieta’ a carico delle pensioni alte.

Detto altrimenti: l’abbattimento dello scalone lo pagheranno i parasubordinati!!!!!!!!! Per permettere l’uscita a 57 anni di lavoratori dipendenti super tutelati si interviene sui Co.co.pro e sulle Partite IVA che non vedranno pensioni dignitose neppure lavorando fino a 70 anni. E qualcuno ha pure il coraggio di prendere per il culo:

(AGI) “E’ stato fatto un importante passo in avanti – ha sottolineato il ministro delle Politiche Agricole De Castro – e credo che il Presidente del Consiglio sia stato capace di trovare non solo la soluzione del problema, ma anche una soluzione equilibrata che tenga conto delle giuste istanze sulle fasce più deboli della società e comunque le più esposte”.

Niente e nessuno [a meno di una presa di posizione FORTE e VINCOLANTE, ovvero impossibile per questo Governo] potrà impedire agli imprenditori di rivalersi sulle parcelle dei lavoratori autonomi quando si alzerà il costo del lavoro. (Anticipammo la questione già qui) Gli autonomi non hanno sindacati e non esiste diritto acquisito su un contratto di consulenza. Sono dunque tutti d’accordo: Confindustria, Sindacati e Governo. Tutti quelli seduti al tavolo, appunto. E a pagare sono quelli fuori.

Che caldo ragazzi in questi giorni..

UPDATE: Si legga anche questa intervista a Tito Boeri: “Riforma pensioni: giovani illusi” (file .TIF).

Surriscaldamento da rotazione bassoventrale

Ci sono tre categorie di soggetti/imprese che (insieme ai “3 gringos“) mi fanno girare ampiamente le palle in relazione ai pagamenti di lavori fatti e finiti:

  1. quelli che non ti pagano da 5 mesi [e ti fanno perciò pagare l’IVA non avendola tu ancora incassata!!] e che, pur avendo una società di 200 persone, hanno un orario dell’ufficio fornitori con una sola persona che lavora unicamente il lunedì dalle 9:00 alle 12:00 e ha il telefono costantemente occupato;
  2. quelli che cambiano le specifiche sui pagamenti, tipo ti pago a 3 mesi e non più a 60 giorni, senza dirti un accidenti di niente pur avendo tu fissato per contratto queste clausole di pagamento;
  3. quelli che ti pagano diversamante da quanto emesso in fattura e scopri soltanto con l’estratto conto che si sono divertiti a decurtarti qualcosa e si attendono una fattura nuova rettificata a ribasso.

 

Qualcuno conosce un Albo per iscrivere società che praticano deliberatamente l’Irresponsabilità Sociale d’Impresa?

Gestione separata dal resto del mondo

Studio ACTA Pensioni Professionisti con Partita IVASegnalo lo Studio (file .PDF) molto accurato realizzato da ACTA sulla pensione di chi lavora come professionista con partita IVA (senza un Albo Professionale) e sulla Gestione Separata INPS, considerata senza mezzi termini dall’associazione dei consulenti del terziario avanzato “il sistema previdenzale più iniquo della storia d’Italia”.

In sintesi, i maggiori nodi di INPS 2 oggi sono:

  1. l’impossibilità di cumulare automaticamente e senza costi aggiuntivi tutti i contributi versati in diverse casse e gestioni (la recente modifica sul ricongiungimento pone anche il limite minimo di contribuzione di 5 anni per ciascuna posizione..);
  2. il fatto di scaricare sul lavoratore costi non sostenibili, in nome di un principio di solidarietà “al contrario”, che toglie a chi non ha mai avuto accesso ad alcuna tutela sociale per assicurare il mantenimento di privilegi acquisiti da chi invece ha pienamente sfruttato il welfare state (e qualche volta abusato di esso) [detto altrimenti: Inps2 riversa la sua liquidità nella ragioneria generale dell’Inps];
  3. il costo più elavato rispetto a tutte le altre tipologie di autonomi (artigiani, commercianti, professionisti con ordini) e, diversamente da quanto comunemente ritenuto, costoso quasi quanto quello per i dipendenti, ma nettamente più avaro nelle sue prestazioni;
  4. la bassa restituzione in proporzione a quanto versato;
  5. l’applicazione a tutti, indipendentemente dall’età, del regime contributivo puro;
  6. l’impossibilità di avere uno spazio per la previdenza complementare [infatti il TFR chi ce l’ha?].

 

Questo uno schema sul costo della contribuzione dei collaboratori con Partita IVA rispetto ad altre categorie.
Contributi pensionistici obbligatori per diverse tipologie di lavoro autonomo

Contributi Obbligatori per PARTITE IVA