Nasce la rappresentanza del lavoro autonomo

La RETENasce oggi, ufficialmente, un nuovo soggetto politico.

Non in senso partitico, ma sociale. Già annunciato informalmente qualche mese fa, prende oggi la forma di una struttura organizzata, con cui confrontarsi senza intermediazioni. È la RETE delle Associazione dei Professionisti Autonomi, gruppo di 12 associazioni che annovera complessivamente circa 16.000 iscritti e raccoglie i lavoratori autonomi di seconda generazione, che operano nell’ambito delle professioni intellettuali senza Albo (anche se in realtà si rivolge a tutti i lavoratori della conoscenza…).

Obiettivo dichiarato: “Acquisire nuovi diritti e sviluppare opportunità di crescita“.

Gli aderenti sono: Acta, Agens Sviluppo, Aisl, Aiti, Atdal, Federprofessional, I-NETWORK, Lavoro Over 40, Manager Associati, Manageritalia Milano, Obiettivo 50, UnBreakFast.

Questo il comunicato stampa ufficiale.

P.S. Se posso permettermi un consiglio: se sei un lavoratore autonomo, un disoccupato, un freelance, un consulente, un contratto a progetto.. che usa la testa per lavorare, non pensare soltanto a che cosa la RETE può fare per te.

Siate previdenti, usate i soldi degli altri

Pensioni e assistenza. Se ve ne fosse bisogno, ricordiamo ancora una volta una stortura tutta italiana. Ne parla Giorgio Meletti in “Chi paga le pensioni? Il popolo dei call center“, pubblicato oggi sul Corriere della Sera, dove si dimostra come il metodo contributivo sia valido soltanto in astratto. I lavoratori autonomi già l’hanno capito dal 1996. In pratica si chiede a ognuno di raccogliere il fieno in cascina, poi INPS mischia tutto, e chi si è visto si è visto, con il paradosso più volte denunciato su questo blog che alla fine sono i parasubordinati a pagare l’assistenza del parco buoi dei garantiti.

Il mestieraccio di scrivere

Torno, apro qualche finestra e chiudo. Qui in casa fa freddo, sto cercando di riscaldarmi un pò come in Vita da Bohème. Vi segnalo qualcosa, non molto.

In tema di lavoro, freelance, giornalismo e blog, ringrazio Marco per la citazione di Humanitech nel pezzo “Targhe Alterne, chiedi all’oste come è il vino“, dove si suggerisce che per ogni decurtazione di compensi un copywiter potrebbe ridurre, per esempio, la quantità di lettere nei suoi testi. Buona idea.

E ricordo, invece, a chi non se ne fosse accorto, che il contratto dei giornalisti è in dirittura d’arrivo e – estromettendo la FNSI i rappresentanti degli autonomi – prevede una tranquilla pedata nel culo ai giornalisti freelance. Chi in passato si è sciacquato la bocca, in fase di rinnovo, con la solidarietà ai precari e lavoratori autonomi (ricordo un comunicato sindacale persino del TG1) ora se ne sta tranquillamente zitto. Senza Bavaglio – che ha rinnovato il sito, finalmente, bravi!! – fa il punto della situazione.

Sempre in tema di lavoro e scrittura, è passato piuttosto inosservato l’articolo di qualche setttimana fa sul “mestiere di blogger”. Un pezzo del WSJ, ripreso da Alberto Flores D’Arcais su Repubblica.it, non ha fatto per nulla discutere a dimostrazione che tra i blogger italiani non esista ancora alcuna necessità di mettere in relazione blog professionali e ricavi. Ognuno fa per sé. La blogopalla della “filosofia del dono” e stronzate simili hanno lavorato a dovere in questi anni. Intanto gli aggregatori e i portali più o meno sperimentali, finiti in mani di “abili manovratori”, che vivono del contributo (semi)gratuito di utenti entusiasti di regalare tempo, intascano.

Pillole di coworking

Segnalo ai liberi professionisti e ai lavoratori indipendenti l’articolo “Se il collega fa un altro lavoro. Professioni diverse, stesso ufficio: per risparmiare e allargare gli orizzonti” (.PDF), uscito domenica su La Stampa, dedicato al tema del coworking e realizzato da Valentina Avon che ringrazio per la gentile citazione di Humanitech.it.

Come racconta la giornalista, le iniziative di Coworking Project a Milano e di La Pillola a Bologna sono assolutamente da seguire…

Più atipico di così

Arriva anche dall’Inps una conferma dei trend di crescita del lavoro atipico. Mentre gli iscritti alla Gestione ordinaria sono cresciuti dell’1% su base annua (tra il 2007 e il 2008), per Co.co.pro e Partite IVA della Gestione Separata si parla di un +4,5%. Questi i dati dall’ultimo Rapporto INPS 2009, presentato ieri.

Iscritti INPS - 2007 - 2008

Qui alcuni materiali in download:
Rapporto INPS 2008: Parte I (.PDF da 5,9 MB)  – Rapporto INPS 2008: Parte II (5,4 MB) – Executive Summary – Rapporto INPS 2009 (.PDF 70 Kb) – La Relazione del Presidente INPS (.PDF 0,7 MB)

DDL Ichino sulla contribuzione degli autonomi

In direzione opposta a quella dell’ex ministro del Lavoro Cesare Damiamo, ecco il testo del Disegno di Legge presentato da Pietro Ichino dal titolo “Riforma del sistema pensionistico per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata“. A una prima lettura appare più che ragionevole, proponendo una sistemazione di alcuni buchi neri della legislazione in materia di contribuzione complementare, totalizzazione e aliquote.

Rivoluzione un paio di palle

Da oggi il lavoratore autonomo è meno solo: con queste parole Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale della Stampa saluta il nuovo welfare dei collaboratori autonomi” (Fonte: Agenda del Giornalista – Informa“)

La FNSI stappa lo spumante per le recenti modifiche apportate dall’Istituto di Previdenza dei giornalisti alle norme per la tutela dei giornalisti con contratti Co.co.co. spacciando il risultato per un traguardo che tocca in generale “i giornalisti freelance“. In realtà, è l’applicazione di settore del Protocollo sul Welfare varato oltre un anno fa e che i soliti bradipi sindacali nostrani hanno reso operativo guardando a normative nazionali. La variazione si applica soltanto a chi in sostanza lavora come dipendente mascherato (i Co.co.co, ancora attivi nel mondo del giornalismo, che culo) e di autonomo ha spesso soltanto la bicicletta per pedalare.

Certo, si obietterà, è meglio di un calcio sui denti per questi lavoratori, ma chiamarla “Rivoluzione” mi pare eccessivo a fronte del fatto che era già fin troppo evidente che qualcosa non andasse per i giornalisti collaboratori e che i lavoratori autonomi, quelli veri, da oggi sono ancora più soli.

I lavoratori non sono tutti uguali

Finalmente un approfondimento degno di questo nome in TV sui temi degli ammortizzatori sociali e del precariato. La bella trasmissione di Ilaria D’Amico (Exit su La7) ha fatto capire qualcosa di più agli italiani: sul blog di Exit potete rivedere i servizi della puntata di ieri.

Tema centrale: la sperequazione tra “garantiti” e “atipici” nei trattamenti economici per i periodi senza lavoro. Quello che è emerso è una giungla di soluzioni (CIG, CIGs, incentivi da Legge Marzano, Indennità di disoccupazione, Mobilità, Assegni vari) e la scopertura totale dei precari. Si passa dalla Serie A ai gironi promozionali.

Un esempio: indennità pari all’80% del reddito dell’ultimo anno per 7 anni (ex dipendenti Alitalia) al 10% per un anno (co.co.pro e neppure per tutti).

Il Ministro ha ribadito che qualcosa appunto si sta muovendo per i Co.co.pro in monocommittenza*, ma ha pur ammesso che si dovrà fare di più. Il Governo a ogni modo ha puntato in questo periodo di crisi sul gruzzolo distribuito alle amministrazioni locali con l’accordo Stato-Regioni, che servirà per ammortizzatori in deroga.

Cfr. Legge n. 2/2009 [Titolo III – Art. 19, comma c2] di conversione del D.L. n. 185/2008 approfondita tecnicamente da Laura Spampinato qui)

La puntata ha fatto però capire qualcosa di più anche sul fronte politico: a fianco di un ministro che è parso ascoltare più che parlare, dicendo molto con il suo silenzio, c’era un Enrico Letta incapace di far capire agli italiani la proposta Franceschini (Franchesche?), un Bonanni inguardabile, che pareva uscito dall’Osteria Tre Marie e alla domanda “Avete mai fatto manifestazioni per i precari?” ha risposto “Alcuni le hanno fatte, sbagliando!“, una Concita De Gregorio, che sulle statistiche proprio non c’azzecca, e per fortuna un ottimo Michel Martone, al quale personalmente farei guidare il mio “partito” ideale, poco politico e molto dentro la realtà dei fatti, contenuto negli interventi, ma preciso e pungente.

Una bocciatura evidente della nostra classe politica e sindacale.

Peccato per i mancati interventi dal pubblico, tra i quali ho riconosciuto volti noti. Bravo Salvo Barrano, già conosciuto in questa occasione, che non si è fatto imbonire dal ministro con la solita manfrina sulla libertà e le magnifiche sorti umane e progressive di chi ha una partita IVA.