Inizia un’interessante serie di indicazioni su come diventarlo, curata da Laura Gargiulo di Italian Web Design, e pubblicata sulla bella e nuova rivista online blogMagazine (scoperta via Infoservi.it).
Autonomi
Fantasmi con partita IVA
Anche Sergio Bologna ritorna sul Rapporto CNEL, per far notare come in un Rapporto di 1.200 pagine soltanto una sia dedicata al lavoro autonomo di seconda generazione, per affermare che sia un fenomeno inesistente.
Creativi con partita IVA, copywriter, freelance, sviluppatori Web indipendenti, consulenti di ogni genere, che lavorate con aziende private o pubbliche, grafici, pubblicitari, traduttori, giovani 30enni a progetto, formatori, visuristi, designer, auditor indipendenti, temporary manager, illustratori, animatori, scrittori, enologi, fiscalisti, restauratori, medici non convenzionali, fotografi, doppiatori, video maker ecc. mettetevi l’anima in pace: non esistete!
Non contate un cazzo.
Pillole Web per indipendenti e over 40
Segnalo che:
1. ACTA – Associazione Italiana Consulenti Terziario Avanzato ha rinnovato il suo sito. Se poi siete interessati ha aperto anche il tesseramento per il 2009.
2. Anche ATDAL Over 40 è entrata nella rete di associazioni professionali di cui Humanitech ha parlato qualche mese fa;
3. Nasce Overquaranta, sito di job posting e altri servizi, che si è posto come obiettivo quello di “riuscire a portare le competenze di chi le possiede, manager e consulenti, a chi ne ha bisogno, le piccole e medie aziende italiane, che di management e consulenza necessitano per consolidarsi e per crescere“. Dategli un’occhiata.
Dire di no
C’è chi ne ha fatto una teoria articolata e ben documentata (cfr. “Il No Positivo“, Corbaccio, 2007, 16,40 euro), come William Ury – che anni fa ho anche avuto l’occasione di intervistare – ma c’è anche chi, scovato con un search molto causale tra i vecchi feed dei siti per freelance, ha raccolto qualche tempo fa in maniera più empirica una serie di motivazioni, più o meno condivisibili, per dire di no mentre si lavora come freelance.
Ecco alcune domande (generalizzate da me) di un cliente alle quali un lavoratore indipendente dovrebbe rispondere negativamente:
1. potresti mostrarci un nuovo esempio (leggi “prodotto”) affinché noi possiamo decidere meglio che cosa fare?
2. puoi applicare questo tasso di sconto?
3. puoi svolgere le pratiche iniziali, acquisendo servizi per conto nostro, slegati dalla tua produzione, in modo da avviare il lavoro che ti abbiamo assegnato?
4. potresti copiare questa idea di un altro consulente?
5. accetteresti un compenso esclusivamente vincolato al successo delle mie vendite?
6. ho un’idea geniale, me la svilupperesti?
7. mi lasceresti il tuo instant messenger così raffiniamo la lavorazione in corso d’opera?
8. posso pagarti tutta l’attività svolta soltanto a fine lavori?
9. puoi fare questo lavoro per domani o nel week-end?
10. mi assicuri che tutto quello che fai per me non costituirà fonte d’ispirazione per altri tuoi lavori?
Fonte: WakeUp Later.
La formula della domanda è comunque segno di cortesia. Ci sono, però, anche atteggiamenti e affermazioni che vanno fermate (e discusse) sul nascere. Formule piuttosto note ai freelance, di questo genere:
1. inizia a lavorare al progetto, poi valutiamo quanto quotare il tuo impegno…
2. aggiungi pure queste altre attività nel budget che abbiamo fissato…
3. anticipa tu queste spese che vediamo a consuntivo come comportarci con l’amministrazione..
4. non credo ti costi nulla una mezza giornata in più…
5. presentati pure a nome nostro (a terzi), senza dire che sei un consulente…
6. non ti preoccupare, le idee che ci hai proposto in un modo o nell’altro verranno utilizzate…
7. non mettiamo un termine esatto, perché è possibile che l’attività si prolunghi…
8. mentre sono in ferie, non pensare soltanto alla tua parte di lavoro concordata, ma coordina pure tu il progetto al posto mio…
9. fatto uno, fatti cento, non credo sia un problema irrisolvibile…
10. il capo ha apprezzato moltissimo l’idea studiata insieme negli ultimi tre mesi, ti giro l’ultima e-mail che mi ha mandato ieri…
11. non posso farci nulla, gli altri mi impongono queste condizioni per te e non credo sia il caso di farti parlare con loro, sono intrattabili…
12. lavora soltanto per me, non ascoltare nessun altro in azienda che ti offre lavoro, sono inaffidabili…
13. per fare partire questo progetto devi prima spiegarmi nel dettaglio come farlo, perché io possa proporlo al mio capo.. se poi verrà stanziato il budget il lavoro sarà certamente tuo…
14. il vantaggio maggiore per te è quello di lavorare con una grande impresa come la nostra…
Ecc.
Credete che siano punti chiari, oppure come le barzellette sui carabinieri, vadano anche spiegate a qualcuno?
Scegliere l’uovo oggi
Esce oggi nelle librerie il nuovo libro degli autori del fortunato Generazione Mille Euro curatori anche dell’omonimo blog molto frequentato. Bravi. Si intitola Jobbing, edito da Sperling & Kupfer.
Ancora non ho avuto modo di visionarlo, ma l’opinione che posso farmi – per ora – dagli articoli usciti sulla stampa e, in particolare, da quello odierno pubblicato sul Messaggero non è molto buona. Mi spiace per questi autori che apprezzo.
Ho come l’impressione che i giornalisti che presentano il testo vogliano rendere “escamotage” i nuovi lavori. Geniali trovate, insomma, per assecondare un mercato asfittico. Attività, però, che si basano unicamente sul trend setting come cavallo di battaglia per lavorare e offrire servizi. Ovviamente a termine, come tutte le mode. Dopo la virtualizzazione dell’economia, ora si passa alle professioni “di moda”, alle competenze pro tempore che si dissolveranno col tempo. Utili oggi, inutili fra qualche anno. Il messaggio è chiaro: niente galline domani, oggi si campa con un uovo al giorno. A onor del vero, la tecnica narrativa del “lavoro figo” che risolleva lo spirito è sempre esistita, ma in tempo di crisi dà particolarmente fastidio. (A me, ovviamente).
11 febbraio 2003
Oggi, sei anni fa.
Fui licenziato, è vero. Quasi me ne sono dimenticato, ma gli amici servono anche per questo, per ricordare. Grazie Andrea, restituirò il favore… Ad nutum, si dice, ovvero senza preavviso. Persi il lavoro, i colleghi e tutti i contatti e le informazioni che conservavo gelosamente sul mio PC. Fui “cancellato” da un’ora all’altra, senza alcun avviso. Dopo una settimana esatta – nonostante la tegola, leggermente destabilizzante – diventai giornalista professionista. Era il 2003.
Buoni pasto per i lavoratori autonomi
Combattere la crisi, fronteggiare i licenziamenti e il carovita. Bla bla bla, giornali pieni di notizie allarmistico-anticonsumistiche. Si compera sempre più low cost (unico segmento in crescita nella domanda di occupazione), si mangiano panini a 1 euro da McDonald’s, si viaggia RyanAir, se hai figli comperi la Dacia (uno dei pochi marchi automobilistici che non cala nelle vendite), per la casa ci sono i mobili Ikea e per i vestiti H&M. Ok, non butta bene. Situazione difficile. Ma proviamo a prendere la vicenda in maniera più tecnica. Ecco un suggerimento per i lavoratori autonomi, dimenticati dalla stampa, fuori moda, che pure loro se la devono vedere con l’inflazione…

Hai una Partita IVA? Vai a mangiare panini al bar e non riesci a farti fatturare il costo della consumazione? Ma sei scemo? Sveglia, fatti assumere, fatti dare i ticket restaurant e così è fatta. Molla l’idea di lavorare da solo, intruppati e combatti così il caro vita, evasore fiscale che non sei altro. Ritenute alla fonte e fanculo il commercialista. Bella vita, no?
Scherzo. Vi suggerisco questa mossa, semplificando molto il regionamento, poi valutate in maniera autonoma: acquistate buoni pasto intestati a voi. Sì, a voi lavoratori autonomi. Perché? Per recuperare un 20% sulle spese alimentari.

Premessa: ogni lavoratore autonomo o professionista indipendente (se è fuori dal regime del “forfettone“) può scaricare le spese di rappresentanza dalla base imponibile soggetta a tassazione IRPEF fino a un massimo del 2% (della base imponibile). Lo sapevate? Ristoranti ecc. se regolarmente fatturati finiscono in questa voce.
Facciamo alcuni calcoli sui massimali e sul risparmio in tasse:

Ora se spendete 100 euro portando fuori un cliente è abbastanza naturale e non crea difficoltà chiedere e ottenere una fattura. Ma se pagate 5 euro al giorno per un panino e una bottiglia d’acqua? Sono soldi persi.
Suggerimento. Facciamo l’ipotesi che le vostre spese di rappresentanza – che riuscite a farvi fatturare – siano inferiori al tetto del 2% della vostra base imponibile.
Mi dia due modelli 770 senza zucchero, grazie
Qualche breve riflessione sui costi di gestione di un freelance. Lettura consigliata ai lavoratori autonomi che hanno già fatto colazione da almeno due ore.
Ieri ho finalmente firmato un contratto per avere l’assistenza fiscale con un commercialista che mi costasse meno del precedente. Sono passato da 1.300 euro + IVA all’anno a 970 euro + IVA*. Di questi tempi 330 euro non fanno poi così schifo, ci pago due settimane di baby sitter tre ore al giorno. In ottica di ammortamento dei costi significa, per una media di 220 giorni lavorativi all’anno (facendo un parallelismo eccessivamente ottimista con un lavoratore dipendente…), circa 4,5 euro + IVA al giorno lavorato.
* Forza commercialisti, fatevi della sana concorrenza!!
Ora la cosa divertentente è che in entrambi i casi non era prevista la compilazione dei modelli 770, da pagare a parte.
Che cos’è un modello 770? Chi è Tatianaaa? E’ quel modello grasso, ma talmente grasso, che quando ci penso mi si ingrossano fegato e pancreas come un cocomero.
Ecco il caso:
– nel corso del 2008 ho offerto una collaborazione per scrivere un testo di 4.600 battute in un giorno di sovraccarico spaventoso di lavoro, i tempi stringono, chiedo assistenza a un giornalista amico, anche lui Partita IVA;
– il lavoro mi costa 230 euro + IVA + rivalsa del 2%;
– pago il collaboratore a 30 giorni e faccio il mio bel bonifico via F24 telematico per la ritenuta d’acconto di 46 euro.
Arriva il periodo di certificare la collaborazione, ovvero di redigere il modello 770. E quanto costa? La semplice cifra di 80 euro + IVA. Un terzo del valore del lavoro!! Più delle tasse pagate!
Un esempio classico di istigazione all’evasione fiscale, no? Ho deciso tempo fa di non cadere nel trabocchetto del lavoro nero o di accettare lavori con ricarichi strani (una volta mi fu offerto un lavoro da 5.000 euro con l’obbligo di restituire sottobanco 2.000 euro: il committente fu prontamente mandato affanculo). Queste cose però “fanno male al calcio”. Che cosa dite?
P.S. Qui un esempio PDF di Modello 770 Semplificato e con commenti (via AristideNIN).
Un quarto della torta
Inps ha pubblicato le aliquote previdenziali per il 2009 che i lavoratori autonomi devono alla Gestione Separata. Siamo a quota 25,72%. Se a qualcuno alzano i compensi per pareggiare l’incremento dei contributi me lo comunichi. Sarebbe una vera notizia.