Le reti dei professionisti indipendenti

Il titolo dell’incontro è piuttosto accattivante: “Social Network e Comunità di Pratica per lo sviluppo associativo e d’impresa: reale opportunità o utopia?“.

Ne discutono Professioni Intellettuali Unite, AICA e gli autori del libro Community Management (Apogeo, 2007) martedì 7 alle 18:00 alla sede SIAM in Via Santa Marta 18 a Milano.

Dalla padella

Aridaje. Walter Passerini sulle pagine del Sole 24 Ore di oggi ripubblica l’articolo di otto mesi fa proponendo un canale TV pubblico che si occupi di lavoro. E se qualcuno non la capisse – dice l’autore dell’articolo – ben vengano le iniziative private. Intanto Manpower fa prove generali con il programma Pit Stop Lavoro su Class CNBC (canale 505 di Sky) costituendo la redazione con i dipendenti interni. Un po’ come mettere Giuliano Cazzola a discutere da solo di lavoro sulla TV della Libertà (UPDATE: oramai chiusa!).

Lo scandalo degli Sportelli Biagi

La prima importante sperimentazione di servizio che avrebbe dovuto fornire un raccordo tra Pubblico e Privato – così come previsto nella Legge Biagi (ex. art. 13 del D.Lgs 276/2003 – Qui la Circolare Maroni del 2004) – è miseramente fallita. I cosiddetti “Sportelli Biagi” chiudono a Milano dopo soli due anni e mezzo di attività: hanno ricollocato stabilmente 32 persone e speso per questo 4 milioni di euro! “I fondi sono serviti a pagare le strutture, i dipendenti del Comune e le Agenzie private per il lavoro“, scrive il Corriere della Sera. Il business legato ai lavoratori svantaggiati non è nelle corde delle Agenzie private: lo si poteva intuire fin dall’inizio. La maggior parte degli impieghi era infatti a termine, secondo una logica che ricalca perfettamente la convenienza delle Agenzie.

La questione mi sta particolarmente a cuore, anche perché ho visto nascere questi sportelli. Nel periodo in cui il Ministero del Welfare (Maroni) aveva affidato a Italia Lavoro la selezione delle 7 Agenzie a Milano stavo svolgendo un tirocinio formativo proprio in quegli uffici. Mi accorsi subito della ridondanza dei costi e dell’impianto eccessivamente burocratizzato dell’iniziativa, oltre che dell’imprinting politico che serviva principalmente a creare immagine. Non mi stupì l’enfasi della conferenza stampa di presentazione. In molti, però, abboccarono. Seguendo nel tempo la vicenda ero certo che la fine che avrebbe fatto era esattamente questa.

In archivio ho qualche articolo sull’evoluzione: uno (“Fondi per lo sportello Biagi, a noi solo briciole“) riguardante la contestazione dell’allocazione dei fondi da parte della Provincia di Milano; l’altro di Avvenire (“Sportelli Biagi, un primato in bilico“) che faceva un primo bilancio (positivo). A dicembre 2006 parlava di 28 persone assunte. Oggi sono 32: questo significa che in 18 mesi di lavoro ne hanno ricollocati soltanto 4!! 

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Far carriera nel finance

Carriere in Banca e Finanza - Un click per il download del PDFSegnalo l’utile iniziativa del jobsite eFinanancialCareers – portale per il recruiting online che si definisce “numero uno al mondo al servizio dei professionisti e delle aziende del settore bancario, finanziario e amministrativo” – che mette a disposizione gratuitamente la guida “Carriere in Banca e Finanza” (.PDF in donwload) per chi desidera orientarsi sui percorsi di carriera nel mondo del finance.

Gli studenti che vogliono ricevere la copia cartacea possono fare richiesta all’indirizzo di e-mail info[at]efinancialcareers.it oppure richiederla in Università, presso gli uffici di orientamento degli Atenei e delle Business School in questa lista.

Lo zen e l’arte della manutenzione del lavoro autonomo

Desktop Get This DoneNon sono un fanatico delle teorie GTD (anche se mi sono disegnato il desktop esattamente con questa finalità e tutti i task che impiegano meno di 2 minuti di elaborazione li chiudo appena si presentano..) – che sta per Get This Done (Cfr. “Detto fatto!” di David Allen) – ma devo dire che non fa male a chi lavora in autonomia una rinfrescata periodica del principio secondo il quale la gestione efficiente del tempo sia realmente la chiave della produttività individuale.

In epoca di straordinari detassati – che non c’azzeccano, ovviamante, un fico secco con il lavoro autonomo – pur ponendo interrogativi interessanti nel raffronto – sorge spontana una domanda: come può un freelance, indipendente, migliorare le entrate senza alzare il costo delle prestazioni?

Quando non hai via di scampo sul “lavoro extra” (superando le civili 60 ore di lavoro a settimana) che sarà tassato sempre uguale, una delle soluzioni è di abbreviare i tempi di esecuzione. O meglio, eliminare tutte quelle distorsioni del tempo che intaccano la qualità dell’esecuzione. Le teorie GTD lavorano spesso sulle marginalità ed è una buona opzione. Perché se è vero che per scrivere un articolo ci vuole il tempo che ci vuole, non si può dire altrettanto delle risposte alle e-mail, della verifica dell’home banking e altre faccende collaterali [come amministrazione, finanza, marketing, relazioni, blog ecc.], che non sono esattamente il core business di un professionista, ma che ti ammorbano come la calura estiva e certo non puoi evitare a meno di spendere migliaia di euro in servizi (…e condizionatori).  

Zen habitsA questo proposito segnalo ai curiosi, dallo spirito euristico, una proposta per migliorare i comportamenti individuali durante il lavoro autonomo. Si tratta di una variante del GTD, definita Zen To Done (ZTD), che si qualifica come “The Ultimate Simple Productivity System” e analizza – a differenza della teoria di Allen – un habit alla volta. L’autore del blog Zen Habits (57K subscribers ai suoi feed!) richiama alcune simpatiche e a mio avviso utilissime regole (cfr. anche qui) per aggredire la passività alle situazioni più dispersive. Sì, certo, alcune sono un po’ delle “americanate”, ma come si dice in ZTD basta prendere ciò che serve, a piccole dosi. Salvo il fatto che la teoria dei 2 minuti di GTD continua ad avere, a mio avviso, una sua porca funzionalità.

Le caramelle HariboDarsi delle regole non è sbagliato, no?

Non è immediato seguire ovvie quanto difficilmente realizzabili indicazioni del tipo “Semplicemente fallo!“, ma non è neppure il caso di trovare motivazioni e stimoli positivi soltanto nei prodotti della Haribo, ai quali credo oramai di avere sviluppato una pericolosa dipendenza :-) 

Il secchio delle Comunicazioni Obbligatorie

Sono numeri impressionanti quelli che sta registrando in silenzio il Ministero del Lavoro, che per la prima volta nella storia è in grado di produrre dati reali sull’occupazione (diversi cioè da quelli Istat, realizzati con calcolo statistico). Comunicazioni ObbligatorieSi tratta delle Comunicazioni Obbligatorie (CO), un istituto che con il Decreto Interministeriale del 30 ottobre 2007 è stato esteso a tutti i datori di lavoro pubblici e privati che hanno l’obbligo di comunicare alla Pubblica Amministrazione l’assunzione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro. L’imposizione – che interessa datori di lavoro privati, enti pubblici economici, pubbliche amministrazioni, agenzie di somministrazione e intermediari – è diventata operativa dall’11 gennaio 2008. Da questa data a oggi le CO trasmesse sono oltre 6 milioni e diventeranno circa 30 milioni (!) a fine anno.

Sono 4 tipologie di comunicazioni, pensate tra l’altro per prevenire le cosiddette “morti bianche”, lavoro nero e irregolarità. Ciò che più interessa, come si può intuire, sono le assunzioni (da comunicare il giorno che precede l’inizio del rapporto di lavoro), che danno il polso della situazione italiana sulla mobilità lavorativa e sulla dinamicità del mercato. La diffusione è ancora limitatissima, perché sono dati che vanno ancora compresi fino in fondo – per esempio la creazione di spin-off aziendali (cambio di ragione sociale) di un’impresa comporta la riassunzione ecc. – ma già si può notare come ci siano alcune sorprese, per esempio sul rapporto tra numero di comunicazioni che riguardano il tempo determinato + co.co.x + somministrazione e, sul fronte opposto, quelle relative al tempo indeterminato.

Le comunicazioni obbligatorie al 28 aprile 2008

Comunicazioni obbligatorie - 28 aprile 2008
Dati al 28.04.2008 (dall’11.01.2208) – Fonte: Ministero del Lavoro

Questa base dati è una vera manna per ragionare in termini reali sull’andamento dell’occupazione e sulle dinamiche legate ai cosiddetti contratti precari/flessibili. E’ un secchio da cui pescare, ma dal quale ancora nessuno – in particolare i giuslavoristi italiani, gli opinion maker e i giornalisti d’opinione – ha attinto acqua.

P.S. A chi interessa il funzionamento tecnico, che tra l’altro è un esempio stupendo di cooperazione applicativa multipiattaforma (MS, IBM, OpenSource) su SPC, con raccolta dati in XML disponibili per altri Enti (Inail, Inps ecc.) via Web Services, lascio questo articolo in download: “Il sistema informatico delle comunicazioni obbligatorie” [.PDF, 1,8 MB da Innovazione.PA di aprile 2008].

Un manuale gratuito per le Partite IVA

Professionisti con partita IVAAltra bella iniziativa di ACTA – Associazione dei consulenti del terziario avanzato che ha realizzato questa guida dedicata ai consulenti che operano in regime di Partita IVA: “Professionista con partita IVA: cosa fare per partire?” (.PDF).

Si può scaricare liberamente dal sito di ACTA. È un manuale prezioso, soprattutto per chi deve iniziare, scritto da Sergio Bevilacqua, Alfonso Miceli e Anna Soru.

Una sintesi di esperienza e semplicità, per non lasciarsi spaventare dall’idea di lavorare da soli. Motivazioni, scadenze, suggerimenti.

Un breve, ma importante contributo. Grazie!

Dal videocurriculum a La7

Certo, visti così [cfr. esempio n° 1] i videocurriculum sono ottimi strumenti per presentarsi. Stupisce che ancora nessuno abbia pensato di inserire nei siti di recruiting online anche l’opportunità di fare upload di video (a fianco del classico CV), presi magari da YouTube o da blog personali.

Prove di videocurriculumIntanto chi è curioso di vedere dove porterà la strada del recruiting multimediale può seguire il concorso indetto da Videocurriculum.tv (del Consorzio Universitario di Pordenone e Pnbox.tv). Scadenza 30 aprile, risultati visibili il 16 maggio sul sito. In palio ci sono stage presso Leo Burnett  e a La7 (spero pagati!), iPod e PC portatili.

Telelavoro, una gabbia dorata ma aperta

Telelavoro sotto accusa. Ci prova Anna Masera con il racconto di una telelavoratrice pentita, che dopo anni di distanza dall’ufficio rientra e rinnega il passato. La vicenda – spalleggiata da un pezzo di Gianluca Nicoletti sulle patologie giapponesi degli hikikomori, giovani che vivono barricati in casa – ripercorre i soliti quattro stereotipi sul telelavoro: isolamento sul piano dell’organizzazione del lavoro; scarse relazioni sociali; incapacità di separare vita personale e impiego; deregolamentazione dei tempi di lavoro. Manca, ma è giusto ricordarlo, poichè spesso si cita, tra gli aspetti negativi l’immobilità nei percorsi di carriera.

Prossemica digitale e lavoro

Se è vero che ogni lavoratore fa storia a sé, è presto detto che questa vicenda lascia proprio il tempo che trova.

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