Il secchio delle Comunicazioni Obbligatorie

Sono numeri impressionanti quelli che sta registrando in silenzio il Ministero del Lavoro, che per la prima volta nella storia è in grado di produrre dati reali sull’occupazione (diversi cioè da quelli Istat, realizzati con calcolo statistico). Comunicazioni ObbligatorieSi tratta delle Comunicazioni Obbligatorie (CO), un istituto che con il Decreto Interministeriale del 30 ottobre 2007 è stato esteso a tutti i datori di lavoro pubblici e privati che hanno l’obbligo di comunicare alla Pubblica Amministrazione l’assunzione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro. L’imposizione – che interessa datori di lavoro privati, enti pubblici economici, pubbliche amministrazioni, agenzie di somministrazione e intermediari – è diventata operativa dall’11 gennaio 2008. Da questa data a oggi le CO trasmesse sono oltre 6 milioni e diventeranno circa 30 milioni (!) a fine anno.

Sono 4 tipologie di comunicazioni, pensate tra l’altro per prevenire le cosiddette “morti bianche”, lavoro nero e irregolarità. Ciò che più interessa, come si può intuire, sono le assunzioni (da comunicare il giorno che precede l’inizio del rapporto di lavoro), che danno il polso della situazione italiana sulla mobilità lavorativa e sulla dinamicità del mercato. La diffusione è ancora limitatissima, perché sono dati che vanno ancora compresi fino in fondo – per esempio la creazione di spin-off aziendali (cambio di ragione sociale) di un’impresa comporta la riassunzione ecc. – ma già si può notare come ci siano alcune sorprese, per esempio sul rapporto tra numero di comunicazioni che riguardano il tempo determinato + co.co.x + somministrazione e, sul fronte opposto, quelle relative al tempo indeterminato.

Le comunicazioni obbligatorie al 28 aprile 2008

Comunicazioni obbligatorie - 28 aprile 2008
Dati al 28.04.2008 (dall’11.01.2208) – Fonte: Ministero del Lavoro

Questa base dati è una vera manna per ragionare in termini reali sull’andamento dell’occupazione e sulle dinamiche legate ai cosiddetti contratti precari/flessibili. E’ un secchio da cui pescare, ma dal quale ancora nessuno – in particolare i giuslavoristi italiani, gli opinion maker e i giornalisti d’opinione – ha attinto acqua.

P.S. A chi interessa il funzionamento tecnico, che tra l’altro è un esempio stupendo di cooperazione applicativa multipiattaforma (MS, IBM, OpenSource) su SPC, con raccolta dati in XML disponibili per altri Enti (Inail, Inps ecc.) via Web Services, lascio questo articolo in download: “Il sistema informatico delle comunicazioni obbligatorie” [.PDF, 1,8 MB da Innovazione.PA di aprile 2008].

Ultima modifica: 2008-05-27T11:07:01+02:00 Autore: Dario Banfi

3 commenti su “Il secchio delle Comunicazioni Obbligatorie”

  1. Nessuna sorpresa, caro Dario. Che i contratti a tempo indeterminato costituiscano ormai l’eccezione negli avviamenti al lavoro piuttosto che la regola, con percentuali ampiamente al di sotto del 50% (si viaggia intorno al 30% circa, come anche dimostrato dai dati da te riportat), è cosa nota agli agli addetti ai lavori e agli osservatori attenti e non prevenuti del mercato del lavoro, nonchè ovviamente a coloro che sperimentano la ricerca del lavoro sulla propria pelle (ma qualli al massimo, si sa, “percepiscono” una condizione soggettiva, non rilevante statisticamente). Gli altri giocano, complici ignoranza e pressapochismo, sulla confusione tra dati di flusso e dati di stock e ci vogliono far credere il contrario.
    Segnalo agli interessati che in provincia di Milano dati analoghi sono da anni disponibili grazie all’Osservatorio del mercato del lavoro della Provincia e sono anche oggetto di analisi molto interessanti sul mercato del lavoro locale. )
    Un saluto.

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  2. Io non sono un metodologo, però da ricercatore sono persuaso che queste forme di raccolta dati “reali” (per carità, non cadiamo in un nuovo positivismo e/o nelle seccature delle tentazioni realiste e oggettiviste!) siano il futuro.

    ci toccherà ampliare la RAM di molto?

    grazie Dario

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