I creativi mettono i puntini sugli IN

Strano che per essere indipendenti sia necessario avere un buon network. E che per esercitare un’attività in autonomia sia indispensabile trovare tutele di gruppo. Eppure in un mercato che libera sempre più risorse verso il mondo freelance – e questo è ancora più vero nell’ambito della comunicazione, dove le multinazinali, gli editori e le grandi agenzie sono sempre meno impegnate in prima linea, ma svolgono routinarie attività di accounting e mark-up, lasciando la creatività ai piccoli agglomerati indipendenti – in un mercato così, trovare una rete di coworker virtuali è un’esigenza concreta e sana, che può contribuire a determinare regole non scritte e portare avanti  azioni che soltanto insieme possono trovare risposta, per esempio sul fronte delle tutele generali del Welfare State o della condivisione di strumenti, informazioni, attività di formazione e servizi.

I-Network

Per questo sono contento che abbia finalmente preso vita il nuovo (drupal)sito di I-Network, realizzato da Elisa Marras. Già attivi su LinkedIN, i creativi ora sono presenti anche qui.

Indipendenti italiani del mondo della comunicazione tenete d’occhio questa inziativa, seguitela! Meglio se da vicino (o da dentro..), comunque seguitela.

Avendo conosciuto i responsabili (Elisa, Rinaldo e Dilva) in occasione dei seminari ACTA su come farsi pagare da freelance posso dire che si tratta di persone affidabili che portano avanti un principio intelligente, sintetizzato nel loro Manifesto così:

Meglio In Network, che solo Indipendenti!

In bocca al lupo all’iniziativa.

Digital working tax e i commons del lavoro

La sinistra senza sinistra
Sinistra senza sinistra

Il sottotitolo di questo libro recita “Idee plurali per uscire dall’angolo“. E ben si addice ai temi affrontati, che per quanto riguarda il lavoro, vedono contributi di Tito Boeri sul Merito o il bel saggio di Sergio Bevilacqua sul Popolo delle partite IVA, qui liberamente scaricabile. in formato .PDF.

Molto interessanti sulle questioni tecnologiche sono anche i contributi di E. “Gomma” Guarneri sul tema dei commons e quello di Raf Valvola Scelsi sulle questioni della gratuità in Rete.

Ed è dal suo saggio, diffuso con licenza CC Not Commercial 2.5, che riporto un brano piuttosto interessante:

D’altro canto il software è necessario nel lavoro. Per lavorare, infatti, bisogna conoscere gli strumenti informatici. Pagare per imparare a utilizzarli è una vera e propria tassa di ingresso sul mercato del lavoro. è come se si pagasse una percentuale al governo britannico ogni qual volta si imparasse l’inglese. In entrambi i casi siamo di fronte a precondizioni lavorative imprescindibili. Ecco perché la definizione di strumenti e di software “free” oggettivamente contribuisce a democratizzare il mercato del lavoro.

Se ci pensate questa “tassa” è tanto più salata quanto più si deve pagare in proprio. I costi di formazione non sono interamente deducibili da un freelance, così come l’acquisto di software si ammortizza in quattro anni, quando oramai è già passato il momento di acquistarne altro.

Se è vero che oramai tra tecnologia e produzione intellettuale autonoma esiste un vincolo strettissimo, la questione è aperta e dovrà in futuro trovare una soluzione concreta da parte del legislatore, da un lato, che dovrebbe rendere sostenibile questa “tassa” (i metodi sono centomila, dagli incentivi per l’autoimpiego, alla detassazione della formazione ecc.) e, dall’altro lato, da parte dei lavoratori indipendenti, che dovranno fare fronte comune per condividere soluzioni aperte.

Un’idea è quella di creare kit di base con i tool gratuiti per la produttività individuale, un po’ come in Rete già si è sviluppata la comunità open per lo sviluppo di O.S. e in questi anni dei CMS e relativi framework.

Credo sia arrivato il tempo di affrontare anche “i commons del lavoro digitale”.

Bloggare, fatica nera

In questi giorni il mio IT manager ha suggerito al Communication Manager di aggiornare la piattaforma blog, vista l’imminente scadenza dell’abbonamento a MySQL. Il CFO ha fatto due conti e allocato alcuni giorni uomo per questa attività assegnando la supervisione a un Project Manager.

Si è così provveduto a modificare la versione del database, compatibile con PHP 5.0, contemporaneamente ad aggiornare WP alla 2.7.1 e visto che il theme non andava più bene a crearne uno nuovo, ad hoc, in casa, denominato Humanitech 1.0, compatibile con i Widget di WP. Insomma un bel progettino (leggi “casino bestiale”).

Nel trasloco pezzi di database sono spariti, vecchi plugin dissolti nell’acido algoritmico, la grafica non è il massimo, ma almeno coerente con la precedente. Molto è stato rimesso a posto, ma non si assicura la totale funzionalità. Nessuna assistenza esterna. Qualcuno è uscito pazzo con i CSS. Tutte le risorse sono comunque state recuperate in house. Soddisfatto il Content Manager che ha qualche tool nuovo di zecca da sfrugugliare e testare. Per il resto fatica nera, anche se c’è stata grande comunicazione tra i team. In fondo è il vantaggio di lavorare da soli.

P.S. Se avete suggerimenti, sono ben accetti.

Pillole di coworking

Segnalo ai liberi professionisti e ai lavoratori indipendenti l’articolo “Se il collega fa un altro lavoro. Professioni diverse, stesso ufficio: per risparmiare e allargare gli orizzonti” (.PDF), uscito domenica su La Stampa, dedicato al tema del coworking e realizzato da Valentina Avon che ringrazio per la gentile citazione di Humanitech.it.

Come racconta la giornalista, le iniziative di Coworking Project a Milano e di La Pillola a Bologna sono assolutamente da seguire…

Free press sul lavoro

Mi è passata inosservata per lungo tempo, forse perché la distribuzione era meno fitta. Ora che la crisi tocca l’occupazione (+550% di cassa integrazione nell’ultimo mese) forse anche gli editori delle testate che si occupano di lavoro hanno deciso di rinforzare l’azione di comunicazione. Anche la disoccupazione è un mercato.

Segnalo questa iniziativa di free press della Cisl di Milano. Si chiama JOB, diretto da Mauro Cereda (firma di Avvenire) e ben confezionato, con temi aperti e approfondimenti questo mese su chi si trova costretto al doppio lavoro e su come isciversi a Facebook.

Tra i dati curiosi dell’indagine sui doppi lavori: nel 36% dei casi (la maggioranza) che svolge doppi lavori nel segmento di attività legate ai servizi, c’è anche il programmatore informatico. Nel 38% dei casi lavora di notte o nei week-end.

Xing factor

XING

Arriva in Italia XING, che si pappa Neurona. Alla sua guida Cipriano Moneta, ex di JobPilot (pappato, in passato, da Monster).

Il social network professionale, principale concorrente in Europa di LinkedIN, sarà supportato da un team dedicato a sviluppare inizative tutte italiane. In bocca al lupo (anche a Silvia), dunque! Forza che un po’ di competizione nei servizi Internet per il mercato del lavoro non fa male proprio in questo momento..

Scegliere l’uovo oggi

JobberEsce oggi nelle librerie il nuovo libro degli autori del fortunato Generazione Mille Euro curatori anche dell’omonimo blog molto frequentato. Bravi. Si intitola Jobbing, edito da Sperling & Kupfer.

Ancora non ho avuto modo di visionarlo, ma l’opinione che posso farmi – per ora – dagli articoli usciti sulla stampa e, in particolare, da quello odierno pubblicato sul Messaggero non è molto buona. Mi spiace per questi autori che apprezzo.

Ho come l’impressione che i giornalisti che presentano il testo vogliano rendere “escamotage” i nuovi lavori. Geniali trovate, insomma, per assecondare un mercato asfittico. Attività, però, che si basano unicamente sul trend setting come cavallo di battaglia per lavorare e offrire servizi. Ovviamente a termine, come tutte le mode. Dopo la virtualizzazione dell’economia, ora si passa alle professioni “di moda”, alle competenze pro tempore che si dissolveranno col tempo. Utili oggi, inutili fra qualche anno. Il messaggio è chiaro: niente galline domani, oggi si campa con un uovo al giorno. A onor del vero, la tecnica narrativa del “lavoro figo” che risolleva lo spirito è sempre esistita, ma in tempo di crisi dà particolarmente fastidio. (A me, ovviamente).

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Io il posto

Ogni sei mesi esce un piccolo dossier sui maggiori giornali dedicato al recruiting online. Soliti dati, soliti protagonisti. Ieri era la volta di Italia Oggi, che è uscito con un numero speciale dedicato al Lavoro e curato da Walter Passerini, passato dal Sole al quotidiano giallo del gruppo Class. L’articolo “Io il posto me lo trovo sul Web” (.pdf) è a firma di Costantino Corbari.