Un mercato taroccato

L'Almanacco di PrecariomanziaC’è chi cerca di farti le scarpe ogni giorno in ufficio; chi sta fuori, invece, ti fa le carte.

Geniale la definizione del Rappresentante: “Colui che parla e non dice nulla, raccoglie ma non semina, accumula senza produrre. Il Rappresentante raffigura il partito che raccoglie il tuo voto senza trasformarlo in un vantaggio per la tua vita, il sindacato che si fregia di difenderti per curarsi della sua sopravvivenza, l’intellettuale che non sa generare parole che sostengano la tua lotta“. Non male neppure La contorsionista e L’Appeso.

[Immagine tratta dall’Almanacco di Precariomanzia]

Stabilizzazioni: perdere il posto o il passato da rivendicare?

Stabilizzazione, 19 giorni alla deadline (se non vi saranno proroghe). A che punto siamo?

Come già ricordato in un post precedente il 30 aprile si chiude la finestra per richiedere la stabilizzazione dei lavoratori precari. A fianco dell’inspiegabile titubanza di questo governo nel rendere chiare le condizioni, emerge anche un secondo elemento di riflessione. Ne parla Il Manifesto (file .TIFF), citando il caso di Ferrovie dello Stato e delle società che in subappalto gestiscono il suo call center. Cosa succede a imprese come queste che si trovano tra l’incudine (ispettori alle porte) e il martello (possibili cause di lavoro)? Hanno deciso di puntare verso la conversione dei Co.co.pro in rapporti a tempo determinato. Il legislatore permette questo passaggio per contratti fino a 24 mesi.

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Banche dati sul lavoro

Attivate da qualche mese, segnalo le quattro nuove banche dati sul lavoro realizzate da Italia Lavoro. Un insieme di servizi online che Valentina Caracciolo, sul newsmagazine dell’Ente definisce “rivolti a chi deve muoversi nel mercato del lavoro per analizzarlo, per capirlo e per progettarlo e progettarne le politiche avendo a disposizione un quadro chiaro dell’esistente, ma anche del meglio già realizzato in fatto di servizi per il lavoro“. 

Il punto di accesso principale è Documenta, che raccoglie 8.000 documenti di 12 tipologie (normativa europea, nazionale, regionale ecc.) per 34 tematiche diverse (agricoltura, sostegno alle imprese, sommerso ecc.). In Buone Prassi, invece, si possono leggere (per ora) 200 casi di studio. Ci sono poi Normalavoro e Monitor (che raccoglie statistiche e bollettini ufficiali).

Che ci vado affare al centro pubblico?

Trovare lavoro attraverso i Centri per l’Impiego (CPI) si sà non è cosa semplice perché le professionalità intermediate spesso sono di basso profilo. Arrivare a dire, però, che il “bilancio delle loro attività sia in forte rosso” dopo 10 anni dalla fine del collocamanto pubblico mi pare una forzatura. Forse non tutti sanno che nei Centri Pubblici si svolgono un’infinità di attività, alcune molto importanti di raccordo con il territorio o la gestione delle crisi, cosa che i privati non fanno, e non soltanto l’intermediazione. Sono l’unico punto di contatto, per esempio, dove “agganciare” gli inattivi.

Motivi dei contatti con i Centri Pubblici per l’Impiego

Attività dei Centri Pubblici per l’Impiego

[Fonte Rapporto di Monitoraggio 2007 sul Mercato del Lavoro – Ministero del Lavoro]

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Il capitale di Telecom Italia

Oltre alle notizie sul possibile passaggio nel controllo di Olimpia e sulla quotazione [qui l’andamento degli ultimi cinque giorni]..

Quotazione Telecom Italia ultimi cinque giorni

.. speriamo emerga anche la questione del Capitale Umano (personale: -2,7% all’anno) in tempo utile, magari come condizione legata alla cessione, e non soltanto nel momento della futura e prevedibile ristrutturazione del debito accumulato da Telecom Italia.

Telecom Italia - Il Personale

Le aree di impiego dei giovani laureati

Sono apparse in questo periodo numerose ricerche dedicate ai giovani e ai neolaureati a testimonianza della crescente attenzione verso uno dei fenomeni più preoccupanti degli ultimi anni ovvero la sempre più bassa capacità di investire nelle nuove generazioni.

Da Eurofond, la “European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions”, arrivano informazioni comparative sul tema Youth and Work (file .PDF, 450 Kbyte) nei 25 maggiori Paesi europei, mentre dalla Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con Formaper, giungono nuove analisi sulla Domanda e offerta di laureati in Lombardia (file .PDF, 650 Kbyte). [Il comunicato stampa titola “Cercansi laureati, ma senza garanzia di stabilità”].

Infine, il Giornale di Brescia sta pubblicando un’inchiesta a puntate sui neolaureati rendendo noti dati di un recente monitoraggio eseguito da Cilea sulla Lombardia. Oggi offre uno spaccato sulle retribuzioni, in un articolo dal titolo “Quanto prende un neolaureato?” (file .PDF, 150 Kbyte) che mette a confronto gli stipendi a 18 mesi dal termine degli studi di chi ha scelto una laurea triennale con quelli dei dottori che hanno svolto percorsi di formazione secondo il vecchio ordinamento.

Infine, vi segnalo una tabella abbastanza interessante sui settori di inserimento lavorativo dei diversi neolaureati in Lombardia.

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Sale l’occupazione, i precari sono il 12,2%

Il giorno seguente alle buone notizie sull’occupazione registrata da Istat, qualcuno ha deciso di rovinare la festa e fare i conti sui precari. Emiliano Mandrone e Nicola Massarelli pubblicano su La Voce.info i risultati. Questa la sintesi finale:

Complessivamente l’area della precarietà coinvolge 3.757.000 individui, tra i quali uno su quattro non è occupato. L’incidenza di tale area sulla platea potenziale di riferimento costituita da tutti gli occupati e dai non occupati con precedenti esperienze lavorative che mantengono un certo attachment con il mercato del lavoro (complessivamente 25.613.000 unità) si attesta al 14,7%. L’incidenza dell’occupazione precaria sul totale (23.001.000 unità) è pari al 12,2%, mentre tra coloro che non hanno più un lavoro, ma sono in cerca di una nuova occupazione o sarebbero immediatamente disponibili a lavorare (2.612.000 unità) i precari sono il 36,3%.

E qui la tabella riassuntiva:

Tab PrecariFonte: La Voce.info – Elaborazioni degli autori su dati ISTAT-RFL e ISFOL-PLUS.

Note: (*) Valore medio tra RFL e PLUS; (**) Sull’occupazione complessiva; (***) Sulle persone non più occupate ma in cerca di un nuovo lavoro o immediatamente disponibili a lavorare; (****) Sulla platea di
riferimento complessiva.

Partecipazione e produttività

Scrive oggi Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera che le due vie per migliorare il reddito medio pro capite di un Paese sono l’aumento della partecipazione al lavoro oppure l’aumento della produttività. Meglio se tutte e due insieme. Vero. E che i progressi della Spagna si devono in gran parte alla crescita del lavoro a tempo determinato. Aggiunge poi:

“Un posto stabile è senza dubbio meglio di uno a tempo determinato e l’insicurezza dei lavori precari è certamente all’origine di molti guai delle nostre società, ad esempio il fatto che i giovani attendono a lungo prima di formare una famiglia e non nascono più bambini. Ma la soluzione non può essere l’eliminazione dei lavori a tempo determinato. Non può esserlo perché l’alternativa a un lavoro precario è nessun lavoro, non un lavoro stabile”.

A parte che c’è anche il lavoro nero dalle nostre parti e che in Spagna hanno avuto l’intelligenza di riconoscere molto nettamente i margini del lavoro autonomo, dedicandogli addirittura uno Statuto specifico (che anche da noi sarebbe utile per fare luce su tutto il cosiddetto grigio che ci portiamo dietro dai tempi delle Co.Co.Co), e la sensibilità di puntare sulle pari opportunità (si veda quanto approvato in Parlamento ieri!), non credo sia sufficiente risolvere la questione così:

“La soluzione è la mobilità. I giovani, e non solo loro, sempre più troveranno posti precari: il problema è come aiutarli ad uscire dal circolo vizioso del precariato. Questo richiede mobilità sociale, cioè meritocrazia e buone scuole”.

Non avendo avuto successo la precedente provocazione sui licenziamenti facili, subito controbattuta da Tiziano Treu sulle colonne del Corriere della Sera, oggi Giavazzi sostiene che la mobilità sia incardinata in primo luogo all’intelligenza del singolo, magari formata presso le scuole dell’obbligo e le Università. Non più libertà di mobilitare, ma mobilità dei più liberi.

A questa posizione è semplice contrapporre i dati più recenti sulle retribuzioni o l’occupazione dei (neo)laureati: si vedano l’ultimo rapporto di Almalaurea o le analisi del sistema Excelsior di Unioncamere degli ultimi 10 anni sulla domanda delle imprese che cercano più diplomati che altro. Due indizi che lasciano pensare che siano più problematici il sistema d’impresa e la cultura dell’impiego delle intelligenze sul mercato rispetto al nostro sistema formativo. Ricordo un dato su tutti, tratto dalle indagini Istat sui laureati in Ingegneria: il 14,7% degli imprenditori che li assume non li impiega come laureati, ma in base alle loro conoscenze da diplomati.

Damiano, in un soffio

Damiano in un soffioNon sembra scomporsi più di tanto, ma certamente i giovani “esternalizzati” di Wind li ha notati e li ha ascoltati.

L’occasione? La conferenza “Il Lavoro debole” e non poteva esserci momento migliore per i dipendenti Wind di portare in primo piano problemi e… magliette! La scritta “Wind scaricati in un soffio” la dice lunga. La loro protesta continua online con il blog NoEsternalizzazioniWind. Il 26 è prevista anche una manifestazione. Attivismo, vitalità e una certa intelligenza nel lanciare i messaggi. Bravi i ragazzi di Wind a fare parlare del caso, anche via Web.

Il ministro Cesare Damiano, invece, è in stand by in attesa di conoscere le sorti di Romano Prodi. Lui sì scaricato in un soffio.