Sconcerto manageriale

Sconcerto GlobalePiù che globale direi che lo sconcerto è per quell’Italia delle truffe di quartiere che fanno scuola, per quell’angolo buio del mondo degli affari che si scopre sempre più devianza congenita, alterazione dell’anima, scompenso del sistema. Sconcerto globale è un libro per manager, breve, cinico e leggero. La scrittura pulita si consuma in un pomeriggio all’aria aperta o ascoltando il Cd allegato con le musiche di Luigi Fiore. Meglio se tutte e due le cose insieme.

Otto racconti di quattro autori (Cristina Volpi a mio avviso la migliore) fotografano a scatti ravvicinati un ambiente melmoso, elegante ma profondamante prevaricatore, preciso quanto falso. E in questo limbo del manager in carriera si consumano tradizioni neofaustiane: dal “mobbing retributivo” alle promozioni sotto le lenzuola, dalle truffe internazionali al patto col diavolo, dagli omicidi all’incapacità di rappresentare la verità dei fatti. Testo consigliabile. Non eccezionale, ma leggero.

P.S. Ho scoperto dopo avere scritto questo post che ne parlava, lo stesso giorno, anche MioJob.

Dipendenti cercano manager capaci

Il collettivo dei lavoratori di ogni impresa fa una scelta tutti i giorni: quella di non mandare a casa il proprio capo-azienda. E quindi, in caso di insoddisfazione, potrebbe anche cambiarlo e mettersi in cerca di un manager migliore“. Questo è ancora una volta Pietro Ichino che parla, provocatorio e diretto. Il suo intervento a “Lavoro e PrecariEtà” – giornata del Forum Economia e Società dedicata al mercato del lavoro – ha creato scompiglio e qualche prurito in molti relatori e ascoltatori. Massimo Sideri offre un sunto dell’intervento sul Corriere della Sera di venerdì.

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I love this company

Stavo scrivendo del materiale sulle convention aziendali (..che noia..) e per distrarmi sono andato a cercare quel filmato – che ho citato in un post precedente ed è inserito come frammento in questo documentario – su Steve Ballmer (51 anni!) che incontra i suoi dipendenti. Ne ho trovati due, abbastanza noti per la verità, ma che vi ripropongo. No comment, bastano i video.

Developers, developers, developers…

Se poi volete vedere come si è presentato dimesso e mogio – fa persino ridere, per contrasto – al lancio di Windows Vista:

P.S. Ve li immaginate Tronchetti Provera, Scaroni, Cimoli, De Benedetti, Pesenti, Bazoli, Barnheim, Passera, Della Valle, Marchionne fare lo stesso? Ma ci vanno alle convention?

Manager e blog

Eccomi riemergere. Un po’ stanchino, come dice Forrest Gump (ho passato ieri notte i file del mio quinto libro all’editore, yeah). Durante il lavoro di questi giorni mi è capitato di sfrugugliare in Rete a caccia di manager italiani che hanno un blog per capire che relazione esiste tra gli alti livelli aziendali e Internet.

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Sopravvivere tra gli imbecilli

The No Asshole RuleIo qualcuno a cui consigliare questo libro ce l’avrei, ma lo faccio in privato. Robert I. Sutton in The No Asshole Rule (per la traduzione di asshole si veda qui) affronta coraggiosamente il tema dei colleghi imbecilli. Ne parla anche Guy Kawasaky, che nel suo blog fornisce parte dei contenuti del testo, ancora non tradotto in italiano [sono curioso di sapere come faranno con il titolo].

La busta paga di Paperino e di Paperone

Due giorni fa sono usciti i dati Eurispes sulle retribuzioni in Europa [il sito dell’istituto è rimasto giù tutto il giorno, complimenti!]. I giornali si sono buttati a capofitto sulla materia: si leggano a titolo d’esempio i pezzi su La Repubblica e Finanza e Mercati. Questi i valori (si ricordi che l’inflazione in Italia nel periodo 2000-2005 è stata del 11,2%):

Salari lordi in euro (2004) Crescita 2000-2005
Danimarca 42.484 Gran Bretagna +27,8
Germania 41.046 Norvegia +25,6
Gran Bretagna 39.765 Olanda +21,3
Olanda 37.026 Finlandia +21,1
Belgio 35.578 Francia +17,5
Svezia 32.457 Spagna +17,2
Finlandia 31.539 Portogallo +16,6
Irlanda 30.170 Danimarca +16,0
Francia 29.549 Belgio +15,9
Italia 22.053 Italia +13,7
Spagna 19.828 Germania +11,7
Grecia 17.360 Svezia +7,7
Portogallo 12.969

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Quando il capo è soltanto una rappresentazione

Il Grande Capo

Di tutti i film di Lars Von Trier Il grande capo è sicuramente quello più fruibile. La discontinuità dei frame non è poi così fastidiosa e sincopata, la narrazione perfino divertente. Un traguardo per chi ha fatto del cinema un Dogma di ricercata naturalezza.

Il cuore del film è la commedia, la possibilità di rappresentare e impersonificare la leadership e i comportamenti di servitù, se così si può dire di un’opera che non vuole essere di genere. Il capo, racconta Von Trier, è soltanto una rappresentazione sterile, funzionale, manovrabile, detestabile. Va preso a schiaffi quando è possibile. In perenne imbarazzo non conosce i suoi subalterni. Non sa negoziare. Tace, inventa, schiva, finge. Esiste soltanto per rappresentare la leadership, non per esercitarla. E quando è in difficoltà nella guerra dei consensi, non fa altro che inventare a sua volta “Il Grande Capo del Grande Capo” e ritrovare la solidarietà di soggetto vittima del proprio capo. 

Il capo non parla la ligua dominante nell’ufficio ed esercita il fascino soltanto su chi desidera ottenere progressi di carriera [divertente il fatto che il film sia stato censurato per una scena di sesso in ufficio, considerata dalla commissione di revisione cinematografica “chiaramente rappresentativa di un rapporto sessuale poco coerente con l’intero contesto narrativo”.. una segretaria che si inginocchia davanti al capo poco coerente?].

Alla fine il capo ne esce a pezzi. È un poveraccio, una macchietta, che non vede l’ora di terminare il proprio incarico perché alla fine è soltanto una pedina manovrata da chi lo governa restando nell’ombra. Film a suo modo geniale che si risolve con un vero coup de théâtre. Messaggio finale: una risata seppellirà i capi. E a ridere sarà soprattutto chi è in grado di mantenere la giusta distanza per osservare le assurdità che si vivono in ufficio ogni giorno.