Cronache dal Mgiv/2 e 3

[Seconda e terza puntata – La lezione del venerdì scorso salta, per mia fortuna, poiché ero a Parma a seguire un barbosissimo convegno sulla sicurezza informatica e la compliance. Sabato ottima lezione del giudice Salvini, questo week-end invece è centrato su macroeconomia e finanza]

Master in giornalismo investigativo

Guido SalviniSabato 7. Procedura penale è come una bellissima scacchiera in cui si posizionano i pezzi secondo regole precise. C’è un orologio che scorre e non si vince mai in poche mosse. Quando la partita si complica serve esperienza, calma, massima attenzione. Qualità che mostra di avere in aula il bravo Guido Salvini, GIP di Milano, esperto di terrorismo ed eversione di destra. Fotografa ogni singolo passaggio del procedimento penale, partendo dai giocatori in campo per spiegare ogni tappa che dalla notizia di reato porta al giudizio, citando molti casi di cronaca, dal processo Andreotti a quello legato ai fatti del Vajont o del caso Ilaria Alpi.

Una partita lunghissima quella pre-processuale e legata alle udienze, che in alcuni casi mostra eccezioni di grandissimo rilievo. Salvini ne cita molte. La più intrigante (a mio avviso) è l’attuale fase di stallo legata ai processi per spionaggio ad opera della banda di Cipriani & Co. nel caso Telecom. Il decreto che blocca la lettura dei contenuti delle intercettazioni (che potrebbero essere fonti per notizie di reato) è in Corte Costituzionale: come devono essere trattate queste prove? Il Decreto è realmente a norma di legge? Salvini cita un caso opposto, legato anch’esso alla possibilità di accedere a contenuti di intercettazioni ordinate illegalmente da Coca-Cola nei confronti di un suo dirigente, il quale potrebbe usarle proprio (e al contrario) per vincere – non è detto, ma perché escluderne la possibilità? – la propria causa. Sui mezzi di prova si ferma la lezione, con grande tempismo, visto che da lì a poche ore inizia la trafila del D(D)L sulle intercettazioni a firma del Governo. Ne parleremo nelle prossime lezioni…

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L’openlab “Massimo D’Antona”

Labour WebSegnalo una buona fonte Web che ho scoperto di recente per approfondire temi generali relativi al mercato del lavoro in Italia. E’ il Labour Web, Centro di Documentazione sull’evoluzione del Diritto del Lavoro, delle relazioni industriali e dello Stato Sociale, a cura del Centro Studi del Diritto del Lavoro Europeo “Massimo D’antona” della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Catania.

Un piccolo gruppo che nulla ha da invidiare ai più noti omologhi di Modena guidati da Michele Tiraboschi e che produce documentazione veramente buona.

Della sicurezza sociale

Quanti saggi non si avrà mai il tempo di leggere. Questo di Zigmunt Bauman (qui una bella recensione) vale la pena di scorrerlo anche velocemente perché ha la dote profetica di creare un file rouge tra temi all’ordine del giorno oggi in Italia: spazzatura, profughi (ora clandestini) e mercato globale del lavoro e delle merci.

Due spunti che vale la pena di ripensare in questo periodo, suggeriti da Bauman: a) esistono anche “vite di scarto”, non soltanto rifiuti inorganici. La metafora va ben oltre l’intuizione letteraria, ma ha radici sociali ed economiche; b) quando il welfare state non è in grado di esaudire le promesse, presto si sposta l’attenzione dalla sicurezza sociale a quella della persona. Una nota triste, che a me ricorda sempre l’ascesa del totalitarismo in Germania, quando alla forte disoccupazione seguì un’ondata xenofoba.

Scrive così Z. Bauman, in Vite di scarto (Laterza, 2007) a pag. 112:

Lo «Stato sociale», coronamento della lunga storia della democrazia europea e sua forma dominante fino a poco tempo fa, è in smobilitazione. Esso fondava la sua legittimità e le sue pretese alla lealtà e all’obbedienza dei suoi cittadini sulla promessa di difenderli e assicurarli contro l’eccedenza, l’esclusione e il rifiuto, come anche contro i colpi imprevisti del fato – contro l’essere consegnati ai «rifiuti umani» a causa di inadeguatezze o rovesci di fortuna individuali – in breve, sulla promessa di introdurre certezza e sicurezza in vite in cui altrimenti avrebbe dominato il caos e la contingenza. Per ogni infelice che inciampava e cadeva, vi sarebbe stato qualcuno pronto a prenderlo per mano e ad aiutarlo a rimettersi in piedi. Le condizioni erratiche di lavoro, alle mercè della concorrenza di mercato, erano e continuano a essere la principale fonte dell’incertezza del futuro, e dell’insicurezza dello status sociale e dell’autostima, che affliggono i cittadini. Fu soprattutto contro quell’incertezza che lo Stato sociale intraprese il compito di proteggere i suoi cittadini, rendendo più sicuri i posti di lavoro e meno incerto il futuro. Ma non è più così. Le istituzioni statuali contemporanee non sono in grado di mantenere la promessa dello Stato sociale e i loro politici non la ripetono più. Le loro scelte presagiscono una vita ancor più precaria e irta di rischi, che richiede una politica del rischio calcolato e, al contempo, rende quasi impossibili i progetti di vita. Invitano gli elettori a essere «più flessibili» (cioè a prepararsi a un’insicurezza ancora maggiore nel futuro) e a cercare soluzioni individuali ai disagi socialmente prodotti.

Perenni outsider

Il commento di Dario Di Vico, sul Corriere della Sera di ieri, alla Relazione annuale sul 2007 (qui .ZIP, 3 MB) del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi:

Stiamo mortificando i nostri giovani. Mai forse nelle Considerazioni finali di un Governatore la denuncia era stata tanto perentoria. Ma ieri Mario Draghi nella consueta cornice dell’assemblea della Banca d’Italia ha voluto dedicare ben due passaggi della sua relazione ad analizzare prima e a stigmatizzare poi la condizione di esclusione — quella che Pietro Ichino chiama, con un termine agghiacciante, «apartheid» — a cui sono condannati i giovani di uno dei grandi Paesi del G8. Una società che sa proporre ai suoi figli solo incertezze di reddito e di prospettiva è assai difficile che possa ritrovare il cammino della crescita duratura. Manca, a giudizio di Draghi, un ridisegno organico e rigoroso delle tutele sindacali, una moderna legislazione del welfare che sappia coniugare — come hanno fatto gli altri — flessibilità ed equità. Il risultato è che i ragazzi sono mortificati da una scuola inadeguata, da un mercato del lavoro che li discrimina a favore dei loro padri, da un’organizzazione produttiva che non premia il merito e non si occupa di valorizzare i talenti. Resteranno perenni outsider.

P.S. Disponibile qui, in download, la parte (.PDF, 300 Kbyte) della Relazione dedicata al Mercato del Lavoro.

La questione Rom

Provvidenziale lavoro di ricerca svolto dall’Isfol sul tema della coesione sociale legata ai Rom (scaricabile anche qui in .PDF). Visto che si tratta di popolazioni nomadi, che si spostano in tutta Europa, prima di buttarla in rissa tra Italia e Spagna, è forse corretto comprendere quale sia la posizione condivisa per esempio nell’OCSE, dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa. Il 2008, se qualche ministro se l’è dimenticato, è comunque l’Anno europeo del dialogo interculturale.

Talento da svendere

Talento da svendereEsce oggi il libro di Irene Tinagli “Talento da svendere” (Einaudi, 14,5 euro).

Lo attendevo, suggeritomi da qualche tempo anche dall’amica Loredana. Scrive così Michele Smargiassi, oggi, su Repubblica.it in merito al genio italico:

“Poveri ma geniali? Ma dove? A che serve il genio, quand’anche l’avessero nel Dna, ai 48 italiani su cento che non sanno usare Internet, alla spaventosa maggioranza che non sa neanche una lingua straniera, alla quasi totalità che non sa cosa succede nel mondo? Dove starebbe questo genio, poi, che nomi ha? Rubbia, Levi Montalcini, Dulbecco, i nostri premi Nobel, che poi hanno tutti studiato e lavorato all’estero? “Michelangelo diventò un grande artista perché aveva un muro da affrescare, e io in Italia non avevo un muro”, così, amaro, Riccardo Giacconi, premio Nobel 2002 per la Fisica, italiano all’anagrafe, americano per obbligo“.

E penso a tre miei amici d’infanzia, forse i più talentuosi che abbia conosciuto. Max vive a Oklahoma City, è urologo, Alberto a San José, fa il ricercatore a Stanford, e Simone vive a Stoccolma, progetta aerei senza pilota per conto della Saab. Ci sono poi Marco a Lisbona, Erica e Cristiano a Parigi, Tommaso a Colonia. Miei coetanei, alcuni hanno famiglia e figli all’estero. Persone che stimo e vorrei fossero qui, in Italia, a portare valore. A camminare sulla fune.

MayDay MayDay

Euromay Day 2008 - Clicca per vedere il posterParte la campagna di informazione per la manifestazione nazionale più importante dell’anno sul tema della precarietà: l’Euromay Day 2008.

Che cos’è l’Euromay Day? Una manifestazione trasnazionale che si tiene il Primo Maggio ad Aachen, Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Milano, Napoli, Palermo, Tubinga, Tokyo e Vienna e ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della precarietà del lavoro. Ne parlano Chainworker 3.0 e il blog ufficiale italiano.

Così Chainworkers 3.0 per introdurre la prossima manifestazione:

La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne’ un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici ne’ un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.

È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà.

E tu chérie quando vai?

Loredana Oliva - Io invece studio all’esteroSegnalo la presentazione del libro “Io invece studio all’estero” – di cui abIo invece studio all’esterobiamo parlato qualche giorno fa – su Media Center del Sole 24 Ore online di Job 24 online.

Loredana Oliva, in studio con Rosanna Santonocito, discute di percorsi e opportunità per formarsi al di fuori del sistema italiano dell’istruzione. Già, perché uno dovrebbe studiare in altri Paesi?

Io invece studio all’estero

Io invece studio all’estero - CLICCA PER INGRANDIRE (Img ad alta risoluzione)È il titolo del primo libro dell’amica Loredana Oliva che ha travasato la sua incredibile esperienza e la sua conoscenza sul tema della formazione all’estero in uno stupendo testo, un robusto volume che trasuda di passione, storie (personali e non), consigli, riferimenti pratici e mille dettagli.

Non credo esista  oggi sul mercato italiano un titolo così ben costruito per far capire a un giovane studente dove può dirigire la sua rotta nel lungo viaggio della formazione secondaria superiore e universitaria. Sono trattati nel dettaglio 13 Paesi. Ci sono 200 pagine di indirizzi!! (Roba scelta, mica con Google). Un lavoro editoriale pazzesco.

Conoscendo il personale impegno che sta alle spalle di questa impresa [brava, Loredana!], gli anni spesi nel trattare questi temi e la singolare passione nell’informare gli italiani su che cosa si può fare fuori da questo Paese, non posso che consigliarlo a ogni buono studente che desidera mollare gli ormeggi “verso l’orizzonte imprevedibile di un Paese straniero, vicino o lontano“.

Io invece studio all’estero (Sperling & Kupfer, 2008 – 18 euro) sarà in libreria tra qualche giorno. Qui una scheda più istituzionale. Lo so, può sembrare uno spot, in realtà non voglio vendere nulla, semmai condividere con l’autore la mia fiducia in strumenti e in idee come queste, che mancano in Italia, e che abbattono finalmente un po’ di campanili dalle piazze di paese e ti fanno venire voglia di viaggiare e viaggiare, cercando il meglio, e persino di studiare :-)

P.S. In casa qualcun altro ha subito apprezzato un titolo del genere…

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