Cronache dal Mgiv/2 e 3

[Seconda e terza puntata – La lezione del venerdì scorso salta, per mia fortuna, poiché ero a Parma a seguire un barbosissimo convegno sulla sicurezza informatica e la compliance. Sabato ottima lezione del giudice Salvini, questo week-end invece è centrato su macroeconomia e finanza]

Master in giornalismo investigativo

Guido SalviniSabato 7. Procedura penale è come una bellissima scacchiera in cui si posizionano i pezzi secondo regole precise. C’è un orologio che scorre e non si vince mai in poche mosse. Quando la partita si complica serve esperienza, calma, massima attenzione. Qualità che mostra di avere in aula il bravo Guido Salvini, GIP di Milano, esperto di terrorismo ed eversione di destra. Fotografa ogni singolo passaggio del procedimento penale, partendo dai giocatori in campo per spiegare ogni tappa che dalla notizia di reato porta al giudizio, citando molti casi di cronaca, dal processo Andreotti a quello legato ai fatti del Vajont o del caso Ilaria Alpi.

Una partita lunghissima quella pre-processuale e legata alle udienze, che in alcuni casi mostra eccezioni di grandissimo rilievo. Salvini ne cita molte. La più intrigante (a mio avviso) è l’attuale fase di stallo legata ai processi per spionaggio ad opera della banda di Cipriani & Co. nel caso Telecom. Il decreto che blocca la lettura dei contenuti delle intercettazioni (che potrebbero essere fonti per notizie di reato) è in Corte Costituzionale: come devono essere trattate queste prove? Il Decreto è realmente a norma di legge? Salvini cita un caso opposto, legato anch’esso alla possibilità di accedere a contenuti di intercettazioni ordinate illegalmente da Coca-Cola nei confronti di un suo dirigente, il quale potrebbe usarle proprio (e al contrario) per vincere – non è detto, ma perché escluderne la possibilità? – la propria causa. Sui mezzi di prova si ferma la lezione, con grande tempismo, visto che da lì a poche ore inizia la trafila del D(D)L sulle intercettazioni a firma del Governo. Ne parleremo nelle prossime lezioni…

Loretta NapoleoniVenerdì 13 e sabato 14. Interviene Loretta Napoleoni, esperta di economia politica internazionale. Parte da lontano, dalla Ricchezza della Nazioni (A. Smith) e dalla Teoria del vantaggio comparato di Ricardo, facendo tappa intermedia sulla crisi del 1929 e le sue interpretazioni da parte di Milton Friedman – una lettura errata, che trovava le ragioni della crisi nella mancata immissione di valuta sul mercato da parte del Governo Usa – e di Kindleberger, che mette invece il focus sull’assenza di sistemi di regolazione automatica degli scambi di valuta basati sulla parità con l’oro. E’ un percorso lungo che analizza il rapporto tra moneta, import-export, energia e inflazione. Temi dominanti di macroeconomia e che si comprendono meglio guardando a casi emblematici (dalla rinuncia alla convertibilità del dollaro con l’oro nel 1971 allo shock petrolifero del ’73) o seguendo teorie come quelle di Hubbert sulla curva petrolifera o del Trickle Down Effect. E altre, ovviamente.

Andamento dei prezzi, crisi alimentari e della produzione, inflazione e petrolio non sono separabili nei mercati aperti, anche in caso di stagflazione. Ne parla la Napoleoni. Così come non sono separabili le politiche della banche centrali e da quelle delle banche d’affari, come dimostra il caso dei subprime loans, dove un’iniezione della Fed per tamponare il debito di Bear Sterns ha bloccato l’effetto domino generato dal fallimento di Carlyle Capital. La lezione, prima di tornare sulla finanza islamica, passa dalla macroeconomia alle politiche di governance del sistema finanziario privato e apre due importanti finestre sui mercati internazionali e sugli indici macroeconomici di Borsa.

Maurizio MilanoDi questi due temi parlano in particolare altri due esperti. Il primo è Maurizio Milano, responsabile del Centro Analisi Tecnica della Banca Sella. Esordisce con una domanda: “Perché le Borse non sono crollate con gli attentati in Spagna e a Londra?“. L’ipotesi suggestiva è che esista un Plunge Protection Team, che abbia dato ordine di acquistare invece di vendere nei momenti di shock, per mantenere la stabilità di Borsa. A parte questa “provocazione” iniziale il trader illustra Nasdaq, S&P 500, Kospi, Sensex, EurUsd, Vix, Bund, Treasury, WTI Crude, Brent, CRB e altri indici per comprendere come si legano tra di loro. Una lezione tecnica, condita da un anomalo iperrealismo finanziario. Per Milano la valutazione del mercato finanziario è più reale degli stessi bilanci sociatari e l’insider trading spesso dice molto più della comunicazione ufficiale sui valori in campo. Triste, forse vero.

Claudia SegreLa seconda esperta è Claudia Segre di AbaxBank, molto brava, che tiene banco per due ore senza fermarsi in un excursus di notevole respiro sui Paesi Emergenti (= Paesi che hanno un Pil/pro capite inferiore a 9.656 dollari). Parla del crollo dei mercati asiatici del 1997-98 e dei rapporti tra Cina e Africa, del trend emergente di Nigeria e Africa Subsahariana, di Brasile, Equador e Venezuela. La questione centrale è ancora il rapporto tra debito pubblico, mercati valutari [il caso di studio sulla Repubblica Ceca è interessantissimo!] ed hedge fund. Il suggerimento, ai giornalisti: guardate all’investimento dei petrodollari. Oggi stanno uscendo da Usa e UK e dove vanno? A Dubai, Abu Dhabi, Oman ecc. dove, tra l’altro, sono anche più estesi i fondi sovrani (non è un caso). Non rientrano, come in passato, sui mercati azionari occidentali. Oppure vanno altrove, là dove il PIL cresce in maniera esponenziale e – anche se l’inflazione è più alta – ci sono maggiori opportunità di sviluppo (ovvero dove europei e occidentali ancora non sono arrivati…), consentendo così a chi produce petrolio di reinvestire i guadagni.

Altro elemento da tenere sotto osservazione: la finanza islamica. Poco dopo il crollo delle Torri Gemelle, dopo la promulgazione del Patriot Act, fuoriescono dagli Usa circa 800 mld di dollari e si spostano verso le banche islamiche. Queste non chiedono interessi bancari, avendo forte liquidità, ma compartecipazione al rischio (sullo stile dei venture capitalist). Un modello bancario che è arrivato soltanto poco tempo fa a Londra. Non ancora in Italia, anche se è stata annunciata una prossima apertura di recente in convegno dell’ABI.

Ultima modifica: 2008-06-14T15:20:33+02:00 Autore: Dario Banfi

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