La busta paga en rose

SDA Bocconi e Hay Group – immagino dopo una costosissima ricerca – arrivano a dire quello che su questo blog già si affermava tempo addietro: “Le donne guadagnano il 25% in meno degli uomini perché occupano posizioni svantaggiate. A parità di incarico la differenza si riduce al 3%“.

Detto in maniera meno diplomatica significa che quando la competizione tra i sessi si gioca alla pari i differenziali sono ridottissimi.

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Chi ci rappresenta

La Commissione Europea ha pubblicato settimana scorsa “Industrial Relations in Europe 2008” uno studio molto accurato sulle relazioni industriali nel Vecchio Continente. Più aggiornato dell’ultimo lavoro di Eurofound (“Industrial relations developments in Europe“, PDF), questo nuovo documento è veramente molto ben costruito e mette in luce almeno due aspetti:

1) l’Unione Europea rappresenta un centro di elaborazione di politiche sociali con una forza centripeta: le raccomandazioni che esprime non fungono solo da linee guida, ma evitano dispersioni troppo accentuate nei Paesi membri;

2) esistono significative lacune ancora da colmare che la sola forza dei sindacati in Europa non consente di colmare (un esempio è la clamorosa mancanza di una normativa sul salario minimo in Italia).

Al di là di numerose e interessanti finezze scientifiche un dato molto eclatante esce da questo studio. Negli ultimi 30 anni i sindacati sono sempre meno i rappresentanti dei lavoratori. (Si noti anche il crollo dei sindacati nei Paesi dell’Est, nuovi membri UE).

Tasso (%) di “Densità sindacale” (popolazione iscritta al sindacato/lavoratori)

I sindacati in Europa
Fonte: ICTWSS.

Tu pagami se vuoi e quando vuoi

Facendo seguito all’ultimo post sulle Opportuità della crisi ho recuperato qualche dato sul buoncostume nazionale legato ai pagamenti nel confronto con altre realtà europee. I dati sono elaborati da Intrum Justitia e pubblicati sull’ultimo bollettino “European Payment Index 2008” (.PDF).

Payment Duration in UE (in Days)

Ricordando ancora una volta che esiste una legge (il D.Lgs del 9 ottobre 2002 n. 231) per i pagamenti a 30 giorni dei professionisti, eccovi qualche indicazione sulla buona creanza delle imprese italiane.

Pagamenti Medi in UE

Sporchi italiani, tornatevene a casa nostra

Aspettavo con ansia le dichiarazioni della Lega sul caso degli scioperi degli operai inglesi contro gli immigrati italiani. Ecco quelle del capogruppo alla Camera Roberto Cota:

Hanno ragione gli operai inglesi a scioperare contro gli italiani, è solo questione di tempo e poi accadrà anche in Veneto“.

Non mi è chiaro. Che cosa devono fare adesso i nostri connazionali nel Regno Unito, prendere il gommone e tornare a Venezia?

Italia low-tech

È stata pubblicata da Eurofound la ricerca “Use of technology and working conditions in the European Union” (.pdf) sull’uso della tecnologia nei luoghi di lavoro in Europa. Risultato: l’Italia, rispetto ai Paesi più efficienti e ricchi, fa un uso ancora molto diffuso di macchinari. Il computer invece è impiegato da meno del 50% dei lavoratori.Use of computer in Europe

La giornata del lavoro dignitoso

WDDWNon basta avere un lavoro: deve essere dignitoso. Non lo dico io – anche se sottoscrivo in pieno questo concetto – ma la nostra Costituzione. Lo sostengono da anni l’ILO ed Eurofond, secondo i quali questo valore sostiene la coesione sociale, lo sviluppo economico, la lotta alla povertà. Lo ribadiscono tutte le organizzazioni internazionali del lavoro, non soltanto quelle sindacali. Oggi si festeggia questo diritto. L’UNI, il sindacato globale dei servizi che raggruppa 900 sindacati da tutto il mondo, composta dall’International Trade Union Confederation, dal Global Progressive Forum, da Social Alert e Solidar, ha promosso insieme a Eurofond, la Giornata Mondiale del Lavoro Dignitoso.

Lo scopo è di sensibilizzare cittadini, imprenditori, politici e istituzioni e aumentare la consapevolezza sul valore del lavoro dignitoso (decent work), punto cardine della lotta al sommerso e al lavoro irregolare, ma non solo. Comprende anche la questione dei salari, della continuità lavorativa (precarietà) e soprattutto della salute.

Ma che cosa significa “lavoro dignitoso” in concreto?

Facciamo un esperimento, se vi va. Io elenco ciò che a me sembra fondamentale. Se poi avete voglia di aggiungere altri elementi, fate pure, i commenti sono liberi.

Un lavoro dignitoso:

– non mette in pericolo la tua vita;
– non ti discrimina per razza, sesso, età, religione e convinzioni politiche;
– non impiega minori;
– è regolarizzato da un contratto;
– ti offre una retribuzione congua con l’attività svolta, il tempo impiegato e il costo della vita nel Paese in cui vivi;
– non lede i tuoi diritti fondamentali individuali;
– non crea sperequazioni nel trattamento verso prestazioni sociali;

– non ti ostacola se desideri dare continuità al tuo reddito;
– è pagato secondo tempi ragionevoli;
– è pagato secondo le normative vigenti in ogni Paese e comprende tutti gli oneri previsti per i rapporti di lavoro;
– valorizza le tue competenze o ti forma verso nuove e più adeguate allo svolgimento delle tue mansioni;
– ti consente di crescere una famiglia;
– non è fonte di stress, disagio e malattie, anche psicologiche…

… voi dite che tutto questo è cosa superata, già assimilata dalla nostra società? Non corriamo dunque alcun pericolo?

P.S. Ho controllato la rassegna stampa di oggi in Italia. Non c’è un solo articolo dedicato a questa ricorrenza! Per fortuna almeno Napolitano ne parla…

Economisti ininfluenti

Ha avuto una copertura mediatica pari a zero, ma per gli addetti ai lavori è un evento di capitale importanza. E’ il XXIII Convegno Nazionale di Economia del Lavoro, organizzato dall’Associazione Italiana Economisti del Lavoro (AIEL), che ha pubblicato sul sito gli interventi dei numerosi relatori italiani ed europei. Quello di Tito Boeri, sul paradosso del calo della disoccupazione in Italia, si trova tradotto in italiano anche su LaVoce.info.

Manodopera a 5 euro a Milano

Altro che Bolkestein e concorrenza ai professionisti. Altro che dentisti della Croazia ecc. L’ingresso di Bulgaria e Romania nell’UE sta producendo effetti devastanti per le fasce di lavoratori più basse, una questione che Belgio, Olanda e Germania hanno già sperimentato grazie all’ingresso della Polonia. Si veda l’inchiesta (.PDF) di Rita Querzé sul Corriere della Sera di oggi.

P.S. Il ministero Damiano aveva promosso un progetto sul tema dell’emersione che metteva insieme Paesi (Romania, Belgio, Italia ecc.) ed esperienze europee in materia di irregolarità transfrontaliere. Speriamo non vada perso il lavoro fatto.

Timbrare il cartellino in Europa

Eurofond ha reso noto lo studio comparativo “Working time developments – 2007” dedicato alle ore lavorative nei differenti Paesi europei. Oltre allo scandaloso risultato su quanto avviene nella Pubblica Amministrazione del nostro Paese rispetto al resto del Vecchio Continente, si nota il maggior carico lavorativo nei Paesi dell’Est e nei nuovi Stati membri dell’Unione. Questa è una sintesi dei dati raccolti:

Paese A) Ore lavorative (sett.) B) Ore lavorative lorde (annuali) C) Ferie e Congedi (giorni) D) Festività pubbliche (giorni) E) C+D (in ore) F) Ore annuali di lavoro (B-E)
Estonia 40,0 2.080,0 20,0 8,0 224,0 1.856,0
Romania 40,0 2.080,0 21,0 7,0 224,0 1.856,0
Polonia 40,0 2.080,0 20,0 9,0 232,0 1.848,0
Ungheria 40,0 2.080,0 20,0 10,0 240,0 1.840,0
Lettonia 40,0 2.080,0 20,0 11,0 248,0 1.832,0
Grecia 40,0 2.080,0 23,0 10,0 264,0 1.816,0
Lituania 40,0 2.080,0 20,0 13,0 264,0 1.816,0
Slovenia 40,0 2.080,0 20,0 13,0 264,0 1.816,0
Bulgaria 40,0 2.080,0 24,0 10,0 272,0 1.808,0
Irlanda 39,0 2.028,0 20,0 9,0 226,2 1.801,8
Malta 40,0 2.080,0 24,0 14,0 304,0 1.776,0
Slovacchia 38,8 2.017,6 21,1 15,0 280,1 1.737,5
Cipro 38,0 1.976,0 20,0 12,0 243,2 1.732,8
Lussemburgo 39,0 2.028,0 28,0 10,0 296,4 1.731,6
Belgio 37,6 1.955,2 20,0 10,0 225,6 1.729,6
Austria 38,8 2.017,6 25,0 13,0 294,9 1.722,7
Rep. Ceca 38,0 1.976,0 25,0 10,0 266,0 1.710,0
Portogallo 38,2 1.986,4 24,5 12,0 278,9 1.707,5
Olanda 37,5 1.950,0 25,6 7,0 244,5 1.705,5
Spagna 37,9 1.970,8 22,0 14,0 272,9 1.697,9
Regno Unito 37,3 1.939,6 24,6 8,0 243,2 1.696,4
Norvegia 37,5 1.950,0 25,0 9,0 255,0 1.695,0
Finlandia 37,5 1.950,0 25,0 11,0 270,0 1.680,0
Italia 38,0 1.976,0 28,0 12,0 304,0 1.672,0
Germania 37,6 1.955,2 30,0 10,5 304,6 1.650,6
Danimarca 37,0 1.924,0 30,0 9,0 288,6 1.635,4
Svezia 37,5 1.950,0 33,0 11,0 330,0 1.620,0
Francia 35,0 1.820,0 25,0 11,0 252,0 1.568,0
EU 27 + Norvegia 38,6 2.006,1 23,7 10,7 264,7 1.741,4
EU 27 38,6 2.008,2 23,7 10,7 265,1 1.743,1
EU 25 38,5 2.002,4 23,8 10,9 266,4 1.736,0
EU 15 37,9 1.968,7 25,6 10,5 273,1 1.695,7
EU 15 + Norvegia 37,8 1.967,6 25,5 10,4 271,9 1.695,6
Nuovi Stati membri 39,6 2.057,5 21,3 11,0 255,1 1.802,4