Quando il dipendente supera il suo AD

Divertente aneddoto, ascoltato oggi, per voce del diretto interessato. Racconta Gianmario Tondato Da Ruos, amministratore delegato di Autogrill, che una sera tornando in autostrada si è fermato a un Autogrill, chiedendo al bar  cappuccio e brioche.

La ragazza alla cassa, ignara di chi fosse, gli suggerisce di prendere anche una spremuta per risparmiare con il “Menu Mattina”. Lui risponde: “Ma sono le sette di sera!”. Alla fine lei lo convince, rifilandogli anche due biglietti della lotteria e un gratta e vinci.

Telelavoro e sindrome da riunioni

Segnalo la bella analisi di Carlo Alberto Pratesi dell’Università Roma Tre uscita oggi su La Repubblica – Affari & Finanza che spiega i motivi per cui in Italia non decolla ancora il telavoro. Così scrive:

Quello che rende diverse le aziende nell’approccio al telelavoro è la loro cultura organizzativa di base: laddove si è maturata nel tempo una consuetudine alla delega e alla responsabilizzazione, il lavoro a distanza attecchisce bene e senza traumi. Diverso il caso delle organizzazioni più verticistiche dove c’è il “capo” che decide tutto e che crea la sindrome delle riunioni. In quel tipo di aziende occorre sempre incontrare le persone: non bastano le e-mail o le telefonate per avviare un lavoro. Senza un incontro vis a vis nessuna azione viene posta in essere.

Ho sempre pensato che i due mali maggiori della cultura organizzativa moderna fossero la cosiddetta “leadership fuffa” e la deriva del “lifelong meeting”.

Privacy e uso del PC, il caso Ziegler vs USA

Il caso è made in Usa e dunque molto distante dalle nostre vicende quotidiane, anche di ordinaria giustizia, ma decisamente interessante, soprattutto dopo l’introduzione del decreto Gentiloni per contrastare la pedopornografia online o in relazione al nuovo Codice per la Privacy sui luoghi di lavoro.

La vicenda. Un impiegato accede a siti di pedopornografia dal computer dell’ufficio. Il provider aziendale si accorge della navigazione su siti illegali e avvisa l’FBI. Questa interviene e contatta l’amministratore dei sistemi informativi dell’impresa, chiedendo una copia dei dati del PC personale dell’impiegato. L’Edp manager entra con una seconda chiave, di notte, nell’ufficio (personale, non condiviso) dell’impiegato ed esegue un back-up. E qui nascono i casini. Da questo momento in poi seguono oltre tre anni di dibattimento.

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Bacheche reali e virtuali

Qualche rapida segnalazione sul tema delle bacheche aziendali o istituzionali. Luogo di scambio di informazioni o di spazio di protesta? Su OneMoreBlog, Mario segnala il caso di un “messagio indesiderato” apparso negli spazi pubblici dell’Università di Torino. Rappresentanti di Comunione e Liberazione che manifestavano lo sconcerto per la discussione sui Pacs (chissà che diamine c’entra la bacheca di lavoro).

Via Salgalaluna, blog di Lorenzo Cassata [che segnalo anche perché raccoglie dei gran bei link sul mondo del lavoro], sono arrivato anch’io a notare il fatto che sul Forum predisposto dal Dipartimento della Funzione pubblica sul tema del lavoro nella PA i dipendenti delle nostre amministrazioni non parlino d’altro che della sanatoria per i lavoratori precari.

C’è invece chi la bacheca la considera un supporto di lavoro individuale per sostituire le e-mail impersonali. L’impressione confrontando i tre casi è che più aumenti la vicinanza del supporto di discussione, maggiore sia la possibilità di manipolarlo per veicolare informazioni utili allo svolgimento del lavoro. Più diventa impersonale il mezzo, invece, più ideologica si fa la discussione appesa in bacheca.

Genetica e C02

Due comunicazioni aziendali interessanti nel mondo dell’ICT e relative al lavoro dipendente. La prima riguarda IBM che chiede al Congresso USA leggi specifiche contro la discriminazione genetica. Perché?

Oggi, con test genetici disponibili per quasi 1.000 patologie e altre centinaia in fase di sviluppo, i dati genetici personali stanno diventando sempre più comuni. Il non salvaguardare tali informazioni aumenta il rischio potenziale che a un individuo con predisposizione genetica verso una o più patologie venga negata l’assicurazione sanitaria o gli venga addirittura negato un impiego.

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Italians do i(c)t better

Oggi Enrico Brivio sul Sole 24 Ore illustra i dati di una ricerca IDC-Microsoft sulle comptenze informatiche dei lavoratori italiani comparati a quelli di altri Paesi europei. Il 73% mostra skill di base. Il 44% (dato che ci pone alle spalle soltanto della Svezia) è in grado di usare tecnologie, Internet e sistemi di e-business per migliorare i processi aziendali, mentre il 34% è dotato di competenze avanzate. Il giornale titola “Lavoratori italiani ai livelli degli svedesi”. Bene, bene, bene. Sfido però chiunque a sostenere che il mercato del lavoro, il sistema di Welfare o i percorsi di carriera italiani siano equiparabili a quelli dei Paesi del Nord Europa.

Che cos’è allora che non va dalle nostre parti? Siamo soltanto bravi e belli?

Manager prigionieri dell’ICT

La mobilità tra settori è una grande risorsa per chi lavora e per le stesse imprese perché consente la permeabilità di culture diverse, l’innovazione organizzativa, lo scambio di esperienze. Ma mentre all’estero i manager passano con facilità da un business all’altro [due casi emblematici nell’ICT: Kevin Turner, Coo di Microsoft, è entrato a Redmond dopo 20 anni in Wal-Mart; Laszlo Bock di Google è arrivato da General Electric] da noi i percorsi professionali si svolgono per compartimenti stagni. Carriere fatte in casa e scarsa possibilità di riciclarsi fuori dall’ICT.

Questo è il tema del focus che ho avuto modo di realizzare per il Corriere delle Comunicazioni.

Tre gli approfondimenti: 1) lo scenario generale di mobilità nell’Information Technology, gli aspetti retributivi, il racconto dei direttori delle HR..  

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Che noia, che barba, che noia..

Dopo la sbornia di feste, il lavoro ricomincia e che cosa c’è di meglio che ricordare tutti i motivi per cui vale la pena lamentarsi? Mentre Federico Pace di Repubblica.it puntualizza le ragioni per cui impiegati e manager non realizzano mai il sogno impossibile di cambiare lavoro [ma a parte i numeri non spiega come mai il mercato sia così immobile], Idraulico Polacco cita una recente indagine di Kelly Services sulla discriminazione in fase di colloquio di lavoro e sul livello di soddisfazione lavorativa nei diversi Paesi del mondo.

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