È triste assistere alle situazioni in cui l’intervento politico di un cosiddetto riformatore sia soltanto una breve parentesi. È il caso di Letizia Moratti, oggi sindaco di Milano, ex Ministro dell’Istruzione, la cui riforma della Scuola non ha trovato compimento nelle parti relative all’alternanza scuola-lavoro. La mancata applicazione dell’apprendistato professionalizzante per gli studenti dai 15 ai 18 anni riporta al vecchio statuto definito da Tiziano Treu, ex Ministro del Lavoro e oggi Presidente della Commissione Lavoro al Senato.
Dario Banfi
Il Sole parla quattro lingue ai lavoratori stranieri
Non ricordo operazioni simili in precedenza, ma l’idea di preparare e distribuire gratuitamente un allegato dedicato al lavoro straniero è una bella iniziativa. Tanto più se contiene indicazioni in quattro lingue!
PA, Precario Accomodato
Interessante pagina di oggi sul Corriere della Sera sulla politica sociale del centrosinistra nei confronti della precarietà nel pubblico impiego. Bella analisi biartisan su un’operazione che dovrebbe implicare una forza lavoro equivalente a quella impiegata in un’azienda come Telecom Italia moltiplicata per quattro!
Vista l’importanza dei numeri manca però un’analisi tecnica indispensabile per capire le ragioni e i torti. Un approfondimento cioè sulle tipologie di precariato coinvolte. In gran parte oggi gli “instabili” della PA sono legati ad attività che sono temporanee non tanto per la malevolenza degli amministratori della cosa pubblica, ma per una reale discontinuità dei progetti locali e nazionali e dei fondi stanziati per eseguirli.
Dove sta realmente il costo fisso e quello variabile per lo Stato? Il falso lavoro subordinato e la reale autonomia dei progetti (e del lavoro associato)?
(p.s. Libero, invece, ha deciso di buttare la discussione in rissa, contrapponendo gli assunti con i precari..)
Epifanie delle nuove pensioni
Oggi Guglielmo Epifani sul Corriere della Sera:
“Quando si tratterà di discutere di previdenza col governo è evidente che questa volta, molto più che nel passato, non si potrà usare, rispetto all’età lo stesso criterio per condizioni di lavoro troppo diseguali tra loro. Non tutti i lavori sono uguali nei confronti dell’età per il pensionamento.”
In altre parole: lavoro logorante = età di pensionamento più bassa. Tutto sommato mi sembra ragionevole anche se il difficile sarà dimostrare che cosa significa “logorante” oggi. Con l’adozione del sistema contributivo (che sostituirà quello retributivo) agli operai toccherà comunque fare bene i propri conti. Ma a parte questo, per non sbilanciare il delicato equilibrio dei conti pubblici sarà pronto il sindacato a sostenere anche il contrario, ovvero che per il lavoro che non logora (intellettuale?) l’età di pensionamento dovrà essere più alta?
I tre gringos
Esistono tre tipologie di clienti che danneggiano gravemente il lavoro autonomo e consulenziale:
- le imprese che pagano a babbo di morto, utilizzando il sistema dei buoni d’ordine. In gran parte sono multinazionali o in generale società che usano sistemi di amministrazione basati sul software (come Siebel, Sap ecc..). Pagano a lavori conclusi [nessun anticipo è consentito] e soltanto dopo avere emesso un buono d’ordine che giustamente rilasciano a distanza di un mese (e oltre) dalla chiusura del lavoro. Il buono d’ordine è infatti necessario per emettere la fattura che altrimenti sarebbe irricevibile (cioè viene respinta in automatico se non riporta questo numerino). Il pagamento previsto nel 99% dei casi è a 90 giorni a fine mese dalla data della vostra sudata fattura (sob);
- le società che pagano sommando queste tre regole: 1) in base alla quantità di lavoro svolto, contando con il misurino (pagano cioè a cottimo, anche se questa formula è fuorilegge); 2) pagano pochissimo, giustificando il prezzo così basso [che è praticamente impossibile trattare] con la gloria che deriva al fornitore per avere svolto un’attività a servizio di simili luminari delle umani sorti e progressive; 3) non garantiscono nessun minimo in base nessun tipo di arco temporale;
- quelli che chiedono con urgenza di svolgere un lavoro e non hanno tempo di contrattare la tipologia di prestazione (tipo di intervento e costi) e poi si accorgono di non sapere neppure loro di che cosa hanno bisogno. Si affidano ciecamente al fornitore che cava loro le castagne dal fuoco e infine si dimenticano [o meglio, hanno buon gioco a rimuovere le proprie inefficienze] di voi o di stanziare budget per queste urgenze o ancora peggio considerano il lavoro svolto come incluso in immaginari forfait magari di un paio di anni prima o di un prossimo lavoro ancora da concordare.
Sarebbe interessante se le tre tipolgie di clienti stabilissero tra loro rapporti di fornitura. Forse già lo hanno fatto, ma usano regole del tutto diverse per tutelarsi dagli avvocati delle rispettive imprese.
Documentazione sul Lavoro Nero
Segnalo a chi si occupa di politiche attive per il lavoro, agli studenti universitari, ricercatori e giornalisti che vogliono tenere traccia dell’evoluzione normativa e delle indagini statistiche in materia di lavoro nero ed economia sommersa il nuovo Cd-Rom “Il lavoro irregolare in Italia e in Europa” realizzato dal gruppo di ricercatori del progetto Rete Europe per l’Emersione del Lavoro non regolare. È molto ben fatto sotto il profilo della raccolta di documentazione tecnica (leggi italiane ed europee, ricerche, studi ecc.). Si trovano anche alcuni tutorial multimediali utili, per esempio, agli addetti dei Centri per l’Impiego o delle Agenzie per il lavoro.
Tra i più mammoni d’Europa
Mentre in Europa si esce di casa mediamente a 21 anni, noi a quell’età iniziamo a ragionare sul da farsi.. (Nel grafico si rappresenta l’età media in cui si abbandona il nido familiare). Più pigri di noi ci sono soltanto gli abitanti di Malta. Un dato sconfortante: il 29% degli italiani non ha mai lasciato casa. Come trovare lavoro passando dal tinello alla cucina?

[Fonte: Eurofond – Mobility in Europe, 2006]
La paghetta del giornalista
Una cosa è certa, nel mondo giornalistico non esiste una vera e propria piramide, ma dei blocchi più o meno granitici di inquadramento. È più uno Ziggurat che una struttura piramidale. Basta guardare questa tabella per capire due cose: 
1) i cosiddetti “dirigenti” (la partizione nelle tre categorie classiche è mia, anche se esistono “redattori ordinari”, “vicecapiservizio” ecc., ma è giusto per ricondurre il settore a una realtà industriale paragonabile alle altre) sono troppi per una normale struttura imprendioriale [detto altrimenti, ci sono sacche di privilegiati e intoccabili];
2) gli “operai” ovvero i giornalisti freelance non stanno in questa partizione, ma fanno capo a Inpgi 2. Numericamante superano questi 18.264 contrattualizzati. La loro retribuzione è impresentabile e forse lo è proprio in ragione di questo Ziggurat.
Queste anomalie sono certamante note a tutti. Anche a chi conta da quanti giorni è scaduto il Contratto Nazionale (a proposito, oggi sono 647). Speriamo se ne ricordi nei prossimi mesi.
Ricerca di lavoro, Internet al 26%
Ne parla oggi Serena Uccello sul Sole 24 Ore che riporta la periodica indagine (Cfr. anche l’analisi del 2005) di Metis sui canali per la ricerca di lavoro. Internet è a quota 26% tra le preferenze degli italiani, alla pari della carta stampata (!).
Non avevamo dubbi sul fatto che il Web aumentasse la propria “quota”, nonostante offra oggi decisamente ancora poco: lavori legati prevalentemente a profili a bassa qualifica e servizi decisamente poco funzionali. Oso leggere il dato in questo modo: aumenta la fiducia nel mezzo da parte di chi prende confidenza con Internet, ma non si tratta di una reale risposta al miglioramanto dei siti degli intermediari che continuano a lasciare perplessi soprattutto manager e alte professionalità. Chi non è d’accordo alzi la mano.
Rimane poi un mistero l’efficacia dei singoli canali. Nessuno osa pronunciarsi in merito. Metis included.