Un nuova identità tra lavoro e paternità

[Terza riflessione]. Come ho scritto in precedenza, ho deciso di usufruire della paternità, ma tra perplessità e una difficile accoglienza sono molte le questioni che vorrei discutere apertamente. Per esempio..

.. stare in casa e in famiglia mi basterà? Non sarà un pò soffocante? Prendere un lungo periodo di distacco dal lavoro, usufruendo del congedo parentale, aiuta sicuramente a conoscere il proprio ruolo di padre. Tuttavia, sono abituato a uscire ogni giorno per andare al lavoro, a stare insieme ai colleghi, ad andare a trovare i clienti! Ce la farò? Tutta questa parte della vita, fatta di impegni personali, adrenalina e un network di relazioni mi manca sicuramente. Il lavoro contribuisce a dare un senso alla mia vita: il ruolo che ho nel lavoro è importantissimo per la mia realizzazione personale.

Soluzioni? No, è una rinuncia. Forse l’unico suggerimento che (ho dato a me stesso e) offro agli altri è di non perdere completamente il contatto con il lavoro: posta elettronica, qualche attività ristretta e specifica da portare avanti ecc. Anche per avere un rientro più semplice.

Fare il casalingo mi ha convinto di quanto sia importante il lavoro per le mamme e quindi meritino tutto il nostro (dei padri) supporto.

Livio Martucci

Ultima modifica: 2007-09-17T16:28:58+02:00 Autore: Dario Banfi

8 commenti su “Un nuova identità tra lavoro e paternità”

  1. Ciao Livio, suvvia starsene fuori ufficio non è poi così terribile.. Anzi a volte quando sei lì vorresti proprio scappare. Io un mio punto di equilibrio lavorando da solo l’ho trovato, esiste. Forse è una questione di carattere (in molti dicono che io sia un orso e fatico a stare in spazi chiusi con altri..), ma oggi la tecnologia consente molto bene di tenere le relazioni: basta soltanto trovare persone che abbiano bene presente quello che sai fare, il tuo ruolo e le responsabilità che hai. Poi se lavori in una grotta o un opificio credo non cambi molto. Ma se trovi un ambiente (meglio un capo) che non sa ciò che cosa vuole da te e che cosa sai fare, allora diventa tutto più complesso. Per il resto poi bisogna dire che la parte piacevole (stare con i figli, a casa) allevia ogni altra difficoltà.. O no?

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  2. Ciao a tutti,

    mi chiamo Mario ed è da un pò che vi sto seguendo…
    Anche io sono un padre come voi di una bellissima bimba ed anche io ho preso il congedo parentale. Adesso la bimba ha già tre anni, e di comune accordo con mia moglie (anche perchè lei lavorativamente parlando è più impegnata di me) mi sto occupando dell’inserimento alla scuola materna.
    E’ stata ed è per me un’esperienza veramente positiva dal punto di vista delle emozioni che si provano e poi, inoltre ti rendi veramente conto di cosa significano le lamentele delle nostre compagne quando si occupano, loro, esclusivamente della cura dei figli!
    Caro Livio, riguardo quello che dici del lavoro sono d’accordo con te sul fatto che non è una rinuncia, ma non sono invece d’accordo di non perdere completamente il contatto con il lavoro!! Lasciamoci andare ogni tanto, gustiamoci questi momenti indimenticabili, lasciamo trascorrere il tempo liberamente! Lasciamoci veramente andare alla vita, il lavoro è lì, i nostri figli non saranno mai più così piccoli!
    Saluti

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  3. Ciao Livio, sono Valentina, ci siamo incontrati qualche giorno fa sul lavoro dopo tanti anni…ti ho ritrovato qui sul blog come mi avevi indicato tu e volevo anch’io darti un parere mio a riguardo (anche se ne abbiamo già parlato!). Non c’è assolutamente modo di quantificare il supporto fisico ed emotivo che un padre può dare alla madre e al neonato nei primi mesi dopo la nascita. E’ enorme! Io sono stata fortunata…nonostante la mia sia stata una gravidanza difficile, mio marito ha preso il part time per sei mesi per assistermi, per cui il congedo parentale lo abbiamo messo da parte dopo la nascita di nostro figlio. Abbiamo continuato con un flex time al suo lavoro che ci ha consentito di passare tanto tempo insieme al nostro bambino…c’è una cosa che però volevo farti notare e che per te forse si presenterà fra poco. Io credo che la parte più difficile per due genitori che lavorano si presenta un pò più in là, e cioè quando cerchi di tornare ad una vita normale…non appena si decide di affidare il bambino ad una struttura scolastica ti ritrovi in un mondo di inflessibilità pazzesche! Tanto per cominciare il famoso inserimento! A me hanno chiesto di tenerlo a scuola massimo 3 ore per il primo mese! E come si fa? Poi gli orari di chiusura degli asili (soprattutto comunali) sono intransigenti, dopo le 16 e 30 non si può andare e se arrivi con 5 minuti di ritardo trovi tuo figlio SOLO in una stanza con una maestra incavolatissima, ad aspettare che la mamma arrivi (e già il cuore mi si fa a pezzi!). Insomma, credo che la flessibilità con mamma e papa’ al lavoro debba essere impostata per molto altro tempo, non solo dopo la nascita, e che purtroppo anche alcune scelte lavorative importanti (io le ho dovute fare) tengano presente del fatto che tuo figlio esiste e ha bisogno di sapere che ci sei…il fatto è che molto spesso, a parte alcuni casi particolari, il “sacrificio” lo fa la mamma e non il papa’…
    Complimenti per il tuo blog! Ciao, Valentina

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  4. Benvenuta Valentina e grazie per il tuo intervento. Hai toccato 2 punti fondamentali: i servizi alla famiglia e la ripartizione tra uomo e donna delle attività di cura della casa e del figlio. Di quest’ultima ne parlerò in un prossimo post in preparazione. Invece l’esempio che hai fatto sulla poca flessibilità delle scuole materne è emblematico di come questi servizi non siano organizzati per la famiglia che vi porta il figlio (quanti escono alle 16.00 dal lavoro?) ma per la famiglia di chi ci lavora…..! Asili a misura di tutti i lavoratori, incentivare gli asili nelle aziende, detraibilità dello stipendio delle tate (emerge il nero), rette degli asili più basse per i meno facoltosi, questi mi sembrano servizi che aiutano la vita delle famiglie. Altro che i 1.000 euro una tantum per figlio che nulla risolvono per chi ne ha veramente bisogno e ancora meno per chi ha redditi sopra la media. Livio

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  5. Ciao,

    io sono rimasto a casa un anno preciso, preciso.
    Certo, ogni tanto manca un pò l’aria ma che bei ricordi con mia figlia prima di tutto ma anche con mia moglie, il piccolino e la nostra cagnolona!!!

    Stò tentando di creare una community che raccoglie tutti i papà che vogliono fare i papà: http://www.padrimoderni.it

    Ciao,
    R.

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