Siate previdenti, usate i soldi degli altri

Pensioni e assistenza. Se ve ne fosse bisogno, ricordiamo ancora una volta una stortura tutta italiana. Ne parla Giorgio Meletti in “Chi paga le pensioni? Il popolo dei call center“, pubblicato oggi sul Corriere della Sera, dove si dimostra come il metodo contributivo sia valido soltanto in astratto. I lavoratori autonomi già l’hanno capito dal 1996. In pratica si chiede a ognuno di raccogliere il fieno in cascina, poi INPS mischia tutto, e chi si è visto si è visto, con il paradosso più volte denunciato su questo blog che alla fine sono i parasubordinati a pagare l’assistenza del parco buoi dei garantiti.

Il crollo delle Agenzie per il lavoro

Finalmente qualcuno ha scritto l’articolo (qui in .PDF) di cui mi lamentavo tempo fa. Nadia Anzani su Economy, che non ha guardato in faccia a nessuno. Questa la fotografia finanziaria, per gli esuberi interni si sbilanciano in pochi. Manpower ammette di avere tagliato il 9% dei dipendenti.

Agenzie Lavoro Italia 2009 - Il crollo
Fonte: Economy, 26 marzo 2009

Metà delle social card italiane in Campania e Sicilia

Sebbene contengano informazioni rilevanti quasi sempre i rapporti nazionali sono ridotti a brevi comunicati stampa ben infiocchettati. Molti dettagli si perdono per convenienza politica, altri per mancanza di tempo, voglia o competenze da parte dei giornalisti.

Guardate quale dato interessante salta fuori dal Rapporto INPS presentato ieri: quasi metà delle social card emesse in Italia sono finite in Campania e Sicilia.

Social Card 2009 Fonte INPS
Fonte: INPS 2009

Sussidio unico e strumenti di potere

La coppia Boeri-Garibaldi colpisce ancora, presentando su LaVoce.info uno studio molto chiaro, leggibile anche dai non addetti ai lavori, sul costo del sussidio unico di disoccupazione. Un ragionamento pulito, basato solo sulla matematica, che smentisce sia Berlusconi sia Bersani.

Sconsolante la considerazione finale dei due autori: “[..] Non si dica che la riforma non è finanziariamente sostenibile. Semplicemente, sono altre le priorità di questo esecutivo. Vuole tenersi un sistema che è il migliore strumento di potere del mondo“.

Ancora più chiaramente: autorizzare spese straordinarie per mobilità e indennità di disoccupazione significa garantirsi voti politici in tempo di crisi. Al contrario ogni soluzioni di equità sociale toglierebbe alla politica il potere di stabilire privilegi.

I lavoratori non sono tutti uguali

Finalmente un approfondimento degno di questo nome in TV sui temi degli ammortizzatori sociali e del precariato. La bella trasmissione di Ilaria D’Amico (Exit su La7) ha fatto capire qualcosa di più agli italiani: sul blog di Exit potete rivedere i servizi della puntata di ieri.

Tema centrale: la sperequazione tra “garantiti” e “atipici” nei trattamenti economici per i periodi senza lavoro. Quello che è emerso è una giungla di soluzioni (CIG, CIGs, incentivi da Legge Marzano, Indennità di disoccupazione, Mobilità, Assegni vari) e la scopertura totale dei precari. Si passa dalla Serie A ai gironi promozionali.

Un esempio: indennità pari all’80% del reddito dell’ultimo anno per 7 anni (ex dipendenti Alitalia) al 10% per un anno (co.co.pro e neppure per tutti).

Il Ministro ha ribadito che qualcosa appunto si sta muovendo per i Co.co.pro in monocommittenza*, ma ha pur ammesso che si dovrà fare di più. Il Governo a ogni modo ha puntato in questo periodo di crisi sul gruzzolo distribuito alle amministrazioni locali con l’accordo Stato-Regioni, che servirà per ammortizzatori in deroga.

Cfr. Legge n. 2/2009 [Titolo III – Art. 19, comma c2] di conversione del D.L. n. 185/2008 approfondita tecnicamente da Laura Spampinato qui)

La puntata ha fatto però capire qualcosa di più anche sul fronte politico: a fianco di un ministro che è parso ascoltare più che parlare, dicendo molto con il suo silenzio, c’era un Enrico Letta incapace di far capire agli italiani la proposta Franceschini (Franchesche?), un Bonanni inguardabile, che pareva uscito dall’Osteria Tre Marie e alla domanda “Avete mai fatto manifestazioni per i precari?” ha risposto “Alcuni le hanno fatte, sbagliando!“, una Concita De Gregorio, che sulle statistiche proprio non c’azzecca, e per fortuna un ottimo Michel Martone, al quale personalmente farei guidare il mio “partito” ideale, poco politico e molto dentro la realtà dei fatti, contenuto negli interventi, ma preciso e pungente.

Una bocciatura evidente della nostra classe politica e sindacale.

Peccato per i mancati interventi dal pubblico, tra i quali ho riconosciuto volti noti. Bravo Salvo Barrano, già conosciuto in questa occasione, che non si è fatto imbonire dal ministro con la solita manfrina sulla libertà e le magnifiche sorti umane e progressive di chi ha una partita IVA.

Quale diritto nell’epoca tecnica

Segnalo volentieri questa bella iniziativa, organizzata dall’Associazione Sindacale dei Notai della Lombardia:

Il diritto nell’età della tecnica

Sabato 7 marzo 2009 Ore 9.30 – 13.30
Centro Congressi Fondazione Cariplo, Via Romagnosi 8 – Milano
Intervengono tra gli altri, Umberto Galimberti, Pier Luigi Celli, Stefano Rodotà.
Qui l’invito con il programma completo.

Interessi di lobby in atti d’ufficio

La riforma degli ammortizzatori sociali è tutta da seguire. Potrà sembrare pallosa e riservata agli addetti ai lavori, intrisa di linguaggio da sindacalisti e politici senza pelo sullo stomaco, ma semplificando molto, è una questione che riguarda tutti, perché definisce lo Stato Sociale inteso come struttura organica di tutele e di incentivi per la valorizzazione della forza lavoro italiana. Quello che sta accadendo, invece, è la solita storia: incapacità di immaginare uno Stato di tutti; interessi di lobby in atti d’ufficio; una riformicchia senza palle a servizio della politica più che degli interessi del Paese.

Personalmente consiglio di seguire la vincenda: dall’impianto dato alla Riforma si potranno capire almeno tre cose:

  • quale idea del mercato del lavoro ha questo Governo e il trattamento riservato al mondo del lavoro temporaneo;
  • quale idea delle tutele da offrire ai lavoratori ha messo in campo;
  • quale idea di Stato Sociale stanno portando avanti a Palazzo e se questa sia effettivamente pensata per rilanciare il Paese in un momento di transizione che non interessa soltanto il lavoro dipendente a tempo indeterminato. 

Si potrà capire quale futuro ci stanno costruendo i professionisti della politica. I giornali di oggi sono ricchi di approfondimenti sul tema – vista anche l’uscita recente di Franceschini sull’assegno mensile per i disoccupati (roba che in Europa – sob! – esiste da anni).

Ho raccolto gli articoli odierni in un unico file .PDF (2.5 MB). A mio avviso spiccano due valutazioni a caldo in questa rassegna, a firma di soggetti del tutto estranei tra di loro:

Quando è la politca a decidere a chi dare a e a chi no, i beneficiari sono sempre i lavoratori delle grandi aziende, la cui ristrutturazione o chiusura fa notizia, al contrario di quanto accada per milioni di microimprese che alimentano la nostra struttura produttiva. […] questo ‘qualcosa in più’ non sarà certo riservato né ai lavoratori delle piccole imprese nè ai quattro e più milioni di lavoratori temporanei presenti oggi in Italia“. (Tito Boeri)

Dobbiamo redistribuire le risorse fra lavoratori e pensionati, affrontando quei paradossi che il nostro Paese si rifiuta di vedere. In Italia abbiamo due gestioni Inps che che sono largamente in attivo. Una è quella delle prestazioni temporanee, che eroga assegni ai nuclei familiari, disoccupazione volontaria, cassa integrazione ordinaria, indennità di malattia e di maternità. Questa gestione riporta un avanzo ogni anno di 6,5 miliardi. Poi c’è quella dei parasubordinati, dove confluiscono i contributi dei co.co.pro e di altri lavoratori precari. Anche questa gestione ha un attivo di 6 miliardi. Il paradosso è che queste risorse sono utilizzate per coprire i buchi delle gestioni previdenziali principali. I soldi versati dai lavoratori più deboli vengono destinati alle categorie di lavoratori più tutelate o bruciati sui falò delle pensioni. Se noi spendessimo quei soldi per le finalità per le quali sono stati effettivamente versati il problema delle risorse sarebbe risolto. Ma è una cosa che la sinistra si guarda bene dal dire e la destra si guarda bene da fare“. (Giuliano Cazzola)