Mi dia due modelli 770 senza zucchero, grazie

Qualche breve riflessione sui costi di gestione di un freelance. Lettura consigliata ai lavoratori autonomi che hanno già fatto colazione da almeno due ore.

Ieri ho finalmente firmato un contratto per avere l’assistenza fiscale con un commercialista che mi costasse meno del precedente. Sono passato da 1.300 euro + IVA all’anno a 970 euro + IVA*. Di questi tempi 330 euro non fanno poi così schifo, ci pago due settimane di baby sitter tre ore al giorno. In ottica di ammortamento dei costi significa, per una media di 220 giorni lavorativi all’anno (facendo un parallelismo eccessivamente ottimista con un lavoratore dipendente…), circa 4,5 euro + IVA al giorno lavorato.

* Forza commercialisti, fatevi della sana concorrenza!!

Ora la cosa divertentente è che in entrambi i casi non era prevista la compilazione dei modelli 770, da pagare a parte.

Che cos’è un modello 770? Chi è Tatianaaa? E’ quel modello grasso, ma talmente grasso, che quando ci penso mi si ingrossano fegato e pancreas come un cocomero.

Ecco il caso:

– nel corso del 2008 ho offerto una collaborazione per scrivere un testo di 4.600 battute in un giorno di sovraccarico spaventoso di lavoro, i tempi stringono, chiedo assistenza a un giornalista amico, anche lui Partita IVA;

– il lavoro mi costa 230 euro + IVA + rivalsa del 2%;

– pago il collaboratore a 30 giorni e faccio il mio bel bonifico via F24 telematico per la ritenuta d’acconto di 46 euro.

Arriva il periodo di certificare la collaborazione, ovvero di redigere il modello 770. E quanto costa? La semplice cifra di 80 euro + IVA. Un terzo del valore del lavoro!! Più delle tasse pagate!

Un esempio classico di istigazione all’evasione fiscale, no? Ho deciso tempo fa di non cadere nel trabocchetto del lavoro nero o di accettare lavori con ricarichi strani (una volta mi fu offerto un lavoro da 5.000 euro con l’obbligo di restituire sottobanco 2.000 euro: il committente fu prontamente mandato affanculo). Queste cose però “fanno male al calcio”. Che cosa dite?

P.S. Qui un esempio PDF di Modello 770 Semplificato e con commenti (via AristideNIN).

Il Sole 18 Ore (-25%)

Vi hanno mai tagliato lo stipendio del 25% senza preavviso? Beh, pensateci. Potrebbe capitare anche a voi, alla faccia di ogni forma di negoziazione (prima forma di rispetto del lavoro). A me è capitato. Questa è l’elegante lettera del Sole 24 Ore con cui si annuncia che verranno decurtati i compensi ai collaboratori: sono loro a doversi fare carico della crisi in editoria. Per il resto condivido le tre valutazioni di Nicola Mattina.

Taglio ai compensi dei collaboratori del Sole 24 Ore

Non licenziate quello spammer

Nel 2000 invia ben 13.000 SMS a utenze private con il cellulare aziendale, spendendo 3.235 euro. L’azienda (Telecom Italia) lo licenzia. Dopo 8 anni si chiude la vicenda: il giudice sentenzia in via definitiva che si tratta di un provvedimento illegittimo perché non susssite alcun “nocumento morale o materiale oppure la commissione di delitto in connessione con l’esecuzione del rapporto di lavoro“.

Ok per quanto riguarda il diritto del lavoro, ma con lo spamming telefonico come la mettiamo?

Due pesi, due palle

La solita storia. Ne ho pieni i coglioni. Ecco, l’ho detto.

CASO A 

Oggi sono terminati alcuni lavori di ristrutturazione di cui vi ho parlato qualche tempo fa. L’imprenditore edile si è presentato in casa mia con la fattura di saldo. Alla mia dichiarazione di pagare a 30 giorni si è infuriato, urlando di stracciare la fattura e spaccare tutto il lavoro fatto (un soppalco in cartongesso, la muratura di qualche finestra e un paio di pareti in gesso). I motivi? Oltre al fatto che gli ho fatto fatturare tutto e di solito fa del buon nero, erano ben poche lire, per lui che tratta grandi opere e si è sperticato per aiutarmi visto che il mio nominativo gliel’ha passato il padre di un’amica… Ok, gli ho detto, non spaccare nulla. Ti faccio il bonifico oggi o domani.

CASO B

Ad aprile ho terminato un lavoro per una multinazionale. L’attività è stata gestita dalla sua agenzia di marketing, che mi ha fatto fatturare il mese successivo (a maggio) verso una controllata. Oggi sono passati 120 giorni e ancora non compare nulla sul mio conto corrente: scatta l’allarme. Chiamo in azienda, ma l’account dice che i fornitori li gestisce una società terza, di servizi amministrativi. Il responsabile riceve telefonicamente una volta alla settimana. Mi va bene perché è oggi. Il contabile dichiara che ci vorrà molto tempo per la mia fattura perché il cliente iniziale non ha ancora pagato l’agenzia e senza soldi incassati – in barba a ogni legge pubblicata sul globo terracqueo – i fornitori col piffero che li pagano. Resto cioè all’asciutto. Evidentemente è una multinazionale senza cash flow oppure versa in cattive acque o semplicemente è amministrata da una banda di ignoranti.

La giornata del lavoro dignitoso

WDDWNon basta avere un lavoro: deve essere dignitoso. Non lo dico io – anche se sottoscrivo in pieno questo concetto – ma la nostra Costituzione. Lo sostengono da anni l’ILO ed Eurofond, secondo i quali questo valore sostiene la coesione sociale, lo sviluppo economico, la lotta alla povertà. Lo ribadiscono tutte le organizzazioni internazionali del lavoro, non soltanto quelle sindacali. Oggi si festeggia questo diritto. L’UNI, il sindacato globale dei servizi che raggruppa 900 sindacati da tutto il mondo, composta dall’International Trade Union Confederation, dal Global Progressive Forum, da Social Alert e Solidar, ha promosso insieme a Eurofond, la Giornata Mondiale del Lavoro Dignitoso.

Lo scopo è di sensibilizzare cittadini, imprenditori, politici e istituzioni e aumentare la consapevolezza sul valore del lavoro dignitoso (decent work), punto cardine della lotta al sommerso e al lavoro irregolare, ma non solo. Comprende anche la questione dei salari, della continuità lavorativa (precarietà) e soprattutto della salute.

Ma che cosa significa “lavoro dignitoso” in concreto?

Facciamo un esperimento, se vi va. Io elenco ciò che a me sembra fondamentale. Se poi avete voglia di aggiungere altri elementi, fate pure, i commenti sono liberi.

Un lavoro dignitoso:

– non mette in pericolo la tua vita;
– non ti discrimina per razza, sesso, età, religione e convinzioni politiche;
– non impiega minori;
– è regolarizzato da un contratto;
– ti offre una retribuzione congua con l’attività svolta, il tempo impiegato e il costo della vita nel Paese in cui vivi;
– non lede i tuoi diritti fondamentali individuali;
– non crea sperequazioni nel trattamento verso prestazioni sociali;

– non ti ostacola se desideri dare continuità al tuo reddito;
– è pagato secondo tempi ragionevoli;
– è pagato secondo le normative vigenti in ogni Paese e comprende tutti gli oneri previsti per i rapporti di lavoro;
– valorizza le tue competenze o ti forma verso nuove e più adeguate allo svolgimento delle tue mansioni;
– ti consente di crescere una famiglia;
– non è fonte di stress, disagio e malattie, anche psicologiche…

… voi dite che tutto questo è cosa superata, già assimilata dalla nostra società? Non corriamo dunque alcun pericolo?

P.S. Ho controllato la rassegna stampa di oggi in Italia. Non c’è un solo articolo dedicato a questa ricorrenza! Per fortuna almeno Napolitano ne parla…

Economisti ininfluenti

Ha avuto una copertura mediatica pari a zero, ma per gli addetti ai lavori è un evento di capitale importanza. E’ il XXIII Convegno Nazionale di Economia del Lavoro, organizzato dall’Associazione Italiana Economisti del Lavoro (AIEL), che ha pubblicato sul sito gli interventi dei numerosi relatori italiani ed europei. Quello di Tito Boeri, sul paradosso del calo della disoccupazione in Italia, si trova tradotto in italiano anche su LaVoce.info.

Terminazioni nervose

Primi esperimenti di circumnavigazione della Riforma Damiano sui contratti a termine. Li mette a segno la Pfizer, che non assume i precari a termine dopo 3 anni.

Tempo fa scrivemmo che sarebbe finita così e che i fuoriusciti dal girone infernale del precariato triennale (perché poi 3 anni e non 2,5 o 20 mesi? chissà…) avrebbero probabilmente aperto una partita IVA.

Questioni invisibili, marginali, si dirà, che spariscono nei grandi numeri del mercato del lavoro, gli stessi che – grazie a queste dinamiche – attesteranno pure che l’occupazione cresce.

La discriminazione degli over 40

Segnalo l’interessante caso legato alla denuncia di Luca Mori di Oltrei40.org, che ha deciso di andare fino in fondo in materia di discriminazione dei lavoratori in età adulta negli annunci di lavoro [Cfr. D.Lgs 216/2003]. Ha fatto un esposto alla procura di Milano contro Infojobs.it. Credo – forse mi sbaglio – per iniziare dal portale Internet oggi più in vista… Leggete la vicenda, ben circostanziata e documentata, e passate parola perché il tema e chi lo sta portando avanti meritano un sostegno.