I lavoratori non sono tutti uguali

Finalmente un approfondimento degno di questo nome in TV sui temi degli ammortizzatori sociali e del precariato. La bella trasmissione di Ilaria D’Amico (Exit su La7) ha fatto capire qualcosa di più agli italiani: sul blog di Exit potete rivedere i servizi della puntata di ieri.

Tema centrale: la sperequazione tra “garantiti” e “atipici” nei trattamenti economici per i periodi senza lavoro. Quello che è emerso è una giungla di soluzioni (CIG, CIGs, incentivi da Legge Marzano, Indennità di disoccupazione, Mobilità, Assegni vari) e la scopertura totale dei precari. Si passa dalla Serie A ai gironi promozionali.

Un esempio: indennità pari all’80% del reddito dell’ultimo anno per 7 anni (ex dipendenti Alitalia) al 10% per un anno (co.co.pro e neppure per tutti).

Il Ministro ha ribadito che qualcosa appunto si sta muovendo per i Co.co.pro in monocommittenza*, ma ha pur ammesso che si dovrà fare di più. Il Governo a ogni modo ha puntato in questo periodo di crisi sul gruzzolo distribuito alle amministrazioni locali con l’accordo Stato-Regioni, che servirà per ammortizzatori in deroga.

Cfr. Legge n. 2/2009 [Titolo III – Art. 19, comma c2] di conversione del D.L. n. 185/2008 approfondita tecnicamente da Laura Spampinato qui)

La puntata ha fatto però capire qualcosa di più anche sul fronte politico: a fianco di un ministro che è parso ascoltare più che parlare, dicendo molto con il suo silenzio, c’era un Enrico Letta incapace di far capire agli italiani la proposta Franceschini (Franchesche?), un Bonanni inguardabile, che pareva uscito dall’Osteria Tre Marie e alla domanda “Avete mai fatto manifestazioni per i precari?” ha risposto “Alcuni le hanno fatte, sbagliando!“, una Concita De Gregorio, che sulle statistiche proprio non c’azzecca, e per fortuna un ottimo Michel Martone, al quale personalmente farei guidare il mio “partito” ideale, poco politico e molto dentro la realtà dei fatti, contenuto negli interventi, ma preciso e pungente.

Una bocciatura evidente della nostra classe politica e sindacale.

Peccato per i mancati interventi dal pubblico, tra i quali ho riconosciuto volti noti. Bravo Salvo Barrano, già conosciuto in questa occasione, che non si è fatto imbonire dal ministro con la solita manfrina sulla libertà e le magnifiche sorti umane e progressive di chi ha una partita IVA.

Voce collettiva

“Cancellato” da cancello, sbarramento, ostacolo. Cassato con sfregi che ne deturpano l’immagine scritta, le tracce. Cancellato perché rimosso e perduto, dimenticabile, emendabile, inutile, debole. Cancellato dalla vista, spostato altrove, non-si-sa-dove. Meglio lontano, perché sia presto scordato. Depennato, annullato, eliminato.

Questa semantica appartiene faziosamente alla realtà. Poi c’è la narrazione e c’è Internet.

I molti che stanno perdendo il lavoro in questi mesi o vivono da anni condizioni instabili di lavoro se ne sono accorti. Stanno scrivendo, lasciando tracce di questo momento storico, con una narrazione collettiva che non ha precedenti e forse ancora non ce ne siamo accorti. L’esperimento che fu di Beppe Grillo e da cui nacque anche il libro “Schiavi moderni”, oggi è replicato da La Repubblica (500 post in due giorni!), dall’Unità e da molti blog collettivi, soprattutto legati ad ambienti universitari o di lavoratori del pubblico impiego.

È bello scoprire come la forza della Rete sia anche questa, legata alla volontà di rimettere in vita tracce e percorsi narrativi, riscrivendo una verità che soltanto con una voce collettiva può trovare la migliore esposizione. Storie cancellate nella presunzione che la singolarità di una vicenda personale si annacqui nel tempo, ritornano a galla e, per quanto conti, rimarranno a disposizione del confronto sociale, indicizzate sul Web finché qualche server non tirerà le cuoia.

Update: qui il commento di Luciano Gallino al diluvio di racconti comparsi su Repubblica.it.

Questioni di lingua

[Due brevi]

1. Perché nessuno fa notare che il contrario di precario non è flessibile, ma stabile?

2. Se l’accordo Alitalia dovesse andare in porto, con i tagli al costo del lavoro previsti da CAI, con la messa in cassa integrazione per 7 anni (!) di 7.000 persone e questa cordata pagasse veramente il prezzo di 400 milioni di euro l’operazione, propongo di chiamare i promotori del salvataggio non più imprenditori, ma semplicemente prenditori.

Diritti, nudità e vergogne

Sono passato alla strip conference. Ecco un resoconto per chi sta seguendo la vicenda.

Età media 35 anni, un diploma in tasca, a eccezione di Paola che si è laureata in Scienze Politiche. Da sei anni lavorano al Call Center dell’Azienda Ospedialiera di Legnano, con contratti a termine: Adecco, eWork e poi LavoroPiù sono le tre agenzie di somministrazione che hanno vinto gli appalti. Il personale, però, non è mai cambiato, sono rimaste loro, 11 ragazze oggi messe alla porta. Un susseguirsi di contratti a termine le ha riconfermate, pur cambiando le agenzie. Nessun giorno di interruzione in sei anni. Lo stop è arrivato per questioni legislative, oltre che – come dichiarano le ragazze – “per tagliare i costi”. Dopo l’entrata in vigore della cosiddetta Legge Brunetta (D.L. 112/2008 – che all’art. 49, comma 3, ha recepito la legislazione del settore privato del Protocollo sul Welfare, Legge 247/2007 del Ministero Damiano) non è più possibile iterare contratti a termine oltre i tre anni, di conseguenza è stato dato loro il benservito. Una settimana prima, senza preavviso di alcun genere (la società di lavoro interinale si è giustigficata con un “Lo sapevate che vi scadeva il contratto!”…) è stato comunicato il termine definitivo. Il caso, come noto, è diventato nazionale, grazie a YouTube. Brunetta, intervistato, ha rimarcato che non si tratti di “licenziamento”, ma di normale scadenza dei termini.

Loro non ci stanno ed ecco la provocazione. Ne sono consapevoli, visto che lo dichiarano apertamente.

Strip Conference
[Foto: Humanitech.it]

Salgono sul palco per presentarsi, raccontano di avere ricevuto qualche centinaio di e-mail di solidarietà.

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