Ambiente di lavoro

I primi effetti dell’amministrazione Obama sul mercato del lavoro si stanno registrando in relazione alla cosiddetta green economy. I 300 milioni di dollari stanziati per programmi legati all’acqua e i 150 per quelli legati all’energia hanno messo in moto una lunga catena che arriva come sempre fino a Internet dove stanno nascendo i portali di recruiting online dedicati proprio a questo segmento.

GoingGreenJobs.com
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Contemporaneamente le sfide ambientali italiane, che il recente terremoto in Abruzzo ci hanno ricordato in prima pagina per lungo tempo, sono l’ennesima occasione per il nostro Presidente del Consiglio, in conferenza stampa ieri, di raccontare al Paese quanti fiori e piante il Governo ha seminato da qualche parte in vista del G8. Vista l’innata “passione ambientale”, Berlusconi ha voluto snocciolare i numerosi dati sulla flora governativa come il più affabile dei giardinieri. Poi candidamente ha ammesso: “…forse interessa solo me…”. Intanto l’occupazione cala.

Papi, il mondo del lavoro e le virtù deboli

Ogni fatto istituzionale ha rilevanza sociale e un impatto anche sulle relazioni di lavoro. Mi sono chiesto: quali conseguenze potrebbe avere il caso “Papi” sulla cultura del lavoro e sul tema del merito in Italia? Senza speculare troppo sui fatti di cronaca, vi propongo al contrario di fare epochè dei mille dettagli pruriginosi, e leggere questo bel testo di Pier Luigi Celli del 2007 che a mio avviso pare azzeccato per la situazione odierna. Si intitola “Le virtù deboli“.

Il brano è un po’ lungo (lo metto in download in coda), ma a mio avviso questi sono i passaggi principali che mostrano i legami possibili tra politica e mondo del lavoro:

Se è nell’impresa che si verificano le condizioni più problematiche per perseguire i canoni del rispetto, nel senso che la razionalità strumentale prevalente non considera rilevanti virtù modeste (deputate al riconoscimento personale, indipendentemente dalle posizioni, dai ruoli e dalle funzioni esercitate), è il contesto sociale, interpretato dalla politica, che finisce col mettere in crisi i canoni della dignità.
Succede che i meccanismi di selezione gerarchica e di cooptazione, puntando sulle affinità, i valori di adesione e di appartenenza, premiando gli adepti e puntando sulla fedeltà senza discussione, hanno progressivamente legittimato comportamenti conniventi, la rincorsa a farsi riconoscere e benedire; la voglia straripante a togliersi dai margini per entrare nel gioco a qualsiasi prezzo.
Quello della dignità in particolare.

E ancora:

Si è andato perdendo un principio fondante la correttezza dei rapporti all’interno degli organismi di interesse collettivo: e cioè che la dignità delle persone è un bene “individuale” che ha una qualche valenza sociale, nel senso che è spendibile in via allargata e qualifica positivamente l’organizzazione in grado di esprimerlo. […] In impresa è oggi particolarmente difficile ottenere rispetto. Si dice, e si invoca, una rivoluzione meritocratica nella promozione delle persone; poi, da un lato, si cercano solo quelli che possono garantire una fedeltà senza sbavature e, dall’altro, si esasperano connotazioni che tendono (anche per via stipendiale) a marcare le differenze e le distanze. È straordinario come gli uomini di impresa rimproverino alla politica esattamente quello che loro stessi affermano nei fatti quasi ogni giorno.

Al fondo c’è ancora il concetto (e la pratica) del rispetto dei valori, come riconoscimento reciproco di azioni e comportamenti coerenti con le dichiarazioni e con le aspettative. Non c’è merito nel clan, peggio, nella corte.

Qui il brano intero, tratto da Pier Luigi Celli, Le virtù deboli, Apogeo, 2007.

Evelina e il Senato

Esemplare rappresentazione del nostro mercato del lavoro. Berlusconi e Saccà si sentono al telefono: in cambio di una raccomandata piazzata in RAI si ottiene un voto in più al Senato per fare cadere la maggioranza.

Dalla conversazione:

Berlusconi: gli puoi fare una chiamata? La Elena Russo; e poi la Evelina Manna. Non centro niente io, è una cosa … diciamo … di…
Saccà: chi mi dà il numero?
B: Evelina Manna … io non c’è l’ho …
S: chiamo …
B: no, guarda su Internet …
S: vabbè, la trovo, non è un problema … me la trovo io …
B: ti spiego che cos’è questa qui …
S: ma no, Presidente non mi deve spiegare niente …
B: no, te lo spiego: io stò cercando di avere …
S: Presedente, lei è la persona più civile, più corretta …
B: allora … è questione di .. [parola incomprensibile, le voci si accavallano] ….
S: ma questo nome è un problema mio …
B: io stò cercando … di aver la maggioranza in Senato …
S: capito tutto …
B: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno … con cui sto trattando …

Devo essere sincero, non riesco neppure a commentare. Posso soltanto suggerire a Saccà [e agli attuali dirigenti] il sito esatto di Evelina Manna, per accellerare le pratiche. Non sia mai che altri stiano aspettando..