Terminazioni nervose

Primi esperimenti di circumnavigazione della Riforma Damiano sui contratti a termine. Li mette a segno la Pfizer, che non assume i precari a termine dopo 3 anni.

Tempo fa scrivemmo che sarebbe finita così e che i fuoriusciti dal girone infernale del precariato triennale (perché poi 3 anni e non 2,5 o 20 mesi? chissà…) avrebbero probabilmente aperto una partita IVA.

Questioni invisibili, marginali, si dirà, che spariscono nei grandi numeri del mercato del lavoro, gli stessi che – grazie a queste dinamiche – attesteranno pure che l’occupazione cresce.

La legge del calcio in culo

Se è vero, come scrive La Repubblica, che meno del 40% dei contratti a termine è legato a reali esigenze dovute al ciclo economico o al tipo di produzione tutta la discussione sul  pacchetto Welfare approvato ieri assume una connotazione molto differente, quasi una beffa. Agli imprenditori – così riporta La Repubblica – interessa spendere meno e avere libertà di assestare un calcio ben piazzato al momento giusto. Un vantaggio enorme, che forse avrebbe avuto bisogno di un disincentivo o di un contentino per la controparte “trattata male”. Qualcosa del tipo: una supertassa sul calcio in culo, per foraggiare per esempio, redditi di cittadinanza o politiche attive. Invece il Governo ha litigato sul numero di mesi per effettuare deroghe sindacali sui 36 previsti come tetto massimo. Io onestamente avrei ragionato di più sugli effetti e sulle cause della pedata, più che sulla dinamica.

Update: Alcuni articoli comparsi sulla stampa e relativi al RapportoISFOL Plus sugli atipici e sull’uso del contratto a termine: Il Sole 24 Ore, Liberazione, Il Manifesto