Qualcuno potrà pensarla diversamente, ma secondo me l’estensione delle comunicazioni obbligatorie e il DURC (per esempio obbligatorio nelle DIA per le ristrutturazioni edilizie) sono due imposizioni importanti, per nulla inutili, nella lotta al lavoro nero. Non è vuoto potere dell’ufficialità (burocrazia), ma ha sane ragioni di trasparenza. Non è un caso che per entrambe le dichiarazioni Internet c’entri moltissimo.
Sommerso
Evelina e il Senato
Esemplare rappresentazione del nostro mercato del lavoro. Berlusconi e Saccà si sentono al telefono: in cambio di una raccomandata piazzata in RAI si ottiene un voto in più al Senato per fare cadere la maggioranza.
Dalla conversazione:
Berlusconi: gli puoi fare una chiamata? La Elena Russo; e poi la Evelina Manna. Non centro niente io, è una cosa … diciamo … di…
Saccà: chi mi dà il numero?
B: Evelina Manna … io non c’è l’ho …
S: chiamo …
B: no, guarda su Internet …
S: vabbè, la trovo, non è un problema … me la trovo io …
B: ti spiego che cos’è questa qui …
S: ma no, Presidente non mi deve spiegare niente …
B: no, te lo spiego: io stò cercando di avere …
S: Presedente, lei è la persona più civile, più corretta …
B: allora … è questione di .. [parola incomprensibile, le voci si accavallano] ….
S: ma questo nome è un problema mio …
B: io stò cercando … di aver la maggioranza in Senato …
S: capito tutto …
B: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno … con cui sto trattando …
Devo essere sincero, non riesco neppure a commentare. Posso soltanto suggerire a Saccà [e agli attuali dirigenti] il sito esatto di Evelina Manna, per accellerare le pratiche. Non sia mai che altri stiano aspettando..
Falsi positivi
Così li chiama ISFOL. Sono i lavoratori inquadrati in maniera irregolare: hanno un contratto di lavoro autonomo, ma di fatto sono subordinati. Per stanarli ISFOL ha elaborato un sistema molto interessante, che si basa sull’incrocio delle tipologie contrattuali (forma) con le dichiarazioni dei lavoratori sulle modalità di lavoro (sostanza). Totale: 1,2 milioni di persone (5,6% della forza lavoro), senza contare i part-time involontari… I Co.co.co, i lavoratori occasionali e i Co.co.pro sono mediamente quelli con maggiori vincoli di subordinazione, o detto altrimenti, che sono impiegati in maniera “più irregolare”.
Da una parte è vero, sono i datori di lavoro a ciurlare nel manico, dall’altra, però – e questa è una mia forte convinzione personale – manca in Italia una sana cultura del lavoro autonomo. O perlomeno una coscienza dei diritti-doveri che spettano a chi sta fuori dalle imprese. Che cosa succederebbe se chi ha un falso lavoro autonomo si svegliasse domani alla mattina e incominciasse a lavorare realmente per obiettivi, senza vincoli di orario e di presenza ecc?
I risultati dettagliati di ISFOL Plus sono disponibili in questo documento (file .PDF).
P.S. L’indagine è utilissima anche per dare una dimensione reale al mondo degli atipici e a chi opera in regime di autonomia sia in maniera forzosa sia per scelta (un dato da non mischiare con gli altri!).
Lavoro nero e biglietto del tram
Dopo l’indagine divenuta oramai storica Undeclared Work in an Enlarged Union del 2004 (e tutti i dubbi sulla base dati impiegata) è finalmente arrivata una nuova fotografia sul lavoro irregolare in Europa a opera della Commissione Europea. Costruita nel contesto di Eurobarometro, la nuova survey “Undeclared Work in the European Union” rappresenta una svolta metodologica, mixando analisi dirette con quelle indirette.
Da leggere attentamente, la ricerca presenta anche la valutazione del livello di “accettabilità” del lavoro nero (media europea, Italia [che ho aggiunto], valutazione di chi svolge lavoro nero e di chi acquista servizi o prodotti creati da lavoratori irregolari). 
Il paragone con il livello di accettabilità è rispetto all’uso di un mezzo pubblico senza adeguato titolo di viaggio, che in Italia è considerato accettabile a livello 2,8 su una scala decimale. Peggiore di questo c’è soltanto l’idea che qualcuno si prenda un sussidio di disoccupazione senza averne titolo. Il lavoro nero, tutto sommato, ha una valutazione benevola rispetto al viaggio senza biglietto, così pure l’evasione fiscale e l’utilizzo irregolare di lavoratori per servizi domestici. Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e del Lavoro sono informati.
Indici di congruità, un passo avanti
Argomento ostico, ma importante. E finalmente se ne parla con cognizione di causa.

[Gli Indici di Congruità in fase di studio – Fonte: Sole 24 Ore]
Vedere nero
Periodo superincasinato di lavoro, ma per questa vicenda trovo tempo. C’è di mezzo la stampa di destra, qualche giornalista di dubbia professionalità e anche Michele Tiraboschi (anche lui in malafede?).
Il caso San Lorenzo
Provo a ragionare apertamente sul caso San Lorenzo.
Il lavoro che non si vede
“Un Mondo a Colori”, “Le Iene” e “Racconti di Vita” sono i tre programmi che hanno vinto il Premio “Il lavoro che non si vede 2007“. I precari dei call center di Alessandro Sortino e Francesca Biagiotti per “Le Iene”, le morti bianche nell’inchiesta di Paolo Zagari e Fabio Trappolini per “Un Mondo a Colori” sono i temi vincitori della seconda edizione del concorso promosso dalla Nidil Cgil e dal Premio Ilaria Alpi di Riccione. Premiato anche il racconto per immagini di una madre che ha perso il figlio sul luogo di lavoro e realizzato da Giovanni Anversa e Elio Mazzacane per “Racconti di Vita”.
Il Comunicato Stampa del Premio.
Quando la Iena fa le veci dell’ispettore
Arriva a distanza di due settimane la reazione organica di commentatori autorevoli al caso denunciato dalle Iene con il servizio di Alessandro Sortino del 26 marzo sulla somministrazione di lavoro condotta in maniera illecita dalla Metis. Una vicenda in cui autisti “temporanei” sono impiegati anche 250 giorni all’anno da una società di trasporti con contratti giornalieri di somministrazione.
La vicenda denunciata mette in luce tre aspetti molto gravi: 1) alcune delle più grandi società di intermediazione non conoscono la legge italiana sul lavoro; 2) alcuni ispettori ministeriali ancora di meno; 3) casi vissuti sulla pelle dei lavoratori diventano subito pretesti politici per sollevare polvere in Parlamento.