Pubblicato online il manuale del buon licenzatore per decurtare lo staff di Yahoo! Lo rivela Valleywag. La regola d’oro: non entrare in relazione con la testa da tagliare come se fosse una persona ben precisa.

Pubblicato online il manuale del buon licenzatore per decurtare lo staff di Yahoo! Lo rivela Valleywag. La regola d’oro: non entrare in relazione con la testa da tagliare come se fosse una persona ben precisa.

Così è il mercato delle Retribuzioni in Italia per il lavoro dipendente. Ne parla la ricerca presentata oggi da Unioncamere e OD&M Consulting “Domanda di Lavoro e Retribuzioni nelle Imprese Italiane“. Dieci milioni di italiani (su circa 15 mln) che lavorano in imprese private percepiscono stipendi che oscillano in media tra 21.800 e 22.800 euro lordi. Suddividendo le tipologie professionali in 8 categorie, questo è il grafico che mostra l’Italia senza più Appennini né Alpi.

Nel 2000 invia ben 13.000 SMS a utenze private con il cellulare aziendale, spendendo 3.235 euro. L’azienda (Telecom Italia) lo licenzia. Dopo 8 anni si chiude la vicenda: il giudice sentenzia in via definitiva che si tratta di un provvedimento illegittimo perché non susssite alcun “nocumento morale o materiale oppure la commissione di delitto in connessione con l’esecuzione del rapporto di lavoro“.
Ok per quanto riguarda il diritto del lavoro, ma con lo spamming telefonico come la mettiamo?
Prodotto da Screaming Frog Productions il geniale corto The Job ci mette solo 3 minuti per illustrare la tendenza che il mercato del lavoro in Occidente ha maturato negli ultimi 15 anni e sta portando avanti…
https://www.youtube.com/watch?v=3XGJq8wrw5I
(via Chainworkers 3.0)
La rassegna stampa (.PDF, 2.28 MB) di oggi sui temi di lavoro è ovviamente dominata dal caso Alitalia (qui anche quella online). In questa brutta storia, quello che più mi colpisce è l’esultanza dei dipendenti per il mancato accordo, dopo che – stando alle dichiarazioni – tutti i sindacati, compreso CGIL (escludendo il personale di volo), avevano firmato l’accordo.
Il Tg1 ieri sera [commento del tutto anomalo] ha parlato di “suonatori sul Titanic“. Lo slogan più diffuso tra i dipendenti Alitalia, che hanno riportato tutti i giornali: “Meglio falliti che in mano a dei banditi!“.
Per converso, a me vengono in mente altri slogan del tipo “Un lavoro qualsiasi è meglio di nessun lavoro” (citato da Bill Clinton, 1999; Antonio Fazio, 1999; Emma Bonino 2000 ecc.) e “Nessun lavoro è così duro come non lavorare” (da un manifesto dell’Ufficio di coordinamento federale di iniziative per disoccupati in Germania, 1998), prontamente smentiti dai lavoratori Alitalia ieri. Come titola Italia Oggi, hanno scelto le mutande.
E c’è da chiedersi: perché? E’ realmente un suicidio professionale?
Le possibili ragioni di un comportamento del genere:
– le proposte di CAI erano indecenti; i lavoratori hanno una dignità da difendere e preferiscono affrontare una fase di disoccupazione e di ricerca di un nuovo lavoro piuttosto che svendere il proprio lavoro (un lavoro qualsiasi non è meglio di nessun lavoro);
– i lavoratori si fidano del mercato dei compratori possibili di Alitalia oppure del mercato del lavoro, che consente una mobilità sociale tale da rendere una perdita di lavoro non preoccupante;
– il periodo nelle mani degli amministratori pubblici li ha abituati così bene da accecarli sulla situazione attuale e di mercato;
– i lavoratori pensano che tanto mobilità; cassa integrazione e tric e trac vari aggiusteranno per anni la loro posizione: lo Stato li ha assistiti in passato, lo farà anche in futuro.
Questa storia è davvero emblematica e mette a nudo radici profonde che legano lavoro e dignità. In epoca di crisi, nessun lavoro è dunque meglio di un pessimo lavoro qualsiasi? Lavorare per dei banditi è inaccettabile? A pensarci bene il caso Alitalia è molto più del caso Alitalia.
Se fosse per me, metterei anche Governo e CGIL in amministrazione controllata.
Si può?
P.S. CAI è tornata ad essere soltanto la sigla del Club Alpino Italiano.
Eurofond ha reso noto lo studio comparativo “Working time developments – 2007” dedicato alle ore lavorative nei differenti Paesi europei. Oltre allo scandaloso risultato su quanto avviene nella Pubblica Amministrazione del nostro Paese rispetto al resto del Vecchio Continente, si nota il maggior carico lavorativo nei Paesi dell’Est e nei nuovi Stati membri dell’Unione. Questa è una sintesi dei dati raccolti:
| Paese | A) Ore lavorative (sett.) | B) Ore lavorative lorde (annuali) | C) Ferie e Congedi (giorni) | D) Festività pubbliche (giorni) | E) C+D (in ore) | F) Ore annuali di lavoro (B-E) |
| Estonia | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 8,0 | 224,0 | 1.856,0 |
| Romania | 40,0 | 2.080,0 | 21,0 | 7,0 | 224,0 | 1.856,0 |
| Polonia | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 9,0 | 232,0 | 1.848,0 |
| Ungheria | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 10,0 | 240,0 | 1.840,0 |
| Lettonia | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 11,0 | 248,0 | 1.832,0 |
| Grecia | 40,0 | 2.080,0 | 23,0 | 10,0 | 264,0 | 1.816,0 |
| Lituania | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 13,0 | 264,0 | 1.816,0 |
| Slovenia | 40,0 | 2.080,0 | 20,0 | 13,0 | 264,0 | 1.816,0 |
| Bulgaria | 40,0 | 2.080,0 | 24,0 | 10,0 | 272,0 | 1.808,0 |
| Irlanda | 39,0 | 2.028,0 | 20,0 | 9,0 | 226,2 | 1.801,8 |
| Malta | 40,0 | 2.080,0 | 24,0 | 14,0 | 304,0 | 1.776,0 |
| Slovacchia | 38,8 | 2.017,6 | 21,1 | 15,0 | 280,1 | 1.737,5 |
| Cipro | 38,0 | 1.976,0 | 20,0 | 12,0 | 243,2 | 1.732,8 |
| Lussemburgo | 39,0 | 2.028,0 | 28,0 | 10,0 | 296,4 | 1.731,6 |
| Belgio | 37,6 | 1.955,2 | 20,0 | 10,0 | 225,6 | 1.729,6 |
| Austria | 38,8 | 2.017,6 | 25,0 | 13,0 | 294,9 | 1.722,7 |
| Rep. Ceca | 38,0 | 1.976,0 | 25,0 | 10,0 | 266,0 | 1.710,0 |
| Portogallo | 38,2 | 1.986,4 | 24,5 | 12,0 | 278,9 | 1.707,5 |
| Olanda | 37,5 | 1.950,0 | 25,6 | 7,0 | 244,5 | 1.705,5 |
| Spagna | 37,9 | 1.970,8 | 22,0 | 14,0 | 272,9 | 1.697,9 |
| Regno Unito | 37,3 | 1.939,6 | 24,6 | 8,0 | 243,2 | 1.696,4 |
| Norvegia | 37,5 | 1.950,0 | 25,0 | 9,0 | 255,0 | 1.695,0 |
| Finlandia | 37,5 | 1.950,0 | 25,0 | 11,0 | 270,0 | 1.680,0 |
| Italia | 38,0 | 1.976,0 | 28,0 | 12,0 | 304,0 | 1.672,0 |
| Germania | 37,6 | 1.955,2 | 30,0 | 10,5 | 304,6 | 1.650,6 |
| Danimarca | 37,0 | 1.924,0 | 30,0 | 9,0 | 288,6 | 1.635,4 |
| Svezia | 37,5 | 1.950,0 | 33,0 | 11,0 | 330,0 | 1.620,0 |
| Francia | 35,0 | 1.820,0 | 25,0 | 11,0 | 252,0 | 1.568,0 |
| EU 27 + Norvegia | 38,6 | 2.006,1 | 23,7 | 10,7 | 264,7 | 1.741,4 |
| EU 27 | 38,6 | 2.008,2 | 23,7 | 10,7 | 265,1 | 1.743,1 |
| EU 25 | 38,5 | 2.002,4 | 23,8 | 10,9 | 266,4 | 1.736,0 |
| EU 15 | 37,9 | 1.968,7 | 25,6 | 10,5 | 273,1 | 1.695,7 |
| EU 15 + Norvegia | 37,8 | 1.967,6 | 25,5 | 10,4 | 271,9 | 1.695,6 |
| Nuovi Stati membri | 39,6 | 2.057,5 | 21,3 | 11,0 | 255,1 | 1.802,4 |

È nato Aries, blog dell’amica Anna Cazzulani. Vuole portare un po’ di pepe nelle discussioni online e qualche idea nuova, come (mi pare) questa, da cui nascono le motivazioni stesse dell’iniziativa [a proposito, in bocca al lupo!]:
“…la relazione che si instaura tra una persona che lavora e la sua azienda non è soltanto uno scambio lavoro-retribuzione, ma è funzionale ad altri bisogni affettivi, psicologici e relazionali che vanno oltre la mera dimensione economica: le imprese hanno dunque la responsabilità di rispondere non soltanto ai bisogni economici, ma anche relazionali…”
Un video di Think Communication sul tema. A parte la definizione sbagliata di “talento” fornita da Stefano Epifani (ma parzialmente recuperata da Luigi Mazzotta di Poste Italiane che tra le righe parla di performance e potenziale..), il resto del documento è una sintesi semplice semplice di che cosa vogliano dire questa parolaccia e altri termini inglesi.