Minima immoralia / 5

“Direttore se vuoi convincere me e gli italiani che la lotta all’evasione fiscale sia una priorità di questo governo devi usare l’ipnosi” (ieri, Franceschini a Belpietro)

“Crisi? Quale crisi? E chi mai se n’è accorto? I lavoratori come me sono in perenne stato di crisi. Nessuna variabile, soltanto una costante: nessuna cassa integrazione su cui fare affidamento.” (un amico, consulente con partita IVA)

“Durante l’ultima colazione di lavoro con con un cliente cinese il nostro amministratore delegato ha preso una bottiglia di Brunello di Montalcino da 130 euro per accompagnare il pranzo, il cliente un thè da 2,5 euro.” (un amico, responsabile marketing di una multinazionale)

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Dalle cogitazioni scomposte durante un pranzo in trattoria con Alberto, nascono poi questi nuovi brand per prodotti finanziari. Se qualche banca volesse utilizzarli il legale ci scriva per contrattare i diritti d’autore, grazie.

Prodotto Target Tipologia
Damocle Ceto Medio Fondo assicurativo previdenziale
Guillotine Lavoratore autonomo Prestito agevolato
Isaura Casalinghe Assicurazione contro infortuni
Briseide Collaboratori domestici Come il precedente (franchigia di 10K euro)
Mathusalem Pensionati Fondo obbligazionario trentennale
Harry Potter Ceto Medio Fondo obbligazionario senza sottostante
Collodi Ceto Medio Fondo azionario italiano (forse)
James Ceto Medio Bond su mercato anglosassone
Vajont Dipendenti pubblici Covered Warrant con sottostante i derivati venduti ai Comuni italiani
Tiska Tuska Famiglie con figli Finanziamento trentennale per acquisto elettrodomestici
Juary /
Bergkamp /
Quaresma
Ceto Medio Fondo azionario con tre livelli di rischio

Update. Quasi dimenticavo i Gratta e Vinci (con nomi del tipo “Scaricab(ar)ile, Furbottolotto, Machevvuoi, Tze!, Al Locco, Chivivesperando ecc.”) come piano di investimento per tutti, sul breve periodo. Credo che il monopolio sia di Lottomatica, ma non sarebbe male poterli trovare oramai anche in Banca, allo sportello.

KPI, CPH, AHT e diritto del lavoro

Mi sono chiesto più volte quale fosse l’approccio più corretto per guardare alla trasformazione del lavoro e a come la tecnologia influisse sulle dinamiche di precarizzazione o stabilizzazione. E sono sempre più convinto che molta retorica sui call center non abbia in realtà il coraggio di una critica radicale, che vada fino in fondo. Credo servano punti di vista nuovi per leggere i fenomeni.

Qualche settimana fa sono incappato in documentazione tecnica dedicata ai software in uso presso i contact center, moderni sweatshops tanto deprecati. Poi ho capito.

Provate a leggere queste pagine sui KPI (Key Performance Indicators) e sarà più chiaro anche a voi. La radice del problema, se posso azzardare un nuovo approccio alla questione call center (che non definirei soltanto legata alla precarietà, bensì alla “qualità del lavoro”), in questo caso sta negli algoritmi e nella misurazione tecnica: ha silenziosamente sostituito l’Art. 4 dello Statuto dei Lavoratori sul “Controllo a Distanza”, nell’indifferenza totale dei sindacati. I quali, forse, farebbero bene a studiare le differenze tra Siebel Systems, Dynamics CRM, Amdocs ecc. Alla fine sono queste le sottili differenze che interessano agli imprenditori, schiavi a loro volta delle logiche di quantificazione con cui contrattano i servizi per conto terzi.

Come nella realizzazione di interfacce grafiche per computer, per l’usabilità dei servizi o la libertà d’uso del software da anni nessun produttore chiede alla comunità dei suoi utenti quale approccio cognitivo o sociale ritenga più opportuno e migliore per uno sviluppo economico e sostenibile, o a misura di persona, così, allo stesso modo, al nuovo operaio dei dati, al fabbro dei dialoghi in cuffietta e al sarto del servizio clienti nessuno chiede se sia più opportuno definire parametri per la misurazione delle performace che abbiano a che fare con Average Handling Time, Calls per hours, o altre diavolerie matematiche che la business intelligence preconfeziona per loro in qualche Software Lab di note multinazionali.

Primo maggio con putiferio

Mi segnala Daniele Manini, cantattore della Banda Putiferio, e volentieri segnalo a mia volta, lo spettacolo per la festa del Primo Maggio “Flessibilina – Flexy cerca lavoro“, canzoni e scritti tratti dal cidilibro “Attenzione! Uscita operai” (No-Reply ed., 2007). Inizio ore 18:00 a Consonno (Lc), Piazza principale. Organizza Dinamo Culturale (che per l’occasione lancia anche l’iniziativa “Fai prendere aria al tuo Curriculum“.

Primo Maggio a Consonno (LC)Questo il breve comunicato dell’evento:

“Nella suggestiva ed inquietante cornice del paese fantasma di Consonno il recital sul lavoro della Banda Putiferio. Consonno, villaggio montano della provincia di Lecco, sopravvissuto a guerre e devastazioni, non ha retto al boom economico degli anni ’60. Divenne proprietà di un sedicente commenda brianzolo, che, con il permesso delle autorità competenti, decise di radere al suolo le antiche case contadine, allontanare gli abitanti e creare una specie di mini-Las Vegas della Brianza, con esotiche pagode, minareti e un albergo di lusso. Ma i fasti durarono poco, e ben presto subentrarono i nefasti effetti di un progetto insostenibile. Il centro turistico non decollò mai, anzi, a giudicare dalle macerie e dai macchinari edili ancora presenti sul posto, non fu neppure ultimato. Il motivo ufficiale fu una frana che bloccò la strada più accessibile. Chi conosce i videoclip della Banda Putiferio sa che Consonno è la location del videoclip di “Voghera-L’artista”, regia di Silvana Zancolò. Giornata dedicata al mondo del lavoro con letture, concerti e molta voglia di festeggiare l’unico evento ufficiale del primo Maggio nella provincia di Lecco.

Siate previdenti, usate i soldi degli altri

Pensioni e assistenza. Se ve ne fosse bisogno, ricordiamo ancora una volta una stortura tutta italiana. Ne parla Giorgio Meletti in “Chi paga le pensioni? Il popolo dei call center“, pubblicato oggi sul Corriere della Sera, dove si dimostra come il metodo contributivo sia valido soltanto in astratto. I lavoratori autonomi già l’hanno capito dal 1996. In pratica si chiede a ognuno di raccogliere il fieno in cascina, poi INPS mischia tutto, e chi si è visto si è visto, con il paradosso più volte denunciato su questo blog che alla fine sono i parasubordinati a pagare l’assistenza del parco buoi dei garantiti.

Il mestieraccio di scrivere

Torno, apro qualche finestra e chiudo. Qui in casa fa freddo, sto cercando di riscaldarmi un pò come in Vita da Bohème. Vi segnalo qualcosa, non molto.

In tema di lavoro, freelance, giornalismo e blog, ringrazio Marco per la citazione di Humanitech nel pezzo “Targhe Alterne, chiedi all’oste come è il vino“, dove si suggerisce che per ogni decurtazione di compensi un copywiter potrebbe ridurre, per esempio, la quantità di lettere nei suoi testi. Buona idea.

E ricordo, invece, a chi non se ne fosse accorto, che il contratto dei giornalisti è in dirittura d’arrivo e – estromettendo la FNSI i rappresentanti degli autonomi – prevede una tranquilla pedata nel culo ai giornalisti freelance. Chi in passato si è sciacquato la bocca, in fase di rinnovo, con la solidarietà ai precari e lavoratori autonomi (ricordo un comunicato sindacale persino del TG1) ora se ne sta tranquillamente zitto. Senza Bavaglio – che ha rinnovato il sito, finalmente, bravi!! – fa il punto della situazione.

Sempre in tema di lavoro e scrittura, è passato piuttosto inosservato l’articolo di qualche setttimana fa sul “mestiere di blogger”. Un pezzo del WSJ, ripreso da Alberto Flores D’Arcais su Repubblica.it, non ha fatto per nulla discutere a dimostrazione che tra i blogger italiani non esista ancora alcuna necessità di mettere in relazione blog professionali e ricavi. Ognuno fa per sé. La blogopalla della “filosofia del dono” e stronzate simili hanno lavorato a dovere in questi anni. Intanto gli aggregatori e i portali più o meno sperimentali, finiti in mani di “abili manovratori”, che vivono del contributo (semi)gratuito di utenti entusiasti di regalare tempo, intascano.

Pillole di coworking

Segnalo ai liberi professionisti e ai lavoratori indipendenti l’articolo “Se il collega fa un altro lavoro. Professioni diverse, stesso ufficio: per risparmiare e allargare gli orizzonti” (.PDF), uscito domenica su La Stampa, dedicato al tema del coworking e realizzato da Valentina Avon che ringrazio per la gentile citazione di Humanitech.it.

Come racconta la giornalista, le iniziative di Coworking Project a Milano e di La Pillola a Bologna sono assolutamente da seguire…

Il crollo delle Agenzie per il lavoro

Finalmente qualcuno ha scritto l’articolo (qui in .PDF) di cui mi lamentavo tempo fa. Nadia Anzani su Economy, che non ha guardato in faccia a nessuno. Questa la fotografia finanziaria, per gli esuberi interni si sbilanciano in pochi. Manpower ammette di avere tagliato il 9% dei dipendenti.

Agenzie Lavoro Italia 2009 - Il crollo
Fonte: Economy, 26 marzo 2009