Karl Marx as a blogger?

Ceti medi senza futuro? di Sergio BolognaMentre stavo scrivendo ieri sera il testo di base per l’intervento di oggi alla presentazione del libro di Sergio Bologna (foto a fianco), mi è capitato, per caso, di incrociare questa battuta di Andrew Leonard (su Salon.com):

Se un blogger inizia a scrivere di Karl Marx, il resto della blogosfera penserà che è un pazzo e lo ignorerà. Se due blogger lo fanno, si penserà che fanno parte di una cellula rivoluzionaria, e forse verranno spediti a Guantanamo. Ma se tre blogger iniziano a parlottare del “Capitale”, beh, manca veramente pochissimo per considerare questo un movimento completamente sviluppato!

Lavoratori autonomi di tutto il Web, dunque, unitevi. Oggi, diremmo aggregatevi. Ho voluto stemperare un po’ la materia e divagare sul tema del lavoro intellettuale autonomo

Per i Materiali di Humanitech (e per chi non può venire alla presentazione..) lascio un contributo personale [scritto un po’ di corsa, perdonate], corrispondente più o meno, con lo speech che tra poco appronterò..

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A supporto della presentazione del libro di Sergio Bologna “Ceti medi senza futuro?
KARL MARX FAREBBE IL BLOGGER? – (File .PDF)

IconaI materiali di Humanitech
Testo a cura di Dario Banfi, rilasciato con licenza “Creative Commons”

Pamphlet sul lavoro autonomo di seconda generazione, i knowledge worker e le difficoltà di una categoria ben più numerosa dei sostenitori di Mastella.

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Update: se vi interessa qui trovate l’intervento di Sergio Bevilacqua (file PDF) fatto durante la presentazione del libro di S. Bologna.

Appunti in viva voce sul lavoro autonomo

Noi domani (giovedì 13) si discute di lavoro autonomo, knowledge worker, ceti medi, tutele, iniziative, futuro. L’occasione è la presentazione dell’ultimo libro di Sergio Bologna “Ceti medi senza futuro?“. Ore 18:30 – Libreria Claudiana (Via Francesco Sforza 12a, Milano). Partecipa numeroso.

Ceti medi senza futuro?

Professione testimonial

[Per la Rubrica Professione bébé, qualche aggiornamento sulla crescita professionale della piccola Chiara…]
Oggi mi sono arrivate dal mio editore le copie omaggio (5, sob!) dell’ultimo libro che ho scritto insieme all’ottimo Andrea Bagatta. Ho deciso di affidare la promozione a un testimonial d’eccezione. O meglio, appena è arrivato il pacco si è “assegnata” da sola questo ruolo…

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Eventi / Ceti medi senza futuro?

Ceti medi senza futuro? di Sergio Bologna

Io vi avviso con un po’ di anticipo, così vi organizzate.

Giovedì 13 dicembre
presso la LIBRERIA CLAUDIANA
Via Francesco Sforza, 12 – Milano
Tel. 02 760 21 51 8

Sergio Bevilacqua, consulente
Adriana Nannicini, ricercatrice
Mauro Scarpellini, giornalista
e il sottoscritto (Dario Banfi)

Presentano il libro di Sergio Bologna “Ceti medi senza futuro? Scritti, Appunti sul lavoro e altro” (Ed. Derive§Approdi). Coordina Arianna Censi, delegata alle Politiche di Genere della Provincia di Milano.

P.S. Se vuoi fare pubblicità a questo evento scarica l’invito in formato .JPG o .PDF e mandalo pure via posta elettronica. Thank you.

La vergogna prometeica

Un post per amanti di filosofia e sociologia del lavoro, lungo e complicato (io vi ho avvisato…), che nasce dalla lettura e scoperta di un autore di grande spessore, Gunther Anders, filosofo molto poco noto (che già citai qui), ma di incredibile finezza. Semplificando molto, una via di mezzo tra Martin Heidegger e Paul Valéry. Scrisse “L’uomo è antiquato – Considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale“. Un capolavoro. Ve ne voglio parlare, soffermandomi su “La vergogna prometeica“, uno dei saggi del libro ispirato al tema della macchina e del lavoro, al rapporto tra tecnologia e conformità umana, e alla nuova soggettività che nasce di fronte agli strumenti artificiali.

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Atipico, ma non troppo

Invito Fabrizio BurattoGiovedì 29 Fabrizio Buratto presenta il suo libro “Curriculum atipico, di un trentenne tipico” alla Libreria del Corso di Milano (C.so Buenos Aires, 49/51).

Come dice un lettore, su IBS, “…se hai sui 30 anni, una laurea (in materie umanistiche), non sei cinico e non provieni da una famiglia ricca è molto probabile tu abbia vissuto qualcosa di molto simile a quello che racconta Buratto“. E se hai voglia di discuterne con l’autore, partecipa numeroso :-)

Ofelè fa el to mesté

Bellissimo excursus nella lingua italiana proposto da Placida Signora per approfondire i modi di dire che riguardano il lavoro. Da parte mia ho aggiunto questo, tipico milanese: “O félé Ofelè fa el to mesté”. Significa: “Ragazzo Pasticciere, fai il tuo mestiere”. Lo si dice a chi si improvvisa esperto e cerca di fare ciò che non è esattamante in grado di svolgere. Vale come consiglio per tenere lontani gli inesperti da materie e lavori che non sono in grado di affrontare, ma anche in senso spregiativo, per sottolineare che è meglio che ciascuno si occupi delle cose di cui realmente è competente.

Secondo voi vale anche per i blogger?

E’ vietato digiunare in spiaggia

Per quanto assurdo possa sembrare questo divieto venne realmente stabilito nel 1956 in un paesino della Sicilia dove Danilo Dolci, insieme a un migliaio di pescatori, diede vita a uno sciopero della fame. Sulla spiaggia protestarono contro la pesca di frodo, protetta dalla mafia.

Danilo Dolci

Oggi è anche il titolo di uno spettacolo teatrale messo in scena dal Teatro della Cooperativa, a Milano, che ripercorre la storia e le difficoltà di Danilo Dolci*, scrittore, pedagogo, sociologo e poeta, che dedicò la vita all’insegnamento, alla lotta non violenta contro la mafia e alla difesa dei diritti di cittadinanza, primo tra i quali il lavoro.

Il testo, leggero e moderno, scritto da Renato Sarti, tratta soprattutto della protesta contro la disoccupazione e la miseria e racconta la vicenda più controversa che portò al processo di Danilo Dolci: la realizzazione del primo “sciopero al contrario“. Invece di incrociare le braccia o assaltare qualche fabbrica, numerosi manifestanti, sotto al sua guida, decisero di protestare pacificamente, sistemando una vecchia strada. Lavorono per dimostrare di essere senza lavoro. Un colpo di genio, che mostra un’interessante modernità, ovvero la possibilità di fare notizia e creare opinione pubblica pacificamente da parte di chi non ha una precisa controparte nei confronti della quale potere esercitare il proprio diritto di sciopero (si pensi oggi ai lavoratori autonomi, ai disoccupati, ai precari..).

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Precari, forza lavoro fuoriuscita dal Capitale?

Toni NegriPrecarietà e fine dell’Impero, si potrebbe dire: quale relazione di amorosi sensi :-) lega l’una all’altro? A rispondere è Toni Negri, ospite allo spazio di Via della Pergola, 5 a Milano. Non è una lezione, ma una lunga chiacchierata, inserita all’interno di “A ruota Libera”, miniserie di incontri organizzati dal gruppo che negli anni ha dato vita a Intelligence Precaria, Chainworkers, San Precario e numerose altre iniziative come l’Euro May Day, City of Gods ecc.

È una serata fredda (da grappa al bar prima di iniziare). Giacca di lana e cravatta, dal suo metro e novanta, Toni Negri affronta una platea agguerrita di precari molto ben organizzati. Molte sono le domande. Il tono è alto e il livello degli interventi decisamente complesso. Sono impressionato: si passa da Deleuze ad Agamben, citando molte volte Sergio Bologna, già ospite nella serata precedente (che ho perso, acc..!). La chiacchierata è informale, ma serrata, fatta da numerose controrepliche del pubblico. Bella, devo dire, e molto dura.

Affinità e divergenze fra il compagno Toni Negri e noi
[Per scaricare l’intervento in formato .PDF clicca qui]

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