Nuove forme di cottimo

Chiamateli se volete digital piecework, o nuove forme di cottimo. È interessante come con la diffusione delle tecnologie digitali si rafforzi la vecchia formula della retribuzione “per pezzo lavorato”.

Vale per la produzione video, i post per i blog su portali di nanopublishing, la scrittura di articoli a seconda del numero esatto di battute o per le traduzioni in base al numero di righe. Sono tutte formule che non prevedono durata, quantità minime di pezzi, rimborsi di spese di gestione e hanno in genere retribuzioni bassissime.

L’interazione digitale elimina del tutto il tempo di lavoro o la qualità, ciò che conta è la quantità, misurata in parti intere. L’ultima novità in ambito di cottimo digitale è la disponibilità a lavorare come mistery client in ambito Web, per testare i servizi di e-commerce. Retribuzione? Da 15 a 20 euro per incarico (alcuni dettagli qui).  

L’anno scorso, quando svolgevo attività di scrittura professionale per il Gruppo Autogrill, mi è capitato di incontrare un mystery client che, abbandonando le missioni, si è rivelato e ha raccontato la sua storia. Il fatto di svolgere un lavoro sul campo – doveva valutare la qualità dei servizi al tavolo presso le stazioni del Gruppo – rendeva questo lavoro un normalissimo impiego. Non comprendo perciò come mai la formula digitale di questo mestiere debba fare dumping sul mondo reale. Oddio, al contrario qualche inconveniente comunque c’è. Per esempio il mistery client che ho consciuto, dovendo testare anche la qualità del cibo, è ingrassato di 30 kg in 7 anni.

Un Festival per digital addicted

Cantieri Digitali

Lo organizzano quelli di More Then Zero a Milano. Appuntamento il 18 giugno. Qui tutti i dettagli sul Cross Media Festival 2009 in Triennale.

Update. Mi sia consentito aggiungere in coda che in questi giorni è in corso anche il Warm Up dell’hackmeeting di Milano (dove, il 20 giugno, si parlerà anche di IT Jobs, ovvero di “diritti e forme di lotta del terzo millennio”…).

PEC obbligatoria per i professionisti

Scoperto da poco, credo possa interessare ai molti professionisti iscritti agli Albi. Entro fine novembre 2009 tutti gli iscritti a un Albo professionale sono tenuti ad avere un indirizzo di posta elettronica certificata, in base al D.L. n.185 del  28 novembre 2008 (Art. 13, Comma 7) che obbliga a comunicare entro un anno dalla pubblicazione del decreto il proprio indirizzo di Pec all’Ordine di appartenenza che è poi tenuto, per legge, a tenere un elenco consultabile in via telematica.

Vista la preparazione tecnologica degli Ordini professionali, da Cina, Romania e Russia ringraziano sentitamente per le future liste a disposizione dei migliori spammer del pianeta. A ogni modo, se sei un giornalista freelance lombardo, per il primo anno potresti avere un indirizzo gratuito. Meglio, però, se ti informi su come non dipendere da un Albo che come al solito ti mette in mano il pesce senza insegnarti a pescare.

Bloggare, fatica nera

In questi giorni il mio IT manager ha suggerito al Communication Manager di aggiornare la piattaforma blog, vista l’imminente scadenza dell’abbonamento a MySQL. Il CFO ha fatto due conti e allocato alcuni giorni uomo per questa attività assegnando la supervisione a un Project Manager.

Si è così provveduto a modificare la versione del database, compatibile con PHP 5.0, contemporaneamente ad aggiornare WP alla 2.7.1 e visto che il theme non andava più bene a crearne uno nuovo, ad hoc, in casa, denominato Humanitech 1.0, compatibile con i Widget di WP. Insomma un bel progettino (leggi “casino bestiale”).

Nel trasloco pezzi di database sono spariti, vecchi plugin dissolti nell’acido algoritmico, la grafica non è il massimo, ma almeno coerente con la precedente. Molto è stato rimesso a posto, ma non si assicura la totale funzionalità. Nessuna assistenza esterna. Qualcuno è uscito pazzo con i CSS. Tutte le risorse sono comunque state recuperate in house. Soddisfatto il Content Manager che ha qualche tool nuovo di zecca da sfrugugliare e testare. Per il resto fatica nera, anche se c’è stata grande comunicazione tra i team. In fondo è il vantaggio di lavorare da soli.

P.S. Se avete suggerimenti, sono ben accetti.

KPI, CPH, AHT e diritto del lavoro

Mi sono chiesto più volte quale fosse l’approccio più corretto per guardare alla trasformazione del lavoro e a come la tecnologia influisse sulle dinamiche di precarizzazione o stabilizzazione. E sono sempre più convinto che molta retorica sui call center non abbia in realtà il coraggio di una critica radicale, che vada fino in fondo. Credo servano punti di vista nuovi per leggere i fenomeni.

Qualche settimana fa sono incappato in documentazione tecnica dedicata ai software in uso presso i contact center, moderni sweatshops tanto deprecati. Poi ho capito.

Provate a leggere queste pagine sui KPI (Key Performance Indicators) e sarà più chiaro anche a voi. La radice del problema, se posso azzardare un nuovo approccio alla questione call center (che non definirei soltanto legata alla precarietà, bensì alla “qualità del lavoro”), in questo caso sta negli algoritmi e nella misurazione tecnica: ha silenziosamente sostituito l’Art. 4 dello Statuto dei Lavoratori sul “Controllo a Distanza”, nell’indifferenza totale dei sindacati. I quali, forse, farebbero bene a studiare le differenze tra Siebel Systems, Dynamics CRM, Amdocs ecc. Alla fine sono queste le sottili differenze che interessano agli imprenditori, schiavi a loro volta delle logiche di quantificazione con cui contrattano i servizi per conto terzi.

Come nella realizzazione di interfacce grafiche per computer, per l’usabilità dei servizi o la libertà d’uso del software da anni nessun produttore chiede alla comunità dei suoi utenti quale approccio cognitivo o sociale ritenga più opportuno e migliore per uno sviluppo economico e sostenibile, o a misura di persona, così, allo stesso modo, al nuovo operaio dei dati, al fabbro dei dialoghi in cuffietta e al sarto del servizio clienti nessuno chiede se sia più opportuno definire parametri per la misurazione delle performace che abbiano a che fare con Average Handling Time, Calls per hours, o altre diavolerie matematiche che la business intelligence preconfeziona per loro in qualche Software Lab di note multinazionali.

Il mestieraccio di scrivere

Torno, apro qualche finestra e chiudo. Qui in casa fa freddo, sto cercando di riscaldarmi un pò come in Vita da Bohème. Vi segnalo qualcosa, non molto.

In tema di lavoro, freelance, giornalismo e blog, ringrazio Marco per la citazione di Humanitech nel pezzo “Targhe Alterne, chiedi all’oste come è il vino“, dove si suggerisce che per ogni decurtazione di compensi un copywiter potrebbe ridurre, per esempio, la quantità di lettere nei suoi testi. Buona idea.

E ricordo, invece, a chi non se ne fosse accorto, che il contratto dei giornalisti è in dirittura d’arrivo e – estromettendo la FNSI i rappresentanti degli autonomi – prevede una tranquilla pedata nel culo ai giornalisti freelance. Chi in passato si è sciacquato la bocca, in fase di rinnovo, con la solidarietà ai precari e lavoratori autonomi (ricordo un comunicato sindacale persino del TG1) ora se ne sta tranquillamente zitto. Senza Bavaglio – che ha rinnovato il sito, finalmente, bravi!! – fa il punto della situazione.

Sempre in tema di lavoro e scrittura, è passato piuttosto inosservato l’articolo di qualche setttimana fa sul “mestiere di blogger”. Un pezzo del WSJ, ripreso da Alberto Flores D’Arcais su Repubblica.it, non ha fatto per nulla discutere a dimostrazione che tra i blogger italiani non esista ancora alcuna necessità di mettere in relazione blog professionali e ricavi. Ognuno fa per sé. La blogopalla della “filosofia del dono” e stronzate simili hanno lavorato a dovere in questi anni. Intanto gli aggregatori e i portali più o meno sperimentali, finiti in mani di “abili manovratori”, che vivono del contributo (semi)gratuito di utenti entusiasti di regalare tempo, intascano.

WorkCamp oggi e domani

Parma Work Camp

È un peccato che io abbia scoperto tardi questa iniziativa, alla quale dubito di riuscire a partecipare. Mi sarebbe piaciuto. È il Parma Work Camp, uno dei mille barcamp che animano il territorio italiano. Questa volta dedicato al Lavoro.

Non avendo tempo di gestire anche FriendFeed o Facebook, dai quali rimango volentieri fuori, visto il tempo che posso dedicare a questi canali, non ho intercettato l’iniziativa per tempo. E sinceramente devo dire che neppure l’iniziativa è andata nella direzione opposta, visto che i maggiori blog italiani dedicati al tema del Lavoro non lo hanno intravisto..  In compenso ci puoi trovare molti dei soliti noti, esperti per l’occasione anche di lavoro.

Beh, comunque tu partecipa. Si parla di lavoro (speriamo).

Lo zio infetto

Campagna InfoJobsInfojobs.it butta sul Web e YouTube una nuova campagna viral contro la raccomandazione dei paparini italiani, con tanto di sito dedicato. Curioso come ai tempi del Web sia necessario un “virus” virtuale per combatterne uno reale.

Hanno dimenticato di citare i santi in paradiso, ma quelli erano difficili da filmare. Bello anche il dietro le quinte.

Xing factor

XING

Arriva in Italia XING, che si pappa Neurona. Alla sua guida Cipriano Moneta, ex di JobPilot (pappato, in passato, da Monster).

Il social network professionale, principale concorrente in Europa di LinkedIN, sarà supportato da un team dedicato a sviluppare inizative tutte italiane. In bocca al lupo (anche a Silvia), dunque! Forza che un po’ di competizione nei servizi Internet per il mercato del lavoro non fa male proprio in questo momento..