Capita un po’ troppo spesso ultimamente. O sbaglio? Pensare che la denominazione esatta è (era) Borsa Continua Nazionale del Lavoro.

Capita un po’ troppo spesso ultimamente. O sbaglio? Pensare che la denominazione esatta è (era) Borsa Continua Nazionale del Lavoro.

Nutrirsi di speranze o sperare di nutrirsi? La situazione dei precari in Italia secondo Pietro Sparacino, “Co.Co.Comico”. Da YouTube.
https://www.youtube.com/watch?v=7iyPLooNt4g
[Quando il dibattito si impadronisce delle parole è difficile trovare spunti freschi e valutare il nuovo. Il termine “flessibilità”, per esempio è nell’uso comune contrapposto alla precarietà. La flexibility, tuttavia, non ha lo stesso significato in Europa e neppure per chi un lavoro lo ha stabilmente. Anche un dipendente cerca flessibilità. Sì, ma in che senso?]
Beyond Boundaries (file .PDF, 980 Kbyte) significa dietro alle quinte, al di là dei confini. E già questo mette in guardia: le aziende sono territori ben protetti. Li ha perlustrati Orange Business Services, con una survey condotta sulla base di 1.440 interviste a lavoratori dipendenti, affrontando il tema della flessibilità, intesa come nuovo modo di interagire con l’organizzazione per trovare soluzioni lavorative adatte alle singole persone. Tempo e luoghi, ma anche responsabilità e livelli di soddisfazione (e stress) sono state messe sotto la lente d’ingrandimento.
Le tipologie di lavoro flessibile nelle imprese del Regno Unito
Queste le evidenze generali [all’interno del “confine” UK]:
– la metà (53%) della popolazione lavorativa del Regno Unito ha già forme di flessibilità (Cfr. grafico), ma il 23% dei lavoratori non ha accordi formali con l’azienda;
– il 50% dei dipendenti afferma che l’opportunità di lavorare in maniera più flessibile è un fattore importante nella scelta del prossimo impiego. Nei 12 mesi a venire, però, soltanto il 24% degli intervistati ha intenzione di cercare realmente un lavoro più flessibile;
– due terzi sostiene che sarebbe un ottimo benefit guadagnare tempo nel viaggio; tre quarti che un lavoro flessibile aiuterebbe a raggiungere una maggiore concentrazione;
– un beneficio che ci si aspetta dal “lavoro flessibile” è nell’85% dei casi quello di poter lavorare “a proprio agio”, poi si scopre però che tra chi ha già modo di lavorare in maniera flessibile il 45% svolge attività lavorative durante il tempo libero, alla sera e al week-end;
– chi guadagna di più sembra avere un maggior controllo sulle ore lavorate in confronto a chi ha retribuzioni più basse.
In altre parole, la reale flessibilità è più un desiderio che una certezza. Sebbene diffusa come formula, rischia di riempire spazi vuoti più che crearli e invade il tempo libero, la sera e i fine settimana. Soprattutto nelle fasce medio basse di lavoratori.
Visto l’interesse riscosso dalla bella rubrica di Livio “Paternità & dintorni” e le segnalazioni recenti di Alberto Pellai sui libri in uscita sul tema, pubblico alcuni dati che ho recuperato sul trattamento del congedo parentale e sulla paternità in Europa. Sono del 2005, non del tutto recenti, ma è quanto di meglio avevo nel cassetto in materia sul diritto europeo comparato.

[Fonte: European Conditions of Employment Sourcebook, 2005]
Settimana scorsa, come ho raccontato, è tornata in auge la questione del contratto unico. Alla Sarkozy, dice qualcuno. Veltroni ha recepito la proposta Boeri-Garibaldi e l’ha messa sul tavolo. Tempo pochi giorni ed è arrivato l’immancabile pezzo [file .TIFF] di Michele Tiraboschi sul Sole 24 Ore.
[Per la Rubrica Professione bébé, l’immagine del week-end]
Sono i migliori 100 blogger (americani) che scrivono sul mondo delle HR secondo Bootstrapper, bel sito che segnalo a manager e dirigenti.
Impressionante la diffusione del tema del lavoro e dell’organizzazione del personale nella blogosfera Usa.

Prepararsi e vivere la paternità vuol dire anche leggere, parlare e riflettere sul tema. Non esiste molto in commercio o in Rete, ma segnalo fonti e libri che mi sembrano utili e validi.
Segnalo l’appuntamento a Ferrara, il 5-6-7 di ottobre coordinato da L’Internazionale dal titolo Un weekend con i giornalisti di tutto il mondo.
Occasione interessante per incontrare/ascoltare chi (io, per esempio, son un ‘fan’ di Amira Hass, unica giornalista israeliana a vivere nei territori palestinesi) scrive sul settimanale.