Il “dibattito” sul contratto unico

Settimana scorsa, come ho raccontato, è tornata in auge la questione del contratto unico. Alla Sarkozy, dice qualcuno. Veltroni ha recepito la proposta Boeri-Garibaldi e l’ha messa sul tavolo. Tempo pochi giorni ed è arrivato l’immancabile pezzo [file .TIFF] di Michele Tiraboschi sul Sole 24 Ore. Qui si legge:

[..] Sul piano progettuale riscuote oggi un discreto successo la proposta del contratto unico in tre tempi: prova, inserimento, stabilità. A noi pare che questa forma già esista sulla carta, anche se poco e male applicata dalle norme regionai e dai contratti collettivi. È il nuovo contratto di apprendistato della Legge Biagi, che infatti è un contratto di lavoro subordinato, a tempo indeterminato, ma senza articolo 18, che prevede una prova un inserimento, in modalità formativa e infine, al termine del periodo di apprednimento, la possibilità di stabilizzare senza soluzione di continuità [..].

Anche Angela riprende questo tema. Come sempre, però, si guarda alla Legge Biagi in maniera leggermente distorta (strumentale?). Se la si legge nel dettaglio, infatti, si scoprono due cose: 1) che l’apprendistato così come specificato nel D.Lgs 276/2003 è un contratto a causa mista (ovvero include della formazione, con la conseguenze commistione delle Regioni nella definizione e nell’attuazione, che tradotto significa, nella parte più negativa: confusione, rallentamento, frammentazione); 2) “.. la durata del contratto di apprendistato professionalizzante non può comunque essere inferiore a due anni e superiore a sei..“. Aveta capito? SEI ANNI!

Come già detto, la proposta Boeri-Garibaldi, che anche Veltroni ha inteso rivolta ai giovani, è invece pensata per appianare la questione “tempo determinato-tempo indeterminato”; è per tutti, non soltanto i giovani; parla di massimo 3 anni. Ogni altra idea è pasticciata, stando allo spirito della proposta, compreso l’apprendistato contenuto nella Legge Biagi, perché l’idea del contratto unico è intesa a semplificare, stabilizzare e garantire coperture previdenziali eque. L’apprendistato, al contrario, così come è pensato, ha aliquote previdenziali agevolate.. Insomma, capre e cavoli.

Come al solito parla A, risponde B, interpretando come vuole, e poi interviene C, replicando a se stesso per dire c’ero prima io. Mi viene in mente quando Aldo Biscardi, battendo con la mano sul tavolo, gridava al Processo del lunedì “Mi raccomando parliamo al massimo due o tre alla volta..“.

Ultima modifica: 2007-09-24T10:50:34+02:00 Autore: Dario Banfi

Lascia un commento

Attenzione: non si fornisce consulenza business (a gratis)!
P.S. Non ci provare: il tuo commento finirebbe nel cestino :-)