Il costo del freelance: lo paghi 100 incassa 50

Una lezione da far visionare a chi sta in azienda e stipula contratti ai consulenti e a tutte quelle persone che appena vedono l’importo di una fattura rizzano i capelli in testa, pensando che gli importi lordi di una freelance abbiano qualche cosa a che fare con lo stipendio di un lavoratore. Eccovi la riprova che non c’entrano nulla, e che solitamente quando si offre 100 a un freelance questo ne intasca mediamente 50 e NON SONO COMPRESI: l’ammortamento dei costi, ferie, TFR, malattia, infortunio, congedi parentali, pensione (possiamo dire così visto che anche se paghiamo non l’avremo), riposo settimanale, profitti, assicurazioni di alcun genere, quote di iscrizione al sindacato e altre minuzie.

Video tratto dalla puntata di “Cominciamo bene” (RAI 3 h.10.30) del 31 agosto dal titolo “IVA, una partita difficile”.

Supposizioni fiscali

Dalla mia commercialista ieri.

– Eh già…, è come le ho detto al telefono. Per l’Unico 2011 lei è fuori dai parametri…
Da che?
– Dai parametri.
Mi scusi, ma la mia professione non è esclusa dagli studi di settore?
– Sì, dagli studi di settore non dai parametri.
E che cosa sono?
– I parametri.
[Eh certo, così è tutto più più chiaro]
– Cioè?
– Sono parametri che misurano la congruità dei valori che lei dichiara al Fisco. Stando a questo sistema lei avrebbe dovuto guadagnare nel 2010 circa 5.000 euro in più di quelli dichiarati…
Bravi, mi piacerebbe.
– Sono i parametri, mi spiace.
Ho capito e allora con ‘sti parametri che cosa ci facciamo?
– Deve decidere se adeguarsi o dichiarare la sua non congruità.
Cioè?
– Se decide di adeguarsi deve versare l’IVA sui redditi presunti, altrimenti avrà un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, ed è sicuro al 100% che le emetteranno prima una cartella esattoriale, per pagare questo valore di adeguamento…
Sì, ma io non ho guadagnato questi soldi, devo pagare tasse su redditi presunti?
– Sì.
Come sì, ma siamo pazzi?
– L’alternativa è di andare incontro a una verifica sul mancato pagamento della prossima cartella esattoriale che le verrà emessa in automatico e che a quanto capisco non vuole pagare…
Mi faccia capire: io perdo reddito, visto che mi è andata davvero male l’anno scorso, e il Fisco presume che io abbia guadagnato di più, per cui mi chiede sulla base di calcoli matematici di aggiustare le tasse mancanti.. ?
– Esatto.
E se non lo faccio ci sarà un accertamento…
– Esatto.
– Ok, facciamo che non dichiaro la congruità e mi preparo per un accertamento, tanto non ho nulla da nascondere, mica evado… lavoro con imprese, sono loro che mi chiedono di fatturare, non faccio mica l’idraulico…
– Sì certo, ma in fase di contenzioso potrebbe avere bisogno di un professionista che l’assiste…
– Mi sta dicendo che oltre a perdere tempo forse mi servirà un fiscalista o un avvocato che dovrò pagare per seguirmi?
– Sì.
– Ma sta roba è un incubo, in ogni caso ci perdo.
– Mi spiace, sono i parametri.
– Ma non è previsto che uno perda reddito…?
– Ripeto, sono parametri.. se perde reddito e non diminuisce le spese d’esercizio, sballa tutto.
– E che cosa avrei dovuto fare, fare meno telefonate? Non ho mica un bilancio da multinazionale, ho poco, un computer, un telefono, le spese del commercialista…
– Mi spiace, sono i parametri.
– Ok, e se pagassi l’adeguamento in quanto consiste?
– Circa 600 euro.
– Meno della parcella di un avvocato.
– Sì, poi lei è a credito con il fisco, potrebbe…
– Sì sono a credito, ma i crediti mica me li hanno regalati…
– Capisco, che cosa vuole fare? Ci vuole pensare…?
– Vorrei capire una cosa. Ma se mi adeguo non è che poi il Fisco presume che io voglia mettermi in regola per coprire qualche cosa di losco, redditi evasi o altro…?
– Tutto è possibile. Sicuramente non le faranno accertamenti legati alla congruità dei parametri.
Ma chi c**o se li è inventati sti parametri? Se per un anno le cose vanno storte, mi trovo pure a dover pagare tasse su presunti redditi, col rischio di essere scambiato per reale evasore, e se non lo faccio dovrò perdere tempo con la burocrazia italiana e magari avere maggiori spese…?
– Sì, in effetti.. l’ideale è che lei diminuisca le spese, non che le aumenti..
[Fa pure la battuta, la commercialista]
E dunque?
– E dunque me lo dica lei. I parametri servono al Fisco per fare supposizioni, poi deve scegliere lei se adeguarsi.
E’ un Fisco ‘supponente’, mi sta dicendo…
– Io sono soltanto  un’impiegata di questo studio, uso questo strumento per simulare la situazione reddituale e l’applicazione dei parametri, non riesco ad aiutarla diversamente, deve decidere lei.
Pagare il pizzo allo Stato o andare a muso duro contro l’Agenzia delle Entrate, spendendo tempo e soldi. Bella alternativa.
 – Allora, che cosa fa?

Contribuenti minimi sotto i 35 anni

Se questa manovra finanziaria (testo completo in .PDF) andrà in porto sono in arrivo novità per i lavoratori professionali autonomi. Il regime agevolato dei contribuenti minimi sarà possibile soltanto per chi ha 35 anni alla data di avvio dell’attività (cfr. pag. 54 della bozza). Davvero inspiegabile questa restrizione, servirà a  dire che si è fatto qualcosa per i giovani. Questo il testo presente in bozza:

Contribuenti Minimi

Trasparenza, relazioni e Lupo de Lupis

Perché sono a favore della pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi online:

  1. perché almeno la smettiamo con questi piccoli segreti del vicino di scrivania che guadagna più di noi;
  2. perché così si comprendono le fatiche e le assurdità della vita;
  3. perché chi evade le tasse potrebbe (forse) smetterla di fare il furbo, giudicato da tutti;
  4. perché tanto, data una determinata situazione occupazionale, è comunque facilmente deducibile il range retributivo all’interno del quale si posiziona una figura professionale;
  5. perché in molti, sapendo di non poter più mentire, adotterebbero comportamenti più consoni al ruolo e alla funzione per cui sono pagati (*Cfr. il caso pratico riportato sotto);
  6. perché così si diffonde una migliore cultura delle retribuzioni e una maggiore attenzione al rapporto tra qualità individuali e posizione sul mercato.

In particolare, credo molto in quest’ultimo punto, che negli altri Paesi – soprattutto quelli di matrice anglosassone – è molto sentito. I top manager americani, per esempio, pubblicano il valore della propria retibuzione lorda sul biglietto da visita. In Italia, invece, devi fare finta di investigare chissà quale database o chiedere a parenti stretti corrotti con due caciotte e un salamino piccante per scoprire alla fine i segreti di Pulcinella.

La trasparenza è un danno soltanto per chi ha qualcosa da nascondere. E sulla questione sollevata da Grillo sulla criminalità organizzata, dai, non scherziamo, questa ha già le sue fonti…

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*Un caso pratico riferito al punto 5 – Chi legge questo blog sa che non mi sottraggo a considerazioni che hanno a che fare con le mie esperienze personali e ve ne cito una. Qualche anno fa, esattamente nel 2005 quando seppi che stavo per diventare padre ebbi un sussulto di gioia e al tempo stesso fui preso dal panico, per il mio – e non solo mio – futuro.

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