Indipendenti, mica fessi

Alla fine l’idea di equiparare i lavoratori autonomi a quelli subordinati non piace poi così tanto a chi sta con i piedi a mollo nella pozzanghera del lavoro atipico. L’innalzamento delle aliquote previdenziali [e così del costo del lavoro], per collaboratori e partite IVA previsto con il Protocollo sul Welfare (ne parlammo anche qui) è stato pensato dal ministro Damiano con il proposito di disincentivare l’uso di Co.co.pro. Le cose però non funzionano così bene.

Prima questione: come la mettiamo con chi opera per scelta come indipendente? C’è poi un meccanismo banale che non va, e questo vale per tutti. Alzando i costi (Cfr. schema riportato sotto), non c’è comunque alcuna regola scritta che assicuri un corripondente innalzamento dei compensi. Ergo, il lavoratore autonomo perde una parte della retribuzione netta. Claro? La spunterà il più forte. Forse i consulenti più quotati, forse, come è probabile, i committenti.

Una precisazione. Sta bene pagare di più per avere una pensione migliore (non c’è il liberismo di mezzo, si badi bene), ma senza una campagna di sensibilizzazione adeguata per favorire anche un innalzamento dei compensi, è semplicemente una stangata. Almeno che siano equiparati i servizi offerti da INPS.. E invece ciccia, atteccatevi al tram! [Del mercimonio della cassa in Gestione Separata evitiamo di parlare, per non perdere lettori sul blog..]

Se vi interessa, parlo di questa vicenda in maniera più estesa su JOBTalk (“Professionisti oggi, pensionati poveri domani?“), sulla base di alcuni ragionamenti più complessi presentati ieri al convegno organizzato da ACTA e PIU sul tema della previdenza degli autonomi senza Albo.

L’aumento delle aliquote previdenziali per i lavoratori autonomi senza Albo

Contribuzione Inps - Gestione Separata

Fonte: ACTA – Dicembre 2007

Ultima modifica: 2007-12-04T18:52:07+02:00 Autore: Dario Banfi

0 commenti su “Indipendenti, mica fessi”

  1. io ho visto anche committenti che si sono rifiutati di farsi addebitare l’aumento contributivo della parte a loro carico, lasciando la percentuale del 4%

  2. Filippo non so se ti “consola” a me è capitato di mandare fattura, vedermi dopo tre mesi addebitato l’importo senza il 2% (per i giornalisti è del 2% non del 4%) e soltanto dopo avere visto sull’estratto conto della mia banca la cosa ho chiamato il cliente che mi ha innocentemente detto “ah.. è vero, dovrebbe rimandarci fattura con l’importo modificato!!!”
    Io sono sempre più convinto che si debba intervenire pubblicamente, con un meccanismo di auto organizzazione, che metta alla berlina simili imprese. Per esempio con un portale della “Irresponsabilità Sociale d’Impresa”, in cui ogni vessazione diventa pubblica e se scatta la denuncia per diffamazione ci si becca pure qualche soldo in tribunale.

  3. Guarda Dario,

    quel che dici ha senso: probabilmente la volontà di Damiano di voler far decrescere il lavoro autonomo cadrà nel vuoto, perchè stakastagiste a parte, molte persone vogliono lavorare proprio come autonomi.

  4. Caro prime,
    credo tu ti sia confuso.. Damiano non ha mai detto di volere diminuire il lavoro auotonomo, ma quello irregolare. Sono due cose ben diverse. (P.S. ti ho segato parte del commento perché postato ben 3 volte.. non si fa così sui blog, un po’ di netiquette suvvia..)

  5. @dario
    Grazie per aver eliminato il refuso, quando si posta il 25 dicembre è sempre complesso evitare che WordPress faccia brutti scherzi …

    :-)

    Relativamente al resto, probabilmente non hai capito cosa intendevamo dire con il nostro commento.
    La filosofia di Damiano di voler avvicinare i lavoratori flessibili invece che ai lavoratori autonomi a quelli subordinati è sotto gli occhi di tutti.
    Non si parla qui di lavoro irregolare, ma di lavoro flessibile.
    Quando si alzano le aliquote INPS di atipici – che sono lavoratori autonomi non lo scordiamo – cercando di portarli verso un aggravio dei costi di gestione per i loro datori, sperando in questo senso che gli stessi datori scelgano di andare verso contratti di lavoro dipendente invece che di lavoro autonomo – e pagando una parte del passaggio da scalone a scalino con questi stessi soldi – si sta proprio cercando di diminuire l’incidenza del lavoro flessibile – che è autonomo – e portarlo verso il lavoro dipendente.

    Ma in questo, esistono molti che vogliono rimanere lavoratori autonomi.

  6. Caro prime, scusa se sono stato così brusco, effettivamente il ragionamento va fatto con più calma. A ogni modo, e su questo prometto di ritornarci, la confusione che impera sul lavoro autonomo è notevole. E non ti nascondo che credo che anche l’associazione di autonomo = flessibile è altrettanto sbagliata di quanto non sia autonomo = precario. Se da una parte Damiano, Nidil ecc. continuano a sbagliare a pensare che il contrario di subordinato sia precario, è altrettanto vero (Imho) che la flessibilità non è l’eliminazione della subordinazione, come sostengono molti industriali. La questione aliquote non è errata di principio (perché alimenta le pensioni future), ma va inquadrata nel contesto esatto e ripartita con equità, come accade per altre categorie. Sono alcune interpretazioni a dare una cattiva luce a certi ordinamenti. La retorica precari-flessibili sta uccidendo tutte le altre categorie del diritto e distorcendo la lente con cu si guarda, per esempio, all’esercizio naturale di una professione (soprattutto per il lavoro autonomo) o alle tutele per i cittadini lavoratori. Appena ho un momento, prometto, ci ritorno.

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