Vita da freelance
I lavoratori della conoscenza e il loro futuro
6 GIUGNO 2011 / ORE 16.30-18.30
c/o FONDAZIONE EINAUDI – VIA PRINCIPE AMEDEO 34 TORINO
A due anni di distanza dalla ricerca sui Lavoratori della conoscenza a Torino, che ha tratteggiato il profilo, il rapporto con il contesto urbano e gli specifici problemi di rappresentanza di questo nuovo ceto di professionisti, che operano a vario titolo nei processi di elaborazione, organizzazione e diffusione del sapere, Torino Internazionale e Torino Nord Ovest riprendono con l’appuntamento di oggi il filo del discorso. L’occasione è data dalla recente pubblicazione del libro Vita da freelance di Sergio Bologna e Dario Banfi, protagonisti di due differenti generazioni di freelance, che affronta il tema di come anche l’universo del lavoro indipendente postfordista si trovi in una fase di profonda trasformazione. L’individualismo del lavoratore indipendente, infatti, sembra stemperarsi in una nuova spinta all’associazionismo, alla coalizione, alla community, e al confronto diretto con lo stato e il mercato su questioni fiscali, previdenziali, normative.
Tutti elementi di un’inedita ricerca di riconoscimento del loro ruolo, operata da questi lavoratori, nell’economia della conoscenza.
NE PARLANO CON GLI AUTORI
Salvatore Cominu
Angelo Pichierri
INTRODUCE Giuseppe Berta
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Milano anche dentro la crisi rimane una grande stazione della creatività rispetto al mondo: è il primo mercato del lavoro e delle opportunità professionali e questo suo primato continua a fondarsi sul legame genetico tra chi produce “merci” e chi elabora le rappresentazioni perché le merci prodotte possano viaggiare e competere nei mercati del mondo. E’ sulla tenuta di questo legame che si giocano le chance di Milano nella competizione con le altre grandi metropoli terziarie. Perché se Milano continua ad attrarre designer e professionisti dall’Italia e da tutto il mondo, è anche vero che qui si arriva, si accumulano esperienze, relazioni e reputazione che però sempre più si tende a vendere e capitalizzare altrove. Il punto da cui partire è che nel corso dell’ultimo decennio la natura del lavoro professionale e del fare impresa e più in generale la composizione sociale della città hanno conosciuto grandi mutamenti. Mutamenti non solo economici ma antropologici, esito di una grande trasformazione che ci consegna un lavoro professionale sempre più polimorfo, destrutturato sotto il profilo delle condizioni di mercato e dell’identità collettiva e tendenzialmente irriducibile alle forme ricevute di rappresentanza e rappresentazione degli interessi
