Contribuenti minimi sotto i 35 anni

Se questa manovra finanziaria (testo completo in .PDF) andrà in porto sono in arrivo novità per i lavoratori professionali autonomi. Il regime agevolato dei contribuenti minimi sarà possibile soltanto per chi ha 35 anni alla data di avvio dell’attività (cfr. pag. 54 della bozza). Davvero inspiegabile questa restrizione, servirà a  dire che si è fatto qualcosa per i giovani. Questo il testo presente in bozza:

Contribuenti Minimi

Una fotografia sul mondo freelance

Via Luca De Biase scopro che su dati della Freelancers Union (dunque roba buona!) Socialcast ha prodotto un’interessante infografica che racconta visualmente The Future of Work, ovvero il mondo dei freelance. Tra le evidenze più significative:

  • l’età media di un freelancer è di 32 anni;
  • in Europa lavorano una media di 41.2 ore alla settimana;
  • i costi orari variano da una media di 41 dollari degli illustratori ai 73 dei programmatori software;
  • le ragioni che spingono all’indipendenza: flessibilità, controllo sui progetti e creatività;
  • il 40% dei freelancer ha problemi nel farsi pagare;
  • i tool più usati: Google Docs, Dropbox e Skype;
  • soltanto l’8.1% vorrebbe ritornare a un impiego full time alle dipendenze!

Clicca per allargare l’immagine:

Freelancers

Riforma fiscale e aliquote INPS per Partite IVA, il ministro Sacconi mi risponde via Twitter

Questa mattina accendo il computer e trovo una risposta del ministro Sacconi per me, mandata via Twitter. Grande cortesia, devo dire. Vi riporto la corrispondenza in corso. Ora spero replichi alla mia richiesta di capire di più sulle sorti delle partite IVA.

Dario Banfi e Maurizio Sacconi via Twitter

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Il Coworking e le politiche comunali per il lavoro

A distanza di più di un mese pubblico l’intervento che ho tenuto durante la serata “Dal coworking al coprojecting a Milano: uso innovativo di spazi fisici per spazi immateriali e sociali” che si è tenuta il 4 maggio in via Cesalpino 7, in uno spazio (di un privato) che potrebbe diventare un nuovo coworking milanese. L’occasione, creata da Adriana Nannicini, candidata nella lista civica che appoggiava Giuliano Pisapia alle recenti elezioni comunali, era dovuta alla voglia di discutere di politiche del lavoro nelle amministrazioni comunali in occasione del ballottaggio.

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Perché il coworking?
di Dario Banfi

Mostrare sensibilità politica sui temi del lavoro è un tratto distintivo importante, soprattutto se parliamo di realtà che non hanno stretta “pertinenza amministrativa” in materia. Parlo dal punto di vista dei freelance: nei Comuni viviamo e respiriamo, ci spostiamo e incontriamo clienti. Le politiche per il lavoro sono una cosa, ma il fatto di lavorare quotidianamente è un altro, più complesso e ricco come fenomeno.

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Vivere di cultura: Jenkins, Jackpot e l’epoca della convergenza

Contraddicendo qualsiasi buon senso di tipo giornalistico ed eventologico – diceva Nietzsche che la vera attualità è “essere inattuali”, ovvero dire cose in anticipo per essere ficcanti nella critica del contemporaneo – mi permetto di essere inattuale di qualche ora :-) e riporto di seguito e per esteso quanto andrò raccontando domani nelle giornate romane di Vivere di cultura.

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Jenkins, Jackpot ed epoca della convergenza nell’orizzonte di un freelance

Il punto di vista che vorrei portare in questa discussione sulla convergenza dei media è quello di chi offre la propria opera all’industria culturale, ovvero gli autori, in particolare di quegli specifici autori che lavorano in maniera indipendente. Di recente, insieme a Sergio Bologna, abbiamo deciso di mettere a fuoco la condizione dei freelance in Italia, per capire quale sia l’orizzonte all’interno del quale si muove oggi il lavoro intellettuale autonomo. Partirei da qui, se va bene.

Vivere di CulturaQuando presentammo il libro Vita da freelance in Università Bocconi a Milano, il giurista Adalberto Perulli raccontò di un ex pubblicitario che uscito dall’impresa, una volta passato al lavoro indipendente, ammise di non andare più al cinema. Non poteva più farlo come prima in orario di lavoro, pagato dall’azienda. In prima battuta interpretai l’aneddoto come una questione di costi e possibilità di dedurre queste spese senza un buon commercialista. In parte è vero, il consumo di cultura ha un suo peso. In realtà, però, la questione era ben più complessa, avendo a che fare con le modalità d’esercizio di un’attività. Nel mondo dei freelance – che forse con eccessivo entusiasmo considero un vero spazio primordiale di genesi del diverso

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Vivere di cultura, appuntamento all’Auditorium

Inizia oggi a Roma Vivere di Cultura, bella iniziativa ospitata negli spazi dell’Auditorium, per riflettere – come scrive Lucea Reitano –  sul “tema del lavoro (e dei lavoratori) culturale nel suo insieme“. Se vedi il programma, un piccolo spazio per dire la mia ce l’ho anch’io domani sera (h.18.30). Che cosa dici, ci vediamo?

Vivere di Cultura

I professionisti nella crisi

Il 43% ha risposto innovando, cercando nuovi clienti e mercati, ma il 75% ritiene che il prestigio associato al mondo professionale sia comunque vistosamente calato. Questi e altri importanti dati sul mondo delle professioni sono stati presentati ieri in Camera di Commercio a Milano. La ricerca, condotta da AASTER di Aldo Bonomi, è disponibile per intero sul sito CCIAA di Milano e in download anche qui: “Vecchie e nuove professioni a Milano: monadi, corporazioni o terzo stato in cerca di rappresentanza?” (.PDF). La sintesi invece nel Comunicato Stampa.

Le decisioni dei professionisti dentro la crisi (% superiori a 100 perché possibili più risposte)

Professionisti Crisi

Fonte: CCIAA-AASTER

Valli a capire i freelance

Ma se ci provi a qualcosa dovrebbe servire, almeno alla politica. Parola di Massimo Cacciari.

Da questi giovani emerge una domanda di rappresentanza sindacale e politica finalmente fuori dal Novecento. È la figura del free-lance, capace di portare innovazione, di diffonderla, di adattarsi creativamente alle domande dei committenti pubblici e privati. Ma questa figura è totalmente senza protezione, alla mercè dei committenti stessi, o costretta a rifluire negli ordini di cui sopra, arcaici residui di Stato cetuale. Ecco, allora, un buon esercizio per futuri aspiranti a governi di autentica riforma. Esercizio sollecitato dall’elemento di maggior novità, forse, del risultato elettorale recente: dar voce non solo genericamente al “precariato”, ma a queste forme di fuoriuscita dal precariato e insieme dal lavoro subordinato. Favorirne con opportuni incentivi e misure in materia di previdenza il diffondersi e lo strutturarsi sul mercato del lavoro.

Massimo Cacciari, “Capire la generazione dei free-lance” (.PDF), L’Espresso, 16 giugno 2011.