La nuova generazione di manager

Sono convinto che anche per i manager si apra una nuova stagione, una fase in cui è sempre più necessario prendere confidenza con le tecnologie avanzate per il lavoro quotidiano. Io mi sono divertito a chiamarli “manager 2.0″…

Diventare Manager 2.0Questo il mio ultimo libro sul tema. Uscirà in libreria tra 10 giorni, ma vi anticipo qualcosa…

Diventare Manager 2.0

di Dario Banfi e Lucio Miranda
Pubblicazione: Giugno 2007
Casa Editrice: Apogeo/Feltrinelli
Collana: Che funziona
Pagine: 288
Formato: 14,8×19,8
Prezzo: 9.90 Euro
ISBN: 978-88-503-2587-0

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  • L. Miranda Website: www.sitidisuccesso.com.
  • La scheda su Apogeonline.com
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Si può raccontare l’ICT?

Questo si chiede Roberta Chiti [con il mio supporto per un paio di articoli sul tema] nel Paginone del Corriere delle Comunicazioni (file .PDF 3,2 MB) di questa settimana, dedicato alla saggistica e alla manualistica informatica, dove si trovano voci e opinioni di publisher ed editori, oltre ai numeri ufficiali dell’AIE – Associazione Italiana Editori sull’editoria scientifico-informatica in Italia.

Sconcerto manageriale

Sconcerto GlobalePiù che globale direi che lo sconcerto è per quell’Italia delle truffe di quartiere che fanno scuola, per quell’angolo buio del mondo degli affari che si scopre sempre più devianza congenita, alterazione dell’anima, scompenso del sistema. Sconcerto globale è un libro per manager, breve, cinico e leggero. La scrittura pulita si consuma in un pomeriggio all’aria aperta o ascoltando il Cd allegato con le musiche di Luigi Fiore. Meglio se tutte e due le cose insieme.

Otto racconti di quattro autori (Cristina Volpi a mio avviso la migliore) fotografano a scatti ravvicinati un ambiente melmoso, elegante ma profondamante prevaricatore, preciso quanto falso. E in questo limbo del manager in carriera si consumano tradizioni neofaustiane: dal “mobbing retributivo” alle promozioni sotto le lenzuola, dalle truffe internazionali al patto col diavolo, dagli omicidi all’incapacità di rappresentare la verità dei fatti. Testo consigliabile. Non eccezionale, ma leggero.

P.S. Ho scoperto dopo avere scritto questo post che ne parlava, lo stesso giorno, anche MioJob.

Tecnologia e democrazia

Tecnologia e DemocraziaSi può parlare di tecnologie e di democrazia anche sotto il profilo del lavoro. Due temi che solitamente sono abbinati per disquisire di digital divide, democrazia diretta e compagnia bella, Luciano Gallino li propone invece in ottica di globalizzazione del mercato del lavoro. Il testo, uscito in questi giorni, verrà presentato oggi dall’autore alla Fiera del Libro di Torino (ore 16:00).

Segnalo alcune parti della bella intervista rilasciata oggi a La Stampa a Roberto Petrini dove si ricorda un fatto sempre trascurato della Rete: ha messo in competizione un miliardo di lavoratori che godono di buone condizioni di lavoro con due miliardi che hanno un salario dieci-venti volte più basso. Così racconta Gallino:

C’è stato un sapiente processo di ristrutturazione globale, una frammentazione delle cosiddette catene di creazioene del valore. Questo processo non sarebbe mai stato possibile senza telecomunicazioni e informatica: simili infrastrutture sono state oggetto di formidabili investimenti e di pressioni da parte delle corporation transnazionali. [..] Se si va a guardare come nasce il fenomeno della globalizzazione ci si accorge che si è trattato di un trasferimento o dell’avvio di attività produttive in luoghi dove i salari sono più bassi, gli orari più lunghi e le condizioni ambientali peggiori, con l’obiettivo primario di sottrarsi a tutele e obblighi dello stato sociale. Così le pressioni sui salari partono da Oriente e atterrano in Europa“.

Sopravvivere tra gli imbecilli

The No Asshole RuleIo qualcuno a cui consigliare questo libro ce l’avrei, ma lo faccio in privato. Robert I. Sutton in The No Asshole Rule (per la traduzione di asshole si veda qui) affronta coraggiosamente il tema dei colleghi imbecilli. Ne parla anche Guy Kawasaky, che nel suo blog fornisce parte dei contenuti del testo, ancora non tradotto in italiano [sono curioso di sapere come faranno con il titolo].

Paesaggi scolpiti dal lavoro

Manufactured LandscapesÈ un periodo in cui l’ambiente sta ritornando in prima pagina su molti giornali, complice il fatto che notizie catastrofiste e un Oscar ad Al Gore per An Inconvenient Truth sul clima hanno riavvicinato politica e ambientalismo. Personalmente ho trovato, invece, di un gran bello il documentario Manufactured Landscapes di  Jennifer Baichwal, sul lavoro fotografico di Edward Burtynsky, artista che ha girato il mondo e catturato immagini dei paesaggi modificati dall’uomo e dal suo lavoro.

Al centro dei “paesaggi manufatti” c’è la Cina e la massiva introduzione di strutture industriali e architetture che modificano in maniera irreversibile il territorio. Cattedrali del lavoro, imprese in sterminati capannoni, campi infiniti dove anche gli scarti e l’immondizia vanno rilavorati, montagne tagliate a misura, miniere che raccolgono migliaia di lavoratori con divise uguali, processi uguali e ripetitivi che innestano il lavoro umano, il braccio e la mano, nella macchina, in sequanze quasi ipnotiche. Panoramiche ad ampio raggio su ambienti “paesisticamante modificati” che hanno dell’incredibile.

Quella che in Italia siamo soliti chiamare “archeologia industriale”, spesso perché già morta, lì sta venendo alla luce con volumi di gran lunga superiori a quelli ai quali siamo abituati in Europa. Senza contare l’impressionante massa di persone che fanno parte dello stesso paesaggio e che mostrano con forza che cosa sia realmente la manifattura, l’azione della mano e del corpo nella realizzazione di un prodotto fatto in serie. Per società come la nostra che hanno spostato il valore del lavoro dai prodotti alle informazioni è un documentario shockante, che riporta di una tacca indietro l’evoluzione economica a cui siamo inconsapevolmente abituati.

Avevo già visto qualcosa di simile, ma soltanto accennato, nel documentario Surplus – Terrorized Into Being Consumers (2003), di Erick Gandini (in cui c’è uno Steve Ballmer da panico!). Il lavoro filmico della Baichwal è più insistente, più lento e al tempo stesso più denso, più forte.

La parte abitata del mondo

Parte Abitata della Rete - Sergio MaistrelloIn questi pigri giorni ho terminato il bel libro di Sergio “La parte abitata della Rete“. Una recensione gliela devo perché mi ha fatto un regalo. In 150 pagine ha saputo sintetizzare con estrema chiarezza lo sviluppo delle tecnologie Web di nuova generazione e il dibattito italiano che lo ha investito.

In due/tre giorni ho ripercorso gli ultimi tre anni di Internet ed è stato utile, visto che di colpi ne ho persi, nonostante tenessi le antenne sintonizzate contemporaneamente su questa parte della Rete e su altre cose, soprattutto perché di “rete” ho dovuto costruirmene una nuova, come Sergio ben sa.

Un testo leggibile e molto scorrevole, “alla Sergio” direi. Sensazione positiva, ma anche di amaro in bocca, perché molte delle conversazioni che in prevalenza si sono svolte online e che sono riportate nel libro sono oggi in gran parte sorpassate e mi sarebbe piaciuto contribuirvi.

Il testo è un buon testo, ricco, approfondito, completo sotto il profilo dei temi classificati propriamante o impropriamente (Sergio si tiene alla larga dalla questione) come “2.0”. Blog, Wiki, Social Software, Feed, Folksonomy, Serendipity, Podcasting, PageRank, Technorati, Flikr, Economia del dono ecc. C’è tutto quel che serve sapere per prendere residenza su Internet e chiacchierare con in “vicini” di casa in maniera evoluta e consapevole, facendosi notare, scoprendo affinità e divergenze. Una guida utile per scoprire cioè come funziona la conversazione una volta che si è messo su casa. C’è la tecnologia 2.0, la sua genesi e le opportunità aperte. Insomma è un microcompendio ben fatto e motivato, che trova anche importanti riflessioni culturali, genealogie e approfondimenti teorici.

Qualche spunto polemico (in senso buono), però, mi riservo di gettarlo qui, in Rete, per animare un po’ la conversazione appunto su questo bel testo. [Avviso: è un post po’ lunghetto, se non interessa, non girate pagina..].

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Time out

Le scuole si fermano, i lavoratori dipendenti fanno il microponte.. Per gli autonomi, invece, cambia molto poco come sanno bene freelance, collaboratori ecc.. Qualche giorno, però, me lo prendo. Devo smaltire un arretrato di sonno da campionato del mondo e rigenerare il sistema nervoso..

Buone feste.