Scacco matto

Il Settimo sigillo - Ingmar BergmanFu il primo regista che mi convinse a leggere le sue sceneggiature perché quello che mostrava trascendeva sempre la mera narrazione filmica. Ed era folle, diverso, inquietante. Mi innamorai presto dei suoi film ed è stato una pietra miliare della mia formazione.

Il film più apprezzato: Come in uno specchio. Difficile e intenso. Il Posto delle fragole quello che ho visto di più negli anni del liceo, complice la morte, Bibi Anderson e Max Von Sydow che diventarono per me, insieme a Liv Ullman, maschere di nuove tragedie greche al tempo del XX secolo. E ancora, Fanny e Alexander, Il Settimo sigillo, Sussurri e grida. La memoria, l’ineluttabile, la psicoanalisi. Imparai presto le prime battute di Max Von Sydow, guardando e riguardando quell’inizio surreale, magmatico, perfetto:

– Chi sei?
– Sono la morte.
– Che cosa vuoi?
– Sono venuto a prenderti!

Grazie Ingmar Bergman.

Nostalgia da ufficio

Temi leggeri, ogni tanto. Soprattutto in dirittura d’arrivo per le ferie. Se poi non partite, beh, godetevi ugualmente questi video che hanno la capacità di far passare all’istante la nostalgia da ufficio, quell’amara sensazione di avere sbagliato a lasciare il lavoro in estate e che potrebbe venirvi sotto l’ombrellone, quando sarete circondati da 100mila vacanzieri assatanati di relax.

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Milano ricca, Milano fragile

Progetto Strategico Città di CittàSono finalmente disponibili i materiali elaborati nel contesto del Progetto Strategico Città di Città, al quale diedi anch’io un piccolissimo contributo. Le informazioni che si possono avere sulla Provincia e sulla città di Milano dal punto di vista sociologico, del mercato del lavoro e dello sviluppo urbano e imprenditoriale sono moltissime. E va riconosciuto il merito a chi ha tracciato una così ben delineata fotografia. Segnalo soltanto alcuni dati che mettono in luce un aspetto inedito del Capoluogo lombardo: la sua fragilità.

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Furbi e fessi

Interessante, come sempre, il contributo di Paolo Iacci di AIDP alla newsletter HR Online che è arrivata al terzo numero. Quasi come riflessione estiva ripubblica nell’Editoriale il “Codice della vita italiana” di Giuseppe Prezzolini scritto per la prima volta nel 1917 nella Rivista di Milano e per certi versi ancora attualissimo. Riporto soltanto i primi due punti, ma è da leggere per intero:

Cap. I – DEI FURBI E DEI FESSI

1. I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.

2. Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.

Chi vuole la disoccupazione?

Ho scovato tra le carte questo pezzo storico, intitolato “Chi vuole la disoccupazione?” scritto da Luigi Einaudi per il Corriere della Sera il 12 novembre del 1947. Dopo 60 anni è ancora sufficientemente leggibile e fa persino tenerezza pensare che in quegli anni il cruccio dei liberali fosse legato al blocco dei licenziamenti o a leggi che obbligassero ad assumere forza lavoro. Oggi si è ribaltato il discorso, ma nessun novello Einaudi si chiede: “Chi vuole l’occupazione?“. Da leggere, se vi piace la storia economica.

Nothing, that was my job

Un gran bel sentire quello di ieri al Collegio San Carlo di Milano, dove si sta svolgendo il convegno internazionale Coirag di tre giorni dal titolo “Psiche Affetti e Techne“. Un Umberto Galimberti in ottima forma e un Carlo Formenti altrettanto bravo hanno dato vita a un dibattito di alto profilo sul tema della psiche e del pensiero sociale nell’epoca della tecnica. Dall’ampia esposizione di Galimberti estraggo qualche spunto che interessa anche noi, perché mette in relazione tecnica e lavoro.

La tesi più interessante prende le mosse da alcune riflessioni di Gunther Anders (marito di Hannah Arendt), che ringrazio Galimberti di avermi fatto conoscere [prossimo libro sul comodino: L’uomo è antiquato!] ed Elena Pulcini di avere così ben presentato nel saggio L’homo creator e il mondo post-umano, pubblicato in “La Psiche nell’Epoca della Tecnica” (Vivarium, 2007), letto ieri notte al volo, rapito dalla bellezza del tema.

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