Mettersi di traverso

E’ uscito sul più recente numero di “Alfabeta2” (il n° 9) una parte del testo Vita da freelance concessa da autori ed editore alla testata di Nanni Balestini, Umberto Eco & Co. Sotto forma di articolo è stato ripubblicato online anche sul sito di Alfabeta2 con il titolo “Mettersi di traverso. Per una critica del biocapitalismo contemporaneo“.

Alfabeta2

Se vi interessa, lo riporto anche qui di seguito:

Mettersi di traverso. Per una critica del biocapitalismo contemporaneo
di Sergio Bologna e Dario Banfi

Tutti i sistemi totalizzanti tendono a ridurre l’umanità a un insieme di corpi senz’anima, senza personalità, il capitalismo per primo e il biocapitalismo quasi ci riesce (1). Il problema sta nel rifiuto di subire, di sottomettersi, è l’eterno problema della libertà dell’individuo, qui sta il senso del discorso sulla coalizione. Ma la libertà non è scindibile dalla conoscenza e pertanto l’affermazione che l’informatica ha creato una diversa epistemologia significa che ha modificato i parametri del processo conoscitivo liberandolo in parte dalla dipendenza dell’insegnamento, del lavaggio del cervello, e dalla dipendenza dei procacciatori/manipolatori d’informazioni, aprendo lo spazio a una, seppur parziale e in permanente tensione, autonomia dell’individuo. Parlando il linguaggio dei simboli ha ridotto lo scarto tra la parola e i suoi effetti, il gesto e i suoi riflessi. Ha abbassato la statura dell’autorità, le ha tolto il piedestallo, contribuendo in questo senso alla de-professionalizzazione.

Leggi tutto

Presente e futuro dei lavoratori della conoscenza

RAI Radio 3 Suite

Per chi si fosse perso la puntata di Radio RAI del 10 maggio di Radio 3 Suite condotta da Oreste Bossini e dedicata “ai lavoratori della conoscenza e al loro futuro”, può ascoltare qui gli interventi di Sergio Bologna, il mio, di Aldo Bonomi e Gianni Lombardi (ADCI). Il punto di partenza della chiacchierata radiofonica è il libro “Vita da freelance“.

Interessante come sempre l’intervento di Aldo Bonomi (dal min. 13′ 24”) che ricorda, tra  le altre cose, come l’accostamento dei lavoratori della conoscenza al “popolo dell’happy hour” sia davvero una sciocchezza. La questione dei freelance ha radici ben più profonde e orizzonti allargati, che vanno ben oltre il campanile delle città italiane. Lo dimostra, per esempio, l’interessante ricerca videografica di Delia Peccetti che è partita da Genova per inquadrare figure e problematiche che vanno al di là dei territori e delle professioni.

Il lavoro video della Peccetti, come ricorda l’autrice, vuole “comprendere le diverse situazioni e i punti di vista per contrastare gli stereotipi ancora dominanti sul lavoro autonomo, fare emergere problemi e necessità, ma anche determinazione, fiducia nelle proprie capacità e la volontà di superare le difficoltà, nella speranza di non restare sempre invisibili e dover contare soltanto sulle proprie capacità”. Ciò che emerge da questa videoinchiesta è un semplice dato di fatto: se fino a oggi i sentimenti di scontentezza venivano gestiti a un livello privato dagli autonomi, ora cresce la necessità di trovare una dimensione collettiva nella quale condividere le proprie esperienze fino ad arrivare a nuove forme di rappresentanza per cercare di essere meno labili sul mercato.

Nel libro Vita da freelance l’abbiamo chiamato “principio di coalizione“. Guarda la videoinchiesta:

Roma trema, arriva la scossa del Quinto Stato

Manifesto ACTA RomaQuesta sera tutto cambia.

ACTA presenta il Manifesto del Lavoro autonomo, nuovo programma per il riconoscimento del valore del lavoro professionale in Italia, finalizzato a incentivare e rinforzare la coalizione tra chi non gode oggi di un’adeguata rappresentanza sociale.

Il Manifesto, presentato in prima a Milano, il 12 gennaio 2011 presso il Teatro Agorà della Triennale, oggi viene proposto alla platea nazionale, al gotha della politica, alla città in cui si giocano le mille partite del potere e della rappresentanza nel nostro Paese.

E’ un documento che vuole spingere verso la coalizione ed esprime un giudizio impietoso sul modo in cui è evoluto (o si è deteriorato) il Welfare in Italia. Illustra alcune proposte chiare e una lista di rivendicazioni a cui il mondo politico e il sistema previdenziale dovranno dare risposta.

Roma, 11 maggio 2001: ROMA TREMA
ACTA presenta il Manifesto dei lavoratori autonomi di seconda generazione.
Ore 18.30 – MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma – Sala Conferenze – Via Nizza 138, angolo via Cagliari

Al dibattito interverranno, per ACTA, Sergio Bologna e Anna Soru.

Lo Statuto dei lavori autonomi proposto dal PD

La sostanza dello Statuto dei Lavori autonomi (ovvero del Disegno di Legge 4050 – molto simile a quello presentato in Senato da Tiziano Treu), presentato ieri dal PD a Milano, con primi firmatari Cesare Damiano e Piero Fassino è questa:

SEMPLIFICAZIONE

  • Viene regolata e misurata la rappresentatività delle associazioni di rappresentanza dei lavoratori autonomi
  • Si semplifica la burocrazia per l’avvio di un’attività autonoma
  • E’ favorita l’adozione di marchi di qualità per promuovere le prestazioni dei lavoratori autonomi e tutelare i consumatori
  • Si facilita l’accesso all’informazione sugli appalti pubblici
     

FACILITAZIONE

  • I giovani fino a 35 anni e i disoccupati di lunga durata che aprono un’attività autonoma sono esentati da imposizione Irap e Irpef per i primi tre anni d’attività
  • Si aprono in ogni provincia servizi di consulenza organizzativa, finanziaria, di mercato e di certificazione delle competenze per chi avvia un’attività autonoma
  • Si istituiscono prestiti a tassi agevolati
     

SOSTEGNO

  • Viene promosso il lavoro autonomo femminile con il finanziamento di apposite azioni positive e la costituzione di un fondo nazionale per l’imprenditoria femminile
  • Si sostiene la formazione e l’aggiornamento professionale con programmi formativi e voucher specifici per i lavoratori autonomi. Le spese di formazione sono deducibili
  • Si finanziano e sostengono la ricerca e l’innovazione
  • Esclusione dall’Irap per i lavoratori autonomi senza impresa e aumento delle deduzioni per gli altri
  • Si è garantiti per i ritardati pagamenti e facilitati nell’accesso al credito
     

SALVAGUARDIA

  • Si tutelano anche i lavoratori autonomi in situazioni di crisi e d’inoccupazione
  • Diventa obbligatoria l’assicurazione contro gli infortuni anche per i lavoratori autonomi e sono finanziati gli investimenti e la prevenzione per la sicurezza sul lavoro
  • E’ favorita la costituzione di fondi mutualistici fra lavoratori autonomi per facilitare: la formazione professionale, la previdenza complementare e il sostegno al reddito in caso di malattia, maternità, infortunio e disoccupazione. I contributi versati ai fondi mutualistici sono detraibili dall’Irpef
  • I compensi dei lavoratori autonomi devono essere equi e sono regolati e tutelati
  • Deve diventare pienamente esigibile il sostegno alla maternità anche per le lavoratrici autonome
  • Per i professionisti iscritti alla gestione separata Inps si riduce l’aliquota contributiva allineandola a quella degli altri lavoratori autonomi iscritti all’Inps
  • Si tutela il lavoro autonomo economicamente dipendente. Ossia, il lavoro, dei lavoratori autonomi e dei professionisti con un committente prevalente, e anche di coloro che sono contribuenti minimi iscritti alla gestione separata Inps, è regolato e tutelato dai contratti nazionali di lavoro che definiscono: le regole di lavoro e di recesso, i compensi in misura pari a quella di un dipendente di pari professionalità maggiorato del 15%, la tutela del riposo psicofisico, della maternità, della malattia e degli infortuni

La nostalgia del presente e il futuro dei lavoratori della conoscenza

Radio PopolareDavvero bella, centrata e stimolante la recensione che Radio Popolare ha proposto sabato di Vita da freelance. I lavoratori della conoscenza e il loro futuro, che ho scritto con Sergio Bologna. La lettura di Aldo Marchetti – all’interno di “Sabato Libri”, bel programma di Bruna Miorelli – sottolinea due punti caldi del testo: la critica al professionalismo e le nuove spinte dei freelance alla coalizione.

Ecco il segmento della trasmissione:

Tecniche di guerrilla freelancing per trovare lavoro

Uno dei nuovissimi metodi – piuttosto interessanti – per cercare lavoro oggi come freelance è di usare Twitter per farsi notare dai clienti (identificati con cura come prospect) usando una semplice citazione del tipo “Mi piacerebbe davvero lavorare con @tizio @caio o con il grandissimo @sempronio“. Nei canali Twitter di freelance americani capita spesso di trovare simili proposte. E’ certo che tizio, caio e sempronio perlomeno noteranno il vostro richiamo e faranno un giro dalle vostre parti per capire chi siete (l’effetto “ammirazione” funziona quasi sempre).

Ancora più geniale è il metodo usato da Alec Brownstein, creativo ed esperto di marketing online, per farsi notare da famosi art director di grandi agenzie, sfruttando l’ego surfing, ovvero il fatto di googleggiare cercando di capire che dicono altri di noi in Rete. Uno cerca il suo nome ed ecco la proposta di collaborazione. Costo? 6 dollari!

(Via Guerrilla Freelancing)

Tu che lavori per la gloria

Da queste parti lo scriviamo da tempo e pure abbiamo deciso di dedicare un capitolo di un libro alla questione, lavorare gratis è la rovina del freelancing. Su segnalazione della brava Roberta Carlini (che ha recentemente moderato la presentazione di Vita da freelance a Roma), segnalo a mia volta il post “Diciamo no al volontariato: perché non si deve mai lavorare gratis“, della giornalista scientifica Silvia Bencivelli che dice basta al malcostume di redazioni, università & Co. di cercare lavoro gratuito a ogni angolo di strada. Fulminante, stupendo questo passaggio:

Ci sono quelli che  se si risparmiano un biglietto del treno è meglio: già che sei da queste parti, fai un salto da noi così facciamo riunione? Ci sono quelli che non ti pagano e ogni volta ti promettono che lo faranno, e tu continui a scrivere per loro perché in fondo è una buona vetrina. Quelli che ammettono candidamente da subito che non ti pagheranno mai, e tu apprezzi l’onestà. Quelli che ti contattano loro, però poi ti chiedono di fare una prova (una prova?!), ovviamente non pagata, quelli che ti chiamano a un colloquio ma non ti pagano il treno, quelli che ti scrivono chiedendoti consigli o facendoti proposte di lavoro così confuse non ti accorgi nemmeno che non si fa nessuna menzione al vile denaro. Quelli che hanno avuto un’idea, quelli che hanno finalmente capito che cosa fare da grandi, quelli che hanno organizzato il congresso della loro vita. E tutti ti vogliono coinvolgere perché ti stimano un sacco, ma non ti possono pagare.

Credo che sia arrivato il momento di dire no al volontariato. No. Per me, perché anche se è vero che il mio lavoro assomiglia a un hobby, e a volte si tratta di fare cose divertenti che farei anche per niente, non posso svendere quel che faccio. E’ il mio lavoro: me lo sono praticamente inventato da me ed è la cosa più preziosa che ho. Devo rispettarlo, accidenti. E poi no per tutti gli altri. Perché chi lavora gratis rovina il mercato. Se lavori gratis, chi ti fa lavorare sceglierà sempre te solo per questa ragione. E quindi tu non migliorerai e produrrai cose sempre mediocri, la tua professionalità e il lavoro che svolgi saranno svalutati, i tuoi colleghi non riusciranno a farsi pagare e la qualità del lavoro si abbasserà.

(Via Silviabencivelli.it)

Con curiosa corrispondenza di valutazione sull’argomento, nel post di Humanitech.it “Lavorare scrivendo. Marcel Mauss non donava i suoi saggi agli editori!” scrivemmo anche noi, da queste parti:

Il tempo non retribuito e lo scambio mezzi di produzione non propri contro le “opportunità di fare” aumentano il rischio di svalutazione delle proprie opere e più in generale il valore della propria attività. Aumentano i costi con cui andate a intaccare quella riserva acquisita di sapere che trasformate in opere. E poi che cosa avrete da dare? Da donare, al termine del lavoro gratuito?