Economia creativa

Economia Creativa - I seminari

Cre..ativo che non sei altro! Lo dico sempre all’amico Alessandro, ma se anche tu ti senti tale passa domani giovedì 19 febbraio al seminario sull’Economia creativa dal titolo “Forme di valorizzazione nel capitalismo cognitivo“, che si tiene dalle 17:00 alle 19:00 alla Facoltà di Scienze Politiche (Aula 24) dell’Università degli Studi di Milano in via Conservatorio 7.

Parlerà Andrea Fumagalli, docente di macroeconomia a Pavia, noto certamente a chi legge le liste di Rekombinant e altre mailing list simili, autore di “Bioeconomia e Capitalismo Cognitivo” (Carocci, 2008).

Se trovo un po’ di tempo è possibile che ci si possa incontrare lì.

P.S. Qui la brochure PDF degli altri appuntamenti.

Reti affettive

Sentita questa mattina alla ricevitoria, quando un cliente chiede di pagare una multa presa a suo giudizio senza motivo: “Siamo spiacenti, non possiamo aiutarla: non abbiamo più l’attaccamento a Internet“. Inizialmente ho riso, poi ho pensato al cliente. Mi sono venuti in mente gli elettori del Pd.

Non sparate sul creativo

Così Hubert Jaoui di GIMCA (il cui sito, diciamo, fa schifo, altro che creatività!) nell’intervista concessa a Walter Passerini su Italia Oggi dal titolo “Troppe aziende uccidono i creativi” (.PDF):

“[…] L’innovazione viene dalle minoranze, da piccoli gruppi, che si prendono dei rischi, compreso quello di non essere capiti […]”

Messaggio: non sparate sui creativi. Troppe aziende lo fanno. E la tua?

Il primo giorno

[Perdonate questo post molto personale, ma è per aggiornare chi stava seguendo le mie vicende cosiddette “Wo e CoWo” che mi hanno tenuto lontano, tra le altre cose, anche da questo blog].

Credo di avercela fatta. Oggi ho ufficialmente lavorato nel mio nuovo spazio/ufficio. Dopo otto mesi sono arrivato al dunque e ho posato cazzuola, pennello e crimpatrice. Ora viene il bello, nell’immaginare un futuro più complicato, nell’incasinarsi la vita, come se non fosse abbastanza aggrovigliata già da sola…

Questo (per chi si è affezionato al progetto) è il risultato:

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Epifanie del Lavoro

Fotografia mostra AL LAVOROUn’iniezione di immagini, emozioni e qualche pugno nello stomaco che mandino in black out un cervello che computa ogni giorno soltanto informazioni necessarie a eseguire compiti non fa mai male, giusto per liberarci dall’oppressione di avere troppi lacci con le necessità.

Io alle mostre solitamente vado per tre motivi: sentirmi meno normale, nel senso di abbandonare per un momento le troppe norme che nella vita devo rispettare; arrabbiarmi, ovvero percepire me stesso ancora come vivo e pensante; farmi cullare dall’immaginazione e da quel “libero gioco tra intelletto e fantasia” che credo faccia molto bene nell’epoca dei bit e degli algoritmi.

Tutto questo per suggerirvi la visita alla mostraAl Lavoro” (.PDF), aperta fino all’8 febbraio, organizzata da Progetto Comunicazione allo Spazio MIL in Via Granelli a Sesto San Giovanni (quella dei “parrucchieri di Gattuso”, dove sono tutti comunisti…), alle porte di Milano, zona Nord.

Qualche dettaglio,

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Chi cucinò la cena della vittoria?

Domande di un lettore operaio
Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?
Ci sono i nomi dei re, dentro i libri.
Son stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?
Babilonia, distrutta tante volte,
chi altrettante la riedificò? In quali case,
di Lima lucente d’oro abitavano i costruttori?
Dove andarono, la sera che fu terminata la
                  Grande Muraglia,
i muratori? Roma la grande
è piena d’archi di trionfo. Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti? Anche nella
                 favolosa Atlantide
la notte che il mare li inghiottì, affogavano
                 urlando
aiuto ai loro schiavi.
Il giovane Alessandro conquistò l’India.
Da solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse, quando la flotta
gli fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi,
oltre a lui, l’ha vinta?
Una vittoria ogni pagina.
Chi cucinò la cena della vittoria?
Ogni dieci anni un grand’uomo.
Chi ne pagò le spese?

Quante vicende,
tante domande.

Bertolt Brecht, Storie da calendario

Lavoratori più o meno digitali

Ricordo che una volta, offrendo ripetizioni di matematica a un ragazzotto di prima liceo scientifico, mi venne fornita questa risposta alla domanda se per una determinata somma algebrica il risultato fosse “più” o “meno” il numero indicato: “.. Tze! Mi vuoi fregare.. Non sono mica stupido.. Il numero che ti ho detto? Più o meno, dici? Altro che ‘più o meno’, viene un numero preciso…!

Qualche mia breve confusa riflessione stimolata dal buon Antonio Sofi sul tema del lavoro autonomo.

Qualcosa di sabbatico

Non so per quanto tempo, ma questo blog verrà aggiornato a periodicità randomica. Gli affezionati lettori, pochi, per fortuna, interpretino pure “chissà quando…”. Chiedo scusa a chi (Menelippe, Micaela ecc.) invoca interventi legittimi di questi tempi, ma proprio non ce la faccio.

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