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Il candidato trovi le ragioni alla base del servizio giornalistico A “Generazione a perdere“, di Michele Buono e Piero Riccardi realizzato per REPORT, che descrive quale futuro non abbiano i giovani italiani, leggendo il documento B, “ISTAT – Rapporto annuale – La situazione del Paese nel 2010” (da pagina 105 in poi), che descrive la crescita senza freno di lavoro atipico, inattività, scoraggiamento, mancato impiego di figure sovraistruite, uso prevalente di politiche passive del lavoro, descrescita del valore generale del lavoro e della qualità dell’occupazione.
Soltanto in un paese come gli Usa i freelance potevano arrivare a fare video musicali come questo per sollecitare l’opinione pubblica durante il LobbyDay della Freelancers Union pensato dall’associazione più forte degli independent americani per farsi approvare The Freelancer Payment Protection Act. A parte la performace video (notare la striscia a scorrimento con i nomi dei freelance e dei pagamenti insoluti!), l’iniziativa politica complessiva – che cade sotto la sigla Unpaid Wage Action – è davvero grandiosa. Forza Freelancers Union! Se vuoi capirci qualcosa, segui anche l’hashtag #LobbyDay su Twitter.
Hey tu, ci vai ogni tanto in biblioteca? Se non vi vai per studiare, beccati almeno le vignette dell’amico Arnald. Sono a Roma, alla biblioteca Guglielmo Marconi.
E’ uscito sul più recente numero di “Alfabeta2” (il n° 9) una parte del testo Vita da freelance concessa da autori ed editore alla testata di Nanni Balestini, Umberto Eco & Co. Sotto forma di articolo è stato ripubblicato online anche sul sito di Alfabeta2 con il titolo “Mettersi di traverso. Per una critica del biocapitalismo contemporaneo“.
Se vi interessa, lo riporto anche qui di seguito:
Mettersi di traverso. Per una critica del biocapitalismo contemporaneo
di Sergio Bologna e Dario Banfi
Tutti i sistemi totalizzanti tendono a ridurre l’umanità a un insieme di corpi senz’anima, senza personalità, il capitalismo per primo e il biocapitalismo quasi ci riesce (1). Il problema sta nel rifiuto di subire, di sottomettersi, è l’eterno problema della libertà dell’individuo, qui sta il senso del discorso sulla coalizione. Ma la libertà non è scindibile dalla conoscenza e pertanto l’affermazione che l’informatica ha creato una diversa epistemologia significa che ha modificato i parametri del processo conoscitivo liberandolo in parte dalla dipendenza dell’insegnamento, del lavaggio del cervello, e dalla dipendenza dei procacciatori/manipolatori d’informazioni, aprendo lo spazio a una, seppur parziale e in permanente tensione, autonomia dell’individuo. Parlando il linguaggio dei simboli ha ridotto lo scarto tra la parola e i suoi effetti, il gesto e i suoi riflessi. Ha abbassato la statura dell’autorità, le ha tolto il piedestallo, contribuendo in questo senso alla de-professionalizzazione.
Ai tempi del Liceo feci una cosa piuttosto strana, andai al Conservatorio di Milano a cercare lo spartito della prima sinfonia di Gustav Mahler, volevo imparare la musica a partire da un’opera che avevo praticamente memorizzato per intero all’orecchio.
Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi si è giocato un po’ di credibilità politica via Twitter con questa tornata di amministrative. E’ vero siamo al primo turno, ma la situazione si è profilata piuttosto chiaramente: i sistenitori del centrodestra calano. La fiducia nell’azione di governo delle realtà locali (e di riflesso di quella nazionale) ne risente. Ora la partita va portata fino in fondo: caro ministro è ancora disponibile a scommettere la sua poltrona con Bersani?
Per chi si fosse perso la puntata di Radio RAI del 10 maggio di Radio 3 Suite condotta da Oreste Bossini e dedicata “ai lavoratori della conoscenza e al loro futuro”, può ascoltare qui gli interventi di Sergio Bologna, il mio, di Aldo Bonomi e Gianni Lombardi (ADCI). Il punto di partenza della chiacchierata radiofonica è il libro “Vita da freelance“.
Interessante come sempre l’intervento di Aldo Bonomi (dal min. 13′ 24”) che ricorda, tra le altre cose, come l’accostamento dei lavoratori della conoscenza al “popolo dell’happy hour” sia davvero una sciocchezza. La questione dei freelance ha radici ben più profonde e orizzonti allargati, che vanno ben oltre il campanile delle città italiane. Lo dimostra, per esempio, l’interessante ricerca videografica di Delia Peccetti che è partita da Genova per inquadrare figure e problematiche che vanno al di là dei territori e delle professioni.
Il lavoro video della Peccetti, come ricorda l’autrice, vuole “comprendere le diverse situazioni e i punti di vista per contrastare gli stereotipi ancora dominanti sul lavoro autonomo, fare emergere problemi e necessità, ma anche determinazione, fiducia nelle proprie capacità e la volontà di superare le difficoltà, nella speranza di non restare sempre invisibili e dover contare soltanto sulle proprie capacità”. Ciò che emerge da questa videoinchiesta è un semplice dato di fatto: se fino a oggi i sentimenti di scontentezza venivano gestiti a un livello privato dagli autonomi, ora cresce la necessità di trovare una dimensione collettiva nella quale condividere le proprie esperienze fino ad arrivare a nuove forme di rappresentanza per cercare di essere meno labili sul mercato.
Nel libro Vita da freelance l’abbiamo chiamato “principio di coalizione“. Guarda la videoinchiesta:
Cacciari, Liebman, Amatori e Perulli diranno la loro sull’ultimo libro che ho scritto con Sergio Bologna. Non nascono un po’ di emozione, vita la bravura dei discussant. Appuntamento il 1 giugno alle 17.00 in Università Bocconi a Milano. Io sono da quelle parti. Ci vediamo?