Par condicio

Ieri sera rileggevo alcune poesie di Valdimir Majakovskij e non ho potuto resistere dal pensare che fosse una versione di sinistra di “Fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti. Invece è un testo del 1928. Pensiero numero due, a seguire: esiste anche una capacità della cultura nazionalpop di “impressionare” [come dice Antonio Sofi per la tecnologia] e cambia inconsapevolemente parte della nostra visione dei temi sociali. Beh, comunque il testo è questo.. Ditemi se non è vero.

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Buona fine..

Tempo due mesi che hai costruito un blog, aggiungendo plugin antispamming di ogni tipo, controlli sui moduli, filtri ecc.. senza tralasciare un certo minimalismo nel blogroll.. che uno dei tuoi amici ti frega con una “catena di blogantonio” (altro che conteggio delle blog reaction!). Ma visto che il tema è “The end of vacation” ovvero il Lavoro che ricomincia, accetto di default la provocazione di Alberto e rilancio la palla anche a Sergio (che devo ancora ringraziare insieme ad Antonio per le loro generose citazioni) se ha tempo e voglia…

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Professione tecnico del suono

Chiara e le prove audio

C’è chi sostiene che occorre indirizzare i figli fin da giovani verso il proprio futuro professionale. Altri sostengono che sia più utile assecondare interessi e passioni individuali. Io sono per la seconda ipotesi. Mi piacerebbe tanto, però, che mia figlia diventasse un tecnico del suono, viaggiando per il mondo (stile il fonico di Lisbon Story), una musicista o semplicemente un’appassionata di arte cinematografica.

Figli di un dio minore

Si chiama City of Gods e come dicono gli autori è il primo “free & free press (ovvero libero e gratuito)”. Distribuito in 50.000 copie nella città di Milano raccoglie l’esperienza, le notizie e la voglia di sorridere delle precarie e dei precari dell’informazione. Il nuovo sito IP – Intelligence Precaria racconta le ragioni e gli obiettivi di questa pubblicazione.

City of Gods

P.S. Anche l’oroscopo e gli annunci immobiliari seguono la linea editoriale..

Le arti marziali della parola

La nobile arte dell'insultoCome tempo fa ebbi modo di segnalare dalle pagine del Sole 24 Ore il bel testo “L’arte del negoziato” (Corbaccio, 2005) e intervistare il suo autore William Ury, per motivi analoghi (e per riprenderci dalla sbornia di buonismo natalizio) vorrei spezzare una lancia a favore di “La nobile arte dell’insulto” di Liang Shiqiu (Einaudi, 2006), curato da Gianluca Magi. Entrambi sono testi utili quando le relazioni con il vostro capo, i clienti o il direttore si fanno difficili. Per gli amanti delle arti marziali della parola si trovano consigli interessanti, per esempio:

Quando si rivolgono critiche a qualcuno, bisogna farlo in una lingua infinitamente sottile il cui senso rimanga implicito. Conviene evitare che l’avversario si renda conto fin dalle prime parole che lo si sta criticando: è solo al termine di un certo tempo di riflessione, a poco a poco, che questi giunge a prendere consapevolezza che le parole rivoltegli erano tutt’altro che benevoli.

Nell’arte della critica, spiega l’autore, è di estrema importanza bandire l’agitazione, avere un gran sangue freddo.

Senz’ombra di dubbio, l’esperto nell’insulto possiede un contegno pacato e composto. Il modo di comportartarsi di chi appare serenamente distaccato dalle circostanze.

Queste parole mi ricordano l’atteggiamento di Giorgio Pasotti nel film Volevo soltanto dormirle addosso (la cui sceneggiatura, tra l’altro, è di Massimo Lolli direttore del personale della Marzotto), costretto a licenziare in brevissimo tempo un terzo del personale di una multinazionale francese. Di fronte al manager che gli ha assegnato questo compito ripete imperturbabile: “La stimo moltissimo”.

È il mestiere, Bellezza!

Appena ho inizato a sfogliare il testo, ricevuto in perfetto “orario” da IBS, mi è tornata in mente per contrasto l’introduzione del capitolo “Comunicazione e Media” del Rapporto Censis 2006, dal titolo Le nuove mappe del mondo mediale:

L’errore più frequente in cui incorrono i profeti consiste nel non accorgersi che il futuro è già arrivato. Dopo anni in cui le previsioni sulle imminenti e radicali tasformazioni della vita quotidiana a opera della rivoluzione digitale si sono succedute rapidamente le une alle altre, ora che i cambiamenti sono veramante avvenuti, ai profeti sembra mancare la voce“.

Web 2.0 di Alberto D'OttaviLa sensazione immediata che mi dà questo Libro italiano sul Web 2.0 – pubblicato per i tipi di RGB – è proprio quella che Alberto (aka Hexholden) abbia decisamante fiato da vendere. E mi fa piacere vedere come siano i giornalisti di lungo corso che parlano di Internet da oltre dieci anni e che non hanno mai smesso di farlo, anche se in sordina, a rimettere in moto la discussione su temi cruciali al di là dei mille balzelli degli ultimi arrivati che scrivono di media, Tlc e blog soltanto perché li usano. Parafrasando l’inappropriato cappello dato alla discussione sulla trasformazione del giornalismo oggi, si può dire: è il mestiere, Bellezza!