Lance libere nella hobo society

Bell’approfondimento del tema freelancing, Quinto Stato e trasformazione dell’economia in epoca postfordista a firma di Maurizio Arata sul numero 2/2011 di VoiceCom News interamente dedicato al Lavoro:

A pagina 18 anche una recensione del nostro “Vita da freelance” (Feltrinelli, 2011).

Cinque nodi del lavoro freelance in Italia

Un mese fa ho partecipato all’incontro “Giovani, nuovi imprenditori di se stessi nell’economia della conoscenza” promosso da Unipol. Moderava Sergio Rizzo del Corriere della Sera e ho avuto il piacere di confrontarmi, tra gli altri, con Giuseppe Roma del Censis e Aldo Bonomi di Aaster. In origine sarebbe dovuta venire anche Susanna Camusso, peccato per la defezione. Ho ripescato il testo dell’intervento, che ripubblico per chi fosse interessato alla questione del lavoro professionale autonomo. Lo scopo dell’intervento era di presentare un’estrema sintesi dell’ultimo testo scritto insieme a Sergio Bologna aprendo la strada ai problemi del Welfare e della rappresentanza in Italia.

I FREELANCE E L’ALTRA META’ DELL’OPERA
di Dario Banfi

Per un futuro Sostenibile | Giovani, imprenditori di se stessi nell’economia della conoscenza. Sede Unipol – Milano, 16 Giugno 2011

Cover Vita da freelanceIl lavoro svolto insieme a Sergio Bologna è forse più ricco di quesiti che di risposte: non c’è la soluzione al problema della sostenibilità della vita dei freelance. Abbiamo, invece, cercato di sollevare alcune questioni di fondo che hanno a che fare con il Welfare e il “benessere” del lavoratore professionale autonomo. Vorrei presentarne sinteticamente cinquee:

Né imprese né gentiluomini o finti dipendenti…

Il primo nodo è quello della rappresentazione di questo tipo di lavoratori. Sebbene non siano figure nuove, emergenti o sconosciute, si tende a considerarle sempre degli outsider: estremamente talentuose, geniali, superconsulenti spesso anche un po’ ciarlatani, o al contrario figure residuali, vittime dell’ennesima ristrutturazione aziendale. Ecco, mai come in questo caso si può dire che la verità stia nel mezzo.

Un giurista come Adalberto Perulli ci ha detto che l’identikit, il ritratto antropologico che abbiamo tracciato è quello di “un prototipo umano” che la sua categoria, i giuristi, ancora non conosce abbastanza. Finora si sono regolati sulle professioni liberali e sulle figure di piccoli artigiani e commercianti. Il freelance, però, non è né l’uno né l’altro. Ciò significa che tra il dato normativo e la realtà oggi esiste uno scarto piuttosto significativo, un deficit di regolazione che non nasce a caso, ma è il prodotto di una sedimentazione di norme che interessa tra l’altro tutti i grandi capitoli del diritto, a partire dalla Costituzione.

Il Diritto Civile, per esempio, non mette a fuoco il lavoro autonomo, ma inquadra principalmente i contratti, primo tra questi il contratto d’opera. Non trova neppure facile contiguità con il Diritto del Lavoro. Il mondo dei freelance si sposta piuttosto in direzione del Diritto Commerciale. I freelance non sono però “imprenditori di se stessi”, mi spiace contraddire il titolo di questo incontro, almeno per tre ragioni che sono poi le stesse che presentiamo all’Agenzia delle Entrate quando entriamo in contenzioso per farci ridare soldi sottratti ingiustamente con l’IRAP.

La Corte di Cassazione è stata chiara. Primo: non abbiamo strumenti superiori a quelli di cui abbiamo bisogno. C’è differenza tra noi e chi ha un’officina: il nostro capannone è questo qui [il cervello], gli strumenti sono la conoscenza specialistica e spesso bastano un computer e un semplice cellulare. Secondo: non ci avvaliamo di risorse superiori a quelle necessarie per svolgere un lavoro in autonomia. Non abbiamo cioè dipendenti. Terzo: l’accumulazione non è un tratto che ci distingue sotto il profilo economico e produttivo. Non manovriamo capitali. Questo perché il sistema di ammortamento del valore generato sposta principalmente la tassazione sul lavoro e non potremmo fare impresa se non con un salto quantico verso un altro status, un’altra condizione.

Questa interpretazione “mercatista” e sbagliata, tuttavia, continua a marcarci stretta e mantiene vivo un paradosso per il freelance-impresa, diciamo così: se incappiamo in distorsioni del mercato il diritto italiano sostiene che la correzione di questa anomalia vada ricondotta al principio di protezione della concorrenza, non a quello del lavoro. Noi, però, siamo singoli lavoratori. Ce la dovremmo giocare alla pari con le multinazionali: è un falso storico, abnorme.

Il secondo falso storico di cui sono principalmente responsabili i sindacati è l’idea che siamo immersi in a una sorta di “pansubordinazione” del lavoro.

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Quale exit strategy per i freelance?

A distanza di due mesi ho ripescato in fondo a una cartellina del PC il testo che scrissi per la prima presentazione del libro Vita da freelance. I lavoratori della conoscenza e il loro futuro (Feltrinelli, 2011), scritto insieme a Sergio Bologna, che facemmo insieme, con la moderazione della brava Roberta Carlini, presso la Libreria Feltrinelli di Galleria delle Colonne a Roma il 28 aprile 2011. Spiaceva morisse là nell’angolo buio di una cartella del computer e ve la propongo, se vi interessa.

Quale exit strategy per i freelance?

Cover Vita da freelanceOgni giorno compaiono su Twitter una media di 3/4 twit al minuto, messaggini di 140 caratteri, etichettati con la voce #freelance o #freelancing. È soltanto la punta di un iceberg e di un mondo del lavoro (e dei modi di raccontarlo) che stanno cambiando. I lavoratori indipendenti non hanno atteso in questi anni chi li rappresentasse ufficialmente per uscire allo scoperto, usando la rete Internet, per incontrarsi e raccontarsi come lavoratori.

In Italia accade un po’ meno che altrove e la domanda che mi faccio spesso è che cosa stiamo aspettando a buttarci nella mischia, per scompaginare le regole della rappresentanza.

L’idea di scrivere un libro sul mondo dei freelance è un’avventura in cui mi ha trascinato Sergio (io pensavo già di fare soltanto il papà freelance e invece no) e nasce da qui. Dall’urgenza di raccontare dall’interno che cosa accade e con quali culture dobbiamo confrontarci, cercando di capire chi sono in nostri veri interlocutori. Nasce dalla necessità di squadernare e togliere la rilegatura a un libro che abbiamo letto già molte volte e che non ci andava più bene perché filtrato fin troppo efficacemente dal sindacalismo, dalla politica o dall’informazione.

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Valli a capire i freelance

Ma se ci provi a qualcosa dovrebbe servire, almeno alla politica. Parola di Massimo Cacciari.

Da questi giovani emerge una domanda di rappresentanza sindacale e politica finalmente fuori dal Novecento. È la figura del free-lance, capace di portare innovazione, di diffonderla, di adattarsi creativamente alle domande dei committenti pubblici e privati. Ma questa figura è totalmente senza protezione, alla mercè dei committenti stessi, o costretta a rifluire negli ordini di cui sopra, arcaici residui di Stato cetuale. Ecco, allora, un buon esercizio per futuri aspiranti a governi di autentica riforma. Esercizio sollecitato dall’elemento di maggior novità, forse, del risultato elettorale recente: dar voce non solo genericamente al “precariato”, ma a queste forme di fuoriuscita dal precariato e insieme dal lavoro subordinato. Favorirne con opportuni incentivi e misure in materia di previdenza il diffondersi e lo strutturarsi sul mercato del lavoro.

Massimo Cacciari, “Capire la generazione dei free-lance” (.PDF), L’Espresso, 16 giugno 2011.

Libertà e capitalismo

La recensione di Lelio Demichelis a Vita da freelance e altri libri. La peggiore finora letta (avrà più che sfogliato il libro?), uscita sull’inserto “Tutto Libri” della Stampa, il 4 giugno 2011. Qui la pagina in .PDF.

Tutto Libri

Si chiama libertà ma è capitalismo

di Lelio Demichelis

«I confini della libertà economica»: è questo il tema – intrigante e ambivalente – del Festival dell’Economia di Trento che si chiude domani. Dove la parola-chiave sembra appunto «confini» (fisici, etici, culturali): importante ieri ma ancor più oggi, dopo quest’ultima crisi (ancora in corso) provocata da una corrotta idea di libertà economica che ha aperto le porte alla speculazione e ai disastri attuali. Portando allo stesso tempo il capitalismo a conquistare un’egemonia (in senso gramsciano) ormai globale. E apparentemente inattaccabile. Ma cos’è questo neoliberismo imperante da trent’anni? Il termine – e seguiamo l’analisi critica dell’inglese David Harvey in L’enigma del capitale – si riferisce «ad un progetto di classe mascherato da una buona dose di retorica sulle libertà individuali, responsabilità personale e virtù della privatizzazione, del libero mercato e del libero scambio», progetto che ha legittimato politiche «mirate a ristabilire e a consolidare il potere della classe capitalista».

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Indipendenti uniti al lavoro

Recensione di Aldo Bonomi al libro Vita da freelance (Dario Banfi, Sergio Bologna)Un libro che scava nel mito, nella retorica e nell’ideologia, nella genesi stessa della nostra attuale forma di lavoro“. Così Aldo Bonomi definisce oggi su Nova il libro scritto insieme a Sergio Bologna, Vita da freelance.

Non è un libro da happy hour, da professionisti rampanti e di successo. E’ un libro da leggere nella solitudine dell’ufficio-casa […] un manuale-racconto del come negoziare senso e reddito“, che, come coglie opportunamente Bonomi, si sposa con una speranza, quella di trovare nuovi ‘magneti’, forme di aggregazione e coalizione, luoghi, letture, associazioni come la Triennale, come Nova o ACTA, che sappiano raccogliere e dare forma alle istanze emergenti del lavoro autonomo e della società che viene.

Per leggere la recensione fai un click sull’immagine qui sopra.

Vita da freelance, confronto in Bocconi con Cacciari e Perulli

Dopo la bella discussione di ieri in Triennale con Aldo Bonomi e Sergio Bologna, si ripresenta oggi (1 giugno) l’occasione per parlare di Vita da freelance. A confrontarsi saranno Massimo Cacciari, Adalberto Perulli, Franco Amatori.

Passa a trovarci, siamo in aula 302 dell’Università Bocconi di Milano. Inizio ore 17.00.

Vita da Freelance - Università Bocconi