Dipendenti cercano manager capaci

Il collettivo dei lavoratori di ogni impresa fa una scelta tutti i giorni: quella di non mandare a casa il proprio capo-azienda. E quindi, in caso di insoddisfazione, potrebbe anche cambiarlo e mettersi in cerca di un manager migliore“. Questo è ancora una volta Pietro Ichino che parla, provocatorio e diretto. Il suo intervento a “Lavoro e PrecariEtà” – giornata del Forum Economia e Società dedicata al mercato del lavoro – ha creato scompiglio e qualche prurito in molti relatori e ascoltatori. Massimo Sideri offre un sunto dell’intervento sul Corriere della Sera di venerdì.

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Back to Secc

Ci sono persone che pur invecchiando non migliorano. Lavorammo insieme circa tre mesi, in una Web agency, poi io – dopo avere approfittato di un viaggio premio aziendale (neoassunto da 2 settimane!) – cambiai strada e iniziai con il giornalismo [quanto mai!]. Non nascondo un certo piacere nel ritrovarlo online, con la sua solita dissacrante capacità di fare del mondo del lavoro, di manager e super esperti di Hi-tech e comunicazione, un piacevole spezzatino in salsa surreale.

Questo uno stralcio tratto da un post a caso di Andrea Secci, geniale fannullone, che ha inaugurato da poco il suo blog “Back To Tech”:

“Prosegue il nostro studio sui disturbi provocati dalla corsa al potere manageriale. Uno dei primi sintomi si manifesta quando in casa si rompe qualcosa. Se, per esempio, il lavandino del bagno perde, il manager apre subito una gara e coinvolge almeno cinque idraulici. Ognuno di loro viene invitato in casa e dovrà consegnare in busta chiusa il preventivo e la strategia che intende adottare per aggiustare il rubinetto. Il vincitore della gara, verrà quindi gratificato e investito del titolo di Partner.”

Da tenere sotto stretta osservazione.

Net head hunting

I manager si cacciano anche via Web, lo scrive il Sole 24 Ore oggi (l’articolo è in questo link). Come prevedibile Internet è usato per trovare informazioni sulle persone. L’autore del pezzo, Cristina Casadei, che ama tingere di rosa i temi legati al management, non distingue però correttamante tra chat e forum.

Come fanno gli amici di Monster.it a “intrufolarsi” nelle chat aziendali, che prevalentemente oggi sono basate su instant messanger?

Credo che al contrario, siano invece i newsgroup e i blog (e i commenti interni) le fonti più utili e accreditate per farsi un’idea delle conoscenze espresse da qualcuno e delle competenze maturate, oltre ovviamente alla pubblicazione di materiale scientifico, atti di convegni e interventi ufficiali e non ufficiali su materie specifiche in spazi pubblici di discussione online.

Unbreakfast, networking cappuccio e brioche

UnbreakfastSempre in tema di networking vorrei segnalare questa bella iniziativa [reale, non virtuale] ideata e realizzata da un’amica.

Si chiama Unbreakfast ed è un modo leggero, ma serio, di costruire una rete di conoscenze che funzioni come collettore concreto di interessi e soluzioni per persone in fase di reinserimento nel mercato del lavoro.

Che cosa significa Unbreakfast?

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Manager prigionieri dell’ICT

La mobilità tra settori è una grande risorsa per chi lavora e per le stesse imprese perché consente la permeabilità di culture diverse, l’innovazione organizzativa, lo scambio di esperienze. Ma mentre all’estero i manager passano con facilità da un business all’altro [due casi emblematici nell’ICT: Kevin Turner, Coo di Microsoft, è entrato a Redmond dopo 20 anni in Wal-Mart; Laszlo Bock di Google è arrivato da General Electric] da noi i percorsi professionali si svolgono per compartimenti stagni. Carriere fatte in casa e scarsa possibilità di riciclarsi fuori dall’ICT.

Questo è il tema del focus che ho avuto modo di realizzare per il Corriere delle Comunicazioni.

Tre gli approfondimenti: 1) lo scenario generale di mobilità nell’Information Technology, gli aspetti retributivi, il racconto dei direttori delle HR..  

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