Il primo summit italiano sui talenti

Rivolto agli esperti delle HR, ma con una valenza importantissima in Italia. Il Primo Sumnit italiano sui talenti ha ricordato che gli alti potenziali e i talenti sono merce rara, vanno curati, selezionati, apprezzati e fatti crescere. Prima che sia troppo tardi. Se vi interessa il tema, questa è la mia relazione introduttiva:

“Questo Primo Summit Italiano sui Talenti nasce dalla felice intuizione di Business International che, sulla scorta della recente indagine dell’Economist pubblicata nell’ottobre scorso, ha deciso di mettere a fuoco un tema fondamentale oggi nella gestione delle persone all’interno di organizzazioni e più in generale nell’economia, nel mercato del lavoro: la qualità delle risorse, il merito e la differenza.

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Ricerca di lavoro, IF e coraggio

Esiste un’ampia letteratura per manager che ricorda come spesso per affrontare una pianificazione strategica partendo da analisi di business intelligence sia molto utile introdurre ipotesi alternative e idee non standard che escono dal contesto delle regolari valutazioni e delle normali attese. Supposizioni e strade secondarie per rinnovare tradizioni, regole di management e cultura d’impresa, che potrebbero aprire vie a nuovi successi o sperimentazioni. Alcune teorie suggeriscono di adottare, quasi per gioco, il metodo “IF” (“e se?”). Optare cioè per la discontinuità e mettere un pizzico di fantasia quando si guardano i grafici di crescita.

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Nascono le “Talent Unconference”

First Annual Talent Unconference

Mentre in Italia ha preso piede il modello dei BarCamp si sta muovendo in California una seconda ondata di unconference, convegni non ufficiali, autogestiti e nati dal basso. Il tema centrale non è la tecnologia, ma il talento e la sua valorizzazione, una questione fondamentale per l’innovazione delle imprese, i percorsi di carriera e la giusta valutazione della conoscenza e delle competenze sui luoghi di lavoro. La First Annual Talent Unconference che si terrà all’Electonic Arts tra due giorni ha già messo in chiaro temi, obiettivi, opportunità e ovviamente anche i rischi, così riassunti:

The opportunity we see is: There is a huge opportunity for talent management functions to raise their profile and importance in their organizations – not just to support business strategies but to help drive them.

The problem we see is: We know how important talent is in our global, information-driven, innovation economy. Yet talent management departments are often called upon to fix the problems that are created vs. help avoid them in the first place. In the face of an increasingly complex global business and labor environment, how do we strategically use information and talent planning to turn this vicious cycle into a virtuous one?

Dibattito e iniziativa da seguire, assolutamente.

Il talento brizzolato

In coda all’interessante carrellata sulla strategia generale di Manpower nel mondo (da leggere!) The Economist riporta nell’articolo “The World of Work” un approfondimento sul tema dei talenti. Per Manpower occorre cercarli anche tra i lavoratori in età adulta. Come scovarli e valorizzarli? Facendosi aiutare dai pensionati e trovando il modo di farli andare d’accordo con i giovani manager!

In the longer run, a shortage of talent – exacerbated by demographic trends – is likely to create growing demand for older workers. Japan, Australia and Italy are expected to lead the way in embracing them. Manpower has formed a partnership with the American Association of Retired People to try to come up with ideas to see how it could operate in this field.

[..] Training methods will be needed to teach older people to use computers. Offices may need to be redesigned for the less agile. In Asia in particular, training will be needed to help older workers cope with having a boss far younger than they are – hitherto culturally unthinkable.

Il talento di non disturbare

Rosanna Santonocito sul Sole 24 Ore mette a fuoco ancora una volta, giustamante, il tema del talento e della difficile se non inesistente valorizzazione delle professionalità, vero lato oscuro delle imprese italiane. Nella bella intervista a Pier Luigi Celli si legge tra le affermazioni del direttore generale della Luiss:

Al di là dei talenti, le risorse umane sono commodity disponibili sul mercato in quantità, con un costo standard che tende al ribasso. Le aziende non sono disponibili a valorizzarle come fanno con i talenti, che però sono sempre scelti tra coloro che non disturbano“.