Welfare o “Pensionicrazia”?

Epifani Pezzotta AngelettiMarini dice sì, D’Alema no, Bertinotti sì, Dini no, Damiano sì, Padoa Schioppa no, Prodi sì. I sindacati si mettono di traverso, Confindustria non si sa, Rutelli si indigna perché i giovani tacciono [e lui che fa?]. Maroni e Tremonti gongolano per avere creato la gatta da pelare. Capezzone si inventa un Welfare à la carte.. Cgil, Cisl e Uil pensano di essere stati eletti portavoce del popolo (in realtà i loro iscritti che lavorano – e che non sono già in pensione – sono soltanto, per eccesso, un sesto della forza lavoro..).  Scrive opportunamente Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera (“Il trionfo dei veti“) a proposito dei sindacati:

[..] non possono sottrarsi al dovere di motivare le proprie posizioni con buoni argomenti e buoni dati, di giustificare ciò che propongono in chiave di «interesse generale ». Se mancano queste condizioni, perché un sistema democratico dovrebbe delegare responsabilità decisionali (o addirittura riconoscere potere di interdizione) a soggetti privi di legittimità elettorale, espliciti portatori di interessi particolari?

Nessuno riesce ad argomentare dignitosamente i pro e contro delle scelte politiche in gioco. Dignitosamente, non in maniera analitica, dico. Sono distanti anni luce dal Paese e dal mettere in campo una visione credibile del nostro futuro. Si percepisce soltanto una cosa: è lotta per il potere e per rivendicare la propria rappresentanza, non per migliorare il nostro sistema di Welfare (che, ricordiamolo, significa molte e molte cose, non solo pensioni per i 57 o 60enni). Senza contare la mancanza di un disegno complessivo [soprattutto da parte dei sindacati] che includa anche i giovani, sui quali ricadrà un macigno senza precedenti.

Una cosa è certa, in tutto questo caos: nessuno mi rappresenta.

Ultima modifica: 2007-07-06T15:01:57+02:00 Autore: Dario Banfi

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