Bologna e il laureato-precario

Quando si pensa alle Università più prestigiose d’Italia si considerano sempre due aspetti: 1) l’aderenza forte del sistema formativo al mercato del lavoro (= capacità di sfornare laureati molto richiesti dalle imprese); 2) la storia degli Atenei e la qualità del corpo docente che vi insegna.

Beh, il caso di Bologna dimostra oggi che il secondo aspetto può anche non essere correlato al primo.

Secondo Almalaurea 56 neolaureati su 100, a un anno di distanza dalla fine degli studi, diventano lavoratori atipici. In altre parole la maggioranza dei dottori bolognesi non riesce più a stabilizzarsi, a differenza di quanto avveniva soltanto pochi anni fa. (La fonte: Atipici e Atipiche in rete)

Ultima modifica: 2007-01-04T18:42:12+01:00 Autore: Dario Banfi

3 commenti su “Bologna e il laureato-precario”

  1. Beh, il dato, messo così, non dice molto.
    Cioè è generale, non parla di quali facoltà e a Bologna ce ne sono talmente tante che il concetto di “media” può essere fuorviante…

    Poi, ti dirò, sono laureata a Bologna da nove mesi e mezzo… e non ho un lavoro stabile, nel caso te lo stessi chiedendo! :-P

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  2. Hai ragione, è un dato generico, che ho riportato per indicare un trend generale.. Se cerchi analisi più specifiche puoi vedere le ricerche precedenti rilasciate da Almalaurea oppure l’indagine Istat del 2006 su “Università e Lavoro” che riporta dati su ogni Corso di Laurea con medie di tipo nazionale però..
    P.S. In bocca al lupo!

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  3. Dopo una laurea e un master, ora sono due anni che io e un collega cerchiamo lavoro. Niente. Solo qualche collaborazione pagata talmente poco da non coprire neanche le spese. Allora abbiamo avuto un’idea: un contratto da dividere per due

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